Perché è L’Enac, e non l’Europa, a occuparsi di piccoli droni

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Di Francesco Paolo Ballirano*
*Consulente legale di DronEzine

La normativa dei piccoli droni è stata affrontata ciascun Stato membro dell’Unione Europea in forma del tutto autonoma e senza alcun tipo di coordinamento. Lo stupore degli operatori, senz’altro giustificato, riguardo alla mancanza di un quadro unico a livello europeo, offre l’occasione per parlare della presenza e del ruolo di Enti sovranazionali operanti in Europa civile e dello sforzo di creare una disciplina comune a tutti gli Stati membri dell’Unione Europea.

La necessità di fornire all’aviazione civile europea regole ed organismi di carattere sovranazionale si è concretizzata il 15 luglio 2002 con la pubblicazione del Regolamento CE n.1592/2002 (poi sostituito dal Regolamento CE 216/2008), tale Regolamento comunemente definito “Regolamento Basico” è di importanza fondamentale per comprendere la normativa nazionale ed europea nel settore dell’aviazione civile.

Il Regolamento Basico

Il Regolamento CE 216/2008 “regole comuni nel settore dell’aviazione civile e che istituisce un’Agenzia europea per la sicurezza aerea, e che abroga la direttiva 91/670/CEE del Consiglio, il regolamento (CE) n. 1592/2002 e la direttiva 2004/36/CE”, obbliga gli stati membri dell’Unione Europea ad adottare regole comuni nel settore dell’aviazione civile aventi come scopo il raggiungimento di elevati livelli di sicurezza e compatibilità ambientale nonché il libero scambio di merci, prodotti e servizi. Tale regolamento definito “Regolamento Basico” (Basic Regulation) definisce gli obiettivi da perseguire e stabilisce che le relative modalità attuative vengano dettagliate in regolamenti di secondo livello adottati dalla Commissione Europea definiti “Regole di implementazione” (Implementation Rules).

L’EASA e la prevalenza del diritto europeo su quello nazionale

In questo più ampio progetto di integrazione, non poteva mancare, per ragioni di uniformità, l’istituzione di un organismo dedicato al settore aeronautico avente anche specifiche competenze sovranazionali: L’EASA (European Aviation Safety Agency o Agenzia europea per la sicurezza aerea) è l’organismo dell’Unione Europea al quale sono stati affidati specifici compiti di regolazione e di sorveglianza sulla sicurezza aerea.

Le caratteristiche di istituzione e le funzioni attribuite consentono all’EASA una efficacia superiore rispetto alle autorità dell’aviazione civile nazionali soprattutto per l’immediata obbligatorietà delle norme emesse, sia per la possibilità di sanzioni dei paesi non in conformità. Infatti, se da un lato essa fornisce consulenza tecnica all’Unione Europea nella stesura dei regolamenti e nella conclusione di accordi internazionali riguardanti la sicurezza aerea, dall’altro ha assunto, a partire dal 28 settembre 2003, alcune funzioni operative prima svolte dalle autorità aeronautiche dei paesi membri, mentre per le altre attività (rilascio dei Certificati di Navigabilità, approvazione delle imprese di produzione e di manutenzione, rilascio delle licenze al personale di manutenzione, approvazione delle organizzazioni di addestramento, ecc.) la responsabilità resta alle Autorità Aeronautiche nazionali sotto la supervisione dell’EASA (Art.16).

Tale preferenza, grazie alla generale superiorità sancita dai Trattati istitutivi dell’Unione della normativa europea su quella nazionale, è data dal fatto che le regole EASA sono direttamente applicabili da qualsiasi cittadino di ciascun stato membro o, al più, a tali regole devono guardare le autorità dell’aviazione civile di ciascun stato membro per l’attuazione concreata delle stesse all’interno del proprio territorio nazionale. Ne consegue, quindi, che in caso di contrasto tra la regolamentazione EASA e quella ENAC, prevale quella di derivazione europea (si veda, ad esempio, l’articolo sulle certificazioni mediche aeronautiche.

La competenza delle singole autorità aeronautiche nazionali sui droni con massa operativa non superiore a 150 kg. Far West Europeo?

Il Regolamento ENAC, all’art. 2, stabilisce che ai sensi del Regolamento Basico sono di competenza ENAC i SAPR di massa massima al decollo non superiore a 150 kg e tutti quelli progettati o modificati per scopi di ricerca, sperimentazione o scientifici. Tale richiamo è dovuto al fatto che Regolamento Basico (allegato II) dispone che non rientrano nel suo campo di applicazione, tra l’altro, gli aeromobili non pilotati aventi tale massa operativa In sostanza il Regolamento Basico introduce un limite all’attività di standardizzazione a livello europeo. Ne discende, quindi, che sui droni aventi peso al decollo inferiore ai 150 kg, la competenza “normativa” appartiene a ciascun paese membro. Ecco il perchè del Regolamento ENAC sugli aeromobili a pilotaggio remoto e la differente regolamentazione degli altri paesi dell’Unione Europea.

Ciò nonostante, è difficile dire che la normativa sui droni è di esclusiva competenza dell’ENAC e che l’Europa non incida sul regolamento ENAC ed in generale sull’utilizzo dei droni. Le certificazioni mediche aeronautiche richieste, ad esempio, rimandano al Regolamento Aircrew, così come l’obbligatorietà dell’assicurazione, prevista dall’art. 20 del Regolamento ENAC o ancora, i certificati di tipo ristretto o di omologazione richiesti per i droni. Sebbene vi siano richiami alla normativa di rango europeo, il Regolamento Basico permette comunque un margine di competenza ampio per le autorità nazionali sulla regolamentazione dei droni con peso inferiore ai 150kg, con l’evidente difficoltà di poter svolgere attività di volo in più paesi dell’Unione, il che si pone in evidente contrasto con l’idea di mercato comune e di libera circolazione di mezzi, persone e servizi all’interno dell’Unionone Europea.

L’auspicio, a prescindere da quanto stabilito nel Regolamento Basico, è quello di costruire un quadro normativo comune anche per i droni con massa operativa inferiore ai 150 kg, che rappresentano ormai la parte più numerosa e rilevante del mercato. 

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