Droni: La responsabilità del venditore e del costruttore

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I droni sono un mercato in piena espansione la ricerca preme sull’acceleratore e le novità si susseguono a ritmo serrato. Ma la filiera produttiva in molti casi è ancora molto lontana dagli standard aeronautici, specialmente quando i droni non nascono da industrie ben strutturate ma  dall’abilità degli artigiani. Se qualcosa va storto, se il drone non vola come dovrebbe o addirittura fa danni, gli acquirenti sono tutelati? E come si devono comportare?

Di Francesco Paolo Ballirano, consulente legale di DronEzine 

La responsabilità del venditore e del costruttore.

Può accadere che il drone acquistato presenti difetti e malfunzionamenti tali da renderne difficile, se non impossibile l’uso, o peggio ancora, potrebbe persino accadere che a causa di tali malfunzionamenti (anche improvvisi) derivino danni a terzi.

In questi casi è importante capire sia come tutelare l’acquisto effettuato sia se vi possano essere margini di responsabilità a carico del venditore e del costruttore.

Appare opportuno precisare che facciamo riferimento a droni prodotti in serie, che possono essere usati sia come aeromodelli che come SAPR e che spesso vengono acquistati presso un rivenditore e non direttamente dal costruttore. In mancanza di norme speciali previste dal Codice della navigazione, la normativa di riferimento è quella “ordinaria” del Codice civile o, come vedremo, quella prevista dal Codice del consumo.

Anzitutto è fondamentale verificare se l’acquisto sia stato effettuato da un soggetto qualificabile come consumatore o meno. Questo perchè se l’acquisto del drone è stato effettuato da un soggetto per fini estranei alla propria attività imprenditoriale, (è il caso, per esempio, dell’acquisto “per uso ricreativo e sportivo” presente nella definizione di aeromodello) entra in gioco il Codice del consumo (D.lgs. 205/2006) che prevede una tutela molto più ampia e favorevole per il consumatore. Se invece l’acquisto è stato effettuato da persona fisica o giuridica per fini attinenti alla propria attività commerciale e imprenditoriale, è applicabile la disciplina del contratto di vendita prevista dal codice civile, che come vedremo, offre minor tutela.

Acquisto effettuato dal consumatore

 Il Codice del consumo stabilisce che il venditore ha l’onere di consegnare al consumatore il drone (o in generale il bene) conforme a quanto previsto dal contratto di vendita e dunque perfettamente idoneo all’uso. È una garanzia che la legge impone al venditore e non può essere in alcun modo ridotta o esclusa. In caso di difetto di conformità, e cioè quando il drone presenta vizi o dei difetti non previsti o che comunque ne rendano difficile o impossibile l’uso, il consumatore avrà la possibilità si scegliere varie strade da seguire, secondo la propria convenienza: la riparazione o sostituzione del drone, senza alcuna spesa aggiuntiva da parte del consumatore, o, in alternativa, ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto e quindi la restituzione del drone acquistato e il rimborso dei soldi spesi per acquistarlo.

Quando il consumatore avrà scelto di sostituire o riparare il drone, il venditore a sua volta si rivolgerà al costruttore. Sui tempi di riparazione e sostituzione il Codice del Consumo impone che il  venditore si attivi in tempi “congrui”, senza dare una definizione più precisa. Questo perchè il problema può essere anche complesso e pertanto le tempistiche di riparazione devono essere valutate in relazione al reale difetto di fabbricazione.

La garanzia legale dura due anni dalla consegna del drone e deve essere fatta valere dal consumatore entro due mesi dalla scoperta del difetto: è consigliabile conservare sempre la prova di acquisto (ricevuta fiscale o scontrino).

Acquisto effettuato da professionista

Quanto invece all’acquisto effettuato dai professionisti la tutela è sicuramente meno stringente rispetto a quella prevista per il consumatore e i rimedi esperibili sono quelli generali previsti dal codice civile. In tal caso l’art. 1490 del codice civile stabilisce che il venditore è tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all’uso a cui è destinata e ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore. La prima differenza fondamentale tra l’acquisto effettuato dal consumatore e dal professionista è che quest’ultimo non potrà reclamare al venditore qualsiasi difetto di fabbricazione ma solo quei vizi che siano tali da rendere estremamente difficile l’uso del drone. L’altra differenza fondamentale rispetto alla tutela accordata al consumatore è che in questo il professionista non  potrà chiedere la sostituzione o la riparazione del drone ma solamente la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo di acquisto per il diminuito valore del bene (art. 1492 codice civile). Anche le tempistiche di azione si riducono: la garanzia legale è di un anno e deve essere fatta valere entro otto giorni dalla scoperta del difetto.

Responsabilità del produttore in caso di danni a terzi

 Altra cosa di fondamentale importanza è capire cosa accade se a causa di tali difetti siano arrecati danni a terzi. Oltre alla copertura fornita dall’assicurazione, è importante capire se vi sono, in tali specifici casi,  profili di responsabilità per il costruttore. La dottrina e la giurisprudenza concordano nel ritenere che il costruttore dell’aeromobile risponda anche nei confronti dei terzi per i danni prodotti da vizi o difetti dell’aeromobile costruito. In alcuni casi è stato riconosciuto ai danneggiati il diritto di ottenere il risarcimento anche dal costruttore dell’aeromobile difettoso. Tali precedenti possono essere riferiti ai droni. Questa responsabilità extracontrattuale, (il costruttore e il danneggiato non hanno sottoscritto alcun contratto né hanno nessun rapporto negoziale) in assenza di norme specifiche del codice della navigazione, si ritiene generalmente fondata e regolata dalla  norma generale prevista dall’art. 2043 del codice civile è cioè la responsabilità derivante da fatto illecito, ossia l’obbligo di risarcimento che la legge impone a chi abbia causato un danno ingiusto a taluno. In questo caso il costruttore, che per sua colpa, abbia reso commerciabile un drone malfunzionante o comunque non conforme al modello certificato dall’ENAC non è esente da colpa, soprattutto quando da tali difetti di fabbricazione derivino danni a terzi. Ovviamente la responsabilità del costruttore va provata, e cioè bisogna dimostrare che i danni causati dal drone siano dovuti a difetti di fabbricazione o malfunzionamenti indipendenti dall’attività di manutenzione e di volo del pilota.

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