Quanto guadagna un pilota di droni? I risultati del sondaggio di AssoRpas, Fiapr e DronEzine

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Quanto vale il mercato dei servizi con i SAPR, dalle riprese matrimoniali ai sofisticati servizi per l’industria? Per scoprirlo, insieme alle maggiori associazioni di categoria, DronEzine ha promosso un sondaggio per accendere una luce su un settore di cui nessuno sa nulla. E i risultati sono sorprendenti.

1.CHI SONO I PILOTI DI DRONI?

IL SONDAGGIO ASSORPARS-FIAPR-DRONEZINE conferma una impressione che già avevamo: la stragrande maggioranza dei piloti sono uomini, le donne sono appena l’1% del campione. Un poco più sorprendente il fatto che il settore è, anagraficamente parlando, “maturo”: i giovani tra 18 e 25 anni sono davvero pochi, circa il 10%, mentre la fascia d’età più rappresentativa va da 36 a 45 anni, e i 46-55 enni sono (e non di poco) più dei 26-35enni. Le pochissime donne sono ancora più mature dei colleghi maschi, in maggioranza si posizionano tra i 46 e i 55 anni, anche se non mancano le “ragazzine” nella fascia 26-35 anni.

Non è un mestiere per giovani: i piloti con meno di 25 anni sono pochi, meno del 10% dei piloti. Quasi due piloti su tre hanno tra 36 e 55 anni. Le donne, rarissime, sono in media più mature dei colleghi uomini.

2. FAVORISCA PATENTE E LIBRETTO

La ricerca aveva come obiettivo l’uso professionale dei SAPR, quindi non sorprende che la grande maggioranza, quasi il 90%, di chi ha risposto al sondaggio abbia un attestato di pilota remoto oppure si sia qualificato come operatore di SAPR inoffensivi sotto i 300 grammi. Di gran lunga la situazione più diffusa è l’attestato VL, (Very Light, per droni fino a 4 kg) posseduto dal 55% del campione, mentre l’attestato L (Light, che consente di pilotare professionalmente i droni sopra i 4 e fino ai 25 kg) è appannaggio di quasi un quarto del campione, il 22%.  Ancora piuttosto debole la componente dei “trecentisti”, l’11% del totale, ma ciò riflette il fatto che i SAPR inoffensivi sono diventati comuni solo dall’estate scorsa, quando l’arrivo sul mercato del DJI Spark, drone credibile come macchina professionale e semplice da trasformare in “trecentino”, ha messo le ali ai piedi a questa categoria di SAPR. Da settembre poi circa il 60% delle nuove registrazioni a ENAC riguarda proprio SAPR inoffensivi, quindi c’è da pensare che in futuro questa componente crescerà parecchio. Curioso quell’1% di piloti che dichiara di possedere il (rarissimo) attestato di aeromodellista, probabilmente si tratta di sportivi che devono averlo per gareggiare.

Percentuale di trecentini (in blu) rispetto agli altri SAPR, mese per mese (dati ENAC)

 

3. HOBBY O LAVORO? I CONFINI RESTANO FLUIDI

Sono ancora sfumati i confini precisi tra lavoro e hobby: nonostante l’attestato, il 10% dei piloti usa il drone solo per hobby, poco più di un quarto lo usa esclusivamente per lavoro e in mezzo diverse gradazioni di hobbisti che arrotondano con qualche servizio e professionisti che non disdegnano di volare per divertimento. L’impressione generale che si evince da questi dati è che in tanti sono tentati dal trasformare la passione in un lavoro, ma non è facile per nulla.

Molto interessante il dato che tra chi tra usa il drone esclusivamente per divertimento, più del 40% ha un titolo ENAC, anche se non è richiesto per l’attività hobbistica e sportiva: si dividono equamente tra chi ha l’attestato VL e chi è operatore di trecentini. Ci colpisce un 4% di persone che ha addirittura un attestato Light anche se poi fa solo voli per divertimento. Ovviamente il numero di hobbisti con titolo ENAC è un dato sovrastimato a causa dei meccanismi del sondaggio che è rivolto agli operatori di SAPR, e non agli aeromodellisti in generale. E’ scontato che gli aeromodellisti senza attestati o titoli ENAC sia molto ma molto più grande del nostro campione.

3.1 Hobbisti, ma con l’attestato

Fa riflettere il dato che tra chi tra usa il drone esclusivamente per divertimento, più del 40% dei rispondenti ha un titolo ENAC, anche se non è richiesto per l’attività hobbistica e sportiva: si dividono equamente tra chi ha l’attestato VL e chi è operatore di trecentini. Colpisce un 4% di persone che ha addirittura un attestato Light (per droni tra 4 e 25 kg) anche se poi fa solo voli per divertimento. Si tratta di un dato sovrastimato senza valore statistico, a causa dei meccanismi con cui è stato proposto il sondaggio, che è rivolto agli operatori di SAPR e non agli aeromodellisti in generale, quindi il campione non è certo affidabile per analisi sugli aeromodellisti, mentre lo è per quanto riguarda i piloti di SAPR.

Una spiegazione per questa apparente contraddizione è che in molti evidentemente interessa volare dove agli hobbisti è vietato, per esempio nelle CTR e vicino a persone e infrastrutture, pur senza aver alcuna intenzione di usare il drone anche per lavoro. O magari lo faranno, ma in un futuro per loro ancora non prevedibile, o ancora l’attestato gli è rimasto nel cassetto per le difficoltà di trovare un lavoro.

3.2 Falsi professionisti, veri abusivi

Il rovescio della medaglia è la piuttosto nutrita pattuglia che ammette candidamene di usare il drone anche, prevalentemente oppure solo per lavoro ma non ha nessun titolo per farlo, non avendo né un attestato né essendo operatore di trecentini.
In questo caso il dato è verosimilmente sottostimato: ringraziamo questi piloti senza qualifiche per avere avuto il coraggio di essersi confessati a DronEzine, naturalmente protetti dall’anonimato, ma immaginiamo che siano molti di più gli abusivi che si son ben guardati di farci sapere i fatti loro, anonimato o no.

In particolare, nel campione sono senza attestato il 10% di chi vola per hobby e lavoro, percentuale che scende al 3,5% tra chi vola prevalentemente per lavoro e si riduce ulteriormente al 2,5% tra chi vola esclusivamente per lavoro. A proposito di faccia tosta, il 20% di questi “piloti”, uno su cinque, si lagna dell’abusivismo (!) verosimilmente solo quello degli altri, a meno che l’abusivismo (proprio e altrui) non sia altro che una strampalata scusa per lavorare fuori dalle regole.

Percentuale di piloti che lavorano senza un titolo ENAC (in grigio). Un dato verosimilmente sottostimato, visto che nonostante il sondaggio sia anonimo è scontato che molti non vogliano ammettere di essere abusivi. La cosa positiva è che via via che aumenta l’intensità di uso professionale del drone diminuisce drasticamente l’abusivismo. 

4. IO VOLO SICURO. E TU? MICA TANTO!

La legge, lo ricordiamo, impone che tutti i piloti di SAPR, anche gli operatori dei trecentini, debbano essere coperti da una polizza di responsabilità civile  “adatta allo scopo”. Traducendo dal legalese, significa che deve necessariamente trattarsi di una polizza aeronautica, essendo i SAPR aeromobili, a differenza degli aeromodelli che non lo sono e per loro non c’è nessun obbligo assicurativo, quindi chi voil esclusivamente per hobby può anche non assicurarsi, mentre chi vola per lavoro oltre all’attestato (o al riconoscimento come operatore di trecentini) deve avere anche una polizza in corso di validità. Scorporando quindi dal sondaggio coloro che hanno dichiarato di volare solo per hobby, vediamo come l’obbligo assicurativo non è preso del tutto sul serio: l’11% dei piloti che volano anche, prevalentemente o solo per lavoro  infatti o non è assicurato del tutto oppure ha polizze assolutamente inadeguate, come le polizze del capofamiglia, polizze per hobbisti o altre polizze professionali non aeronautiche.

Gli operatori di trecentini sono più coscienziosi della media, solo l’8,5% evade l’obbligo assicurativo, i più “distratti” sono gli operatori con attestato VL, qui a evadere sono ben il 13,5%, in mezzo i piloti dei droni più pesanti, con attestato L, dove l’evasione assicurativa è dell’11%.

Evasione dell’obbligo assicurativo per categoria (in blu): più disciplinati gli operatori di trecentini, seguiti dai piloti con attestato L, ultimi della classe i piloti VL.

Aeromodellisti assicurati (in rosso): uno su quattro ha una polizza RC, anche se la legge non li obbliga.

Interessante notare che gli hobbisti, che non sono tenuti per legge ad assicurarsi, sono invece spesso assicurati con polizze generiche o specifiche nel 27% dei casi. Come dire che un aeromodellista su quattro è conscio del rischio insito nell’attività di volo e si assicura anche se nessuno lo obbliga a farlo, per proteggere la sua famiglia e il suo patrimonio da eventuali danni che potrebbe fare nella pratica dell’hobby.
Tra i motivi indicati da chi usa il drone per lavoro e non lo ha assicurato, il più gettonato è “non volo spesso“, il che semmai è un’aggravante perché lo scarso allenamento non protegge dagli incidenti, anzi, contribuisce a crearne. Il secondo motivo è che l’“assicurazione è troppo cara“, il che spiega anche come mai i trecentisti siano i più ligi con l’assicurazione, visto che i premi per una polizza per un drone inoffensivo è meno della metà di quello richiesto per un SAPR categoria VL. Infine, e questo è davvero sconcertante, la terza motivazione in ordine di importanza è “Non sono a conoscenza di obblighi in tal senso“. Se pensiamo che in maggioranza a rispondere con questa disarmante affermazione sono i piloti con attestato L e VL (e qualche abusivo), viene da chiedersi cosa mai insegnino nelle scuole di volo, se danno l’attestato a gente che non sa nemmeno che deve assicurare il suo SAPR.

Le motivazioni di chi vola senza assicurazione (solo piloti e/o operatori con obbligo legale di assicurazione RC)

5. POCHI ASSUNTI, TANTI FREELANCE

Se i piloti sono maturi dal punto di vista anagrafico, il settore è ancora molto giovane, e di conseguenza è difficile trovare un lavoro stabile come pilota di droni. Di fatto, solo il 3% del campione è assunto come pilota, a cui si aggiunge un altro 6% di lavoratori regolarmente assunti con altre qualifiche ma che usano il drone per i loro compiti d’ufficio. Insomma, i contratti “stabili” non arrivano al 10%. Il grosso dei piloti si divide quindi tra piloti freelance, che offrono ai clienti il pilotaggio del drone, che sono poco meno di un quarto del totale, mentre la parte del leone (quasi il 70%) la fanno i professionisti (fotografi, topografi, agricoltori, geometri, installatori di pannelli fotovoltaici, tecnici edili  eccetera) che usano il drone nel loro lavoro quotidiano.

Una situazione fluida, che si riflette anche sul fatto che sono ancora sfumati i confini precisi tra lavoro e hobby. L’impressione generale che si evince da questi dati è che in tanti sono tentati dal trasformare la passione in un lavoro, ma non è facile per nulla. Anche perché molte delle aziende sono giovanissime:

6. Quanto guadagna un pilota di droni?

Questa impressione si rafforza andando a vedere più in dettaglio qual è il fatturato dei professionisti e delle aziende che operano nel settore dei droni. La grande maggioranza, il 62%, non arriva a 5 mila euro, e l’85% del campione di ferma entro 15 mila euro di fatturato annuo: cifre che identificano una galassia di semiprofessionisti che arrotondano i guadagni con il drone, appassionati che muovono i primi passi nel settore, e aziende in fasce che cercano una loro collocazione in un mercato difficile. Ciò non toglie che ci siano realtà che mettono a segno fatturati interessanti, il 4% del campione fattura oltre 100 mila euro/anno, e un altro 7% si pone tra 20 e 50 mila euro all’anno, cioè non ci diventa ricco ma ci vive dignitosamente. Anche se in un mercato così competitivo, una manciata di aziende e professionisti (quel 4% che fattura oltre 100 mila euro all’anno) si mangiano quasi tutta la torta, lasciando le briciole agli altri.

6.1 Più grosso è il drone, più grosso è il fatturato

Molto interessante è vedere come si distribuisce il valore in percentuale a seconda dell’attestato del pilota: dalla tabella sottostante balza all’occhio come le aziende e i professionisti che usano macchine più pesanti, da 4 a 25 chili (attestato L) abbia fatturati mediamente superiori, seguito da chi ha il VL (droni da 300 grammi a due chili) e fanalino di coda i trecentisti:

Attestato LAttestato VLTrecentini
<5000

38

66

82

5000-10.000

11

23

9

11.000-15.000

8

7

5

16-20.000

4

0,5

5

21-30.000

9

0,5

0

31.000-50.000

11

0

0

50.000-75.000

6

0

0

Oltre 100.000

13

2

0

 

 

In particolare, ben il 90% dei trecentisti non arriva a 5 mila euro di fatturato, e in genere si fermano al massimo a 20 mila euro. Invece chi ha l’attestato VL nel 30% dei casi sta tra 5 e 15 mila euro e arriva, sia pur molto di rado, a 30 mila euro. Salvo una manciata di situazioni particolari (meno del 2% del totale) che sfonda il tetto dei 100 mila euro, ma verosimilmente si tratta di professionisti ben radicati nel loro mestiere che usano anche i droni leggeri come una marcia in più per la loro attività. I possessori dei droni più grandi, con attestato L, sono ben rappresentati in tutti gli scaglioni di fatturato, oltre il 60% di loro supera i 5 mila euro all’anno e ben il 13% di queste realtà supera i 100 mila euro. Un quarto di queste realtà sta nella fascia che permette guadagni interessanti, tra 16 e 50 mila euro: la ricchezza è lontana, ok, ma ci si può vivere

Una possibile spiegazione a questa correlazione positiva tra dimensioni e fatturato è che i droni più leggeri sono verosimilmente usati da molti più per hobby che per lavoro, mentre è difficile che un hobbista, per quanto evoluto, faccia riprese private con un mostro da 15 chili.

7. AZIENDE GIOVANI, ISOLATE E SPAVENTATE

Il 75% delle aziende che lavorano nel settore dei servizi con i droni è di recentissima costituzione, non hanno più di tre anni, con una notevole accelerazione proprio a partire dal 2015,l’anno successivo a quello in cui è entrato in vigore  la normativa Enac sugli aeromobili a pilotaggio remoto.

Costituzione delle aziende di servizi con SAPR anno per per anno

L’impressione che emerge dall’analisi dei dati è quella di aziende senza molta maturità professionale: nel 44% dei casi, il lavoro con i droni è la prima esperienza professionale degli operatori del settore.  Oltretutto due terzi degli operatori non aveva alcuna formazione da aeromodellista prima di lanciarsi nel settore dei droni, e si trova piuttosto isolato, visto che solo l’8% del campione fa parte di una associazione di categoria.

insomma il quadro che emerge non è certo roseo: guadagni risicati, isolamento, aziende giovani e spesso con poca esperienza fanno capire quanto lavoro ci sia ancora da fare per far crescere in maniera robusta il settore dei servizi con i SAPR. un futuro che fa abbastanza paura, perché  Le difficoltà di questo mercato sono tante e nettamente percepite da chi con i droni ci lavora, per l’80% del campione quello dei droni è un mercato difficile, e le difficoltà maggiori sono in primo luogo l’abusivismo, segnalato come serio problema dal 47% dei rispondenti, seguito a distanza dalla difficoltà di far capire ai clienti l’importanza dell’uso del drone nella loro attività, problema che affligge quasi un terzo del campione. Per un altro terzo dei rispondenti i problemi principali si dividono equamente tra difficoltà burocratiche nell’ottenere le autorizzazioni per le operazioni specializzate,  limiti legali troppo pesanti nell’uso dei droni e i costi operativi dovuti alla burocrazia, per esempio i famigerati 94 euro per ottenere un Notam.

NOTA METODOLOGICA: Il sondaggio è stato realizzato su un campione di 300 piloti di SAPR operanti in Italia, su una popolazione complessiva di circa 6 mila persone, selezionate utilizzando gli archivi di DronEzine, AssoRpas, Fiapr e Cabi Broker, integrati con risposte spontanee di lettori di DronEzine.

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