Come sono fatti i droni che illumineranno Torino domenica sera

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I Torinesi domani sera potranno godere di uno spettacolo unico in Europa: al posto dei classici fuochi artificiali, una formazione di 200 droni equipaggiati da potentissimi fari a led multicolori disegneranno coreografie mozzafiato nel cielo del capoluogo piemontese.  E sarà record: non solo è la prima volta che i droni Shooting Star di Intel si esibiscono in pubblico in una città europea, ma sarà anche lo show più lungo mai realizzato: almeno 12 minuti, ma si parla anche di 14. Ecco come sono fatti

Mai visti in pubblico in Europa, il piccolo quadricottero Shooting Star è il primo drone al mondo sviluppato esplicitamente per volare in formazioni di centinaia e centinaia di esemplari, specialmente di sera e di notte, per creare giochi di luci e colori nel cielo. A Torino ne vedremo una formazione di ben 200 esemplari, lontano dal record di 1500 stabilito (senza pubblico) alle olimpiadi invernali di PeyongChang, ma comunque abbastanza da riempire per bene il cielo sopra Piazza castello.

I droni sono completamente autonomi nel loro volo, controllati attraverso un computer da un singolo operatore. Come è evidente, far volare centinaia di droni tenuti in aria solo da una nuvola di bit è una operazione che può diventare rischiosa. E quindi i droni Intel sono costruiti principalmente per essere estremamente sicuri, oltre che economici, almeno se presi uno per uno (anche se Intel non rivela il prezzo per unità). La prima chiave della sicurezza, secondo Intel, è la leggerezza. Ogni esemplare pesa appena 330 grammi, in ordine di volo: poco più di un pallone per pallavolo. A tenerlo in mano da davvero una sensazione di incredibile leggerezza e di sicurezza, grazie anche ai paraeliche che sono una efficacissima gabbia di protezione completa, niente a che vedere con gli improbabili baffi di carbonio tipici dei trecentini inoffensivi, che comunque non hanno assolutamente nulla a che vedere con gi Shooting Star, non sono nemmeno lontani parenti al di là delle dimensioni e masse comparabili. A proposito, le dimensioni sono leggermente superiori a quelle di un DJI Phantom, più o meno: 384 x 384 x 93mm e e eliche sono da 6 pollici. Occhi puntati sul meteo dunque, visto che lo spettacolo può riuscire solo se non c’è troppo vento: il massimo è 10 metri al secondo, 36 km/h.

Uno spettacolo mai visto. Ma c’è chi brontola

Shilpa Patel, program manager Intel della squadra droni che va in giro per il mondo a portare gli show dei droni luminosi

I Torinesi saranno quindi i primi europei a potersi godere questo spettacolo rarissimo nel mondo. Una opportunità che se da un lato genera curiosità, dall’altro non sono mancate le polemiche. Sul costo dello show, innanzitutto: cifre ufficiose parlano di 200 mila euro, che il Comune di Torino assicura siano state coperte dagli sponsor privati. Circa quattro volte di più rispetto a un tradizionale e ben collaudato show di fuochi artificali. Un costo ancora alto giustificato sia dalla complessità tecnica, c’è un solo team al mondo che si occupa degli Shooting Star e viaggia da un continente all’altro (per la verità finora solo America e Asia)  sia dalle difficoltà normative: Giuseppe Carrabba, l’uomo Enac che si è occupato delle autorizzazioni, rivela che il tavolo è stato aperto l’8 marzo scorso e si è concluso solo a tarda notte del 21 giugno, giusto in tempo per la presentazione ufficiale dello show. Ovvio che quando c’è di mezzo una pubblica amministrazione la polemica scivola inevitabilmente sul versante della polemica politica. Ma la novità intriga, e in tanti ci si buttano anche in modo un po’ naif: come il sito della Stampa, il giornale di Torino, che chiede con un sondaggio ai torinesi se per San Giovanni preferiscono i droni o i fuochi. Chissà come si può dare una risposta sensata a un sondaggio insensato, visto che i fuochi li abbiamo visti tutti e a tutti piacciono, mentre i droni non li ha ancora visti nessuno e quindi come facciamo a sapere se ci piacciono o no? Un pò come chiedere a me se dopo cena preferisco la solita torta della nonna o il palusami delle isole Samoa. E che ne so io del palusami, magari è buonissimo, magari è orrendo. Va da sé che finora i fuochi conducono alla grande, ma ci piacerebbe che La Stampa poi facesse la stessa domanda lunedì, quando almeno i suoi lettori sapranno di che stiamo parlando invece di essere costretti a cliccare a casaccio.

Lo scafo è in schiuma poliuretanica e non contiene nessuna vite, che potrebbe graffiare qualcuno nel malaugurato caso in cui dovesse cadere sugli spettatori. Le eliche, che sono la cosa più pericolosa in qualsiasi drone, grande o piccolo,  sono protette da efficaci gabbie protettive. Il drone è progettato per volare in ogni290_inteldronestartempo, quindi è anche a prova di pioggia, anche se non sappiamo quanto questo sia effettivamente utile visto che gli spettacoli serali all’aperto si fanno quando fa bello, ma può sempre succedere che il tempo si metta al brutto quando i droni sono già in volo. Possono sostenere venti fino a 36 km/h, mentre la velocità operativa in formazione è piuttosto bassa, poco più di 10 km/h. In queste condizioni, l’autonomia è di 20 minuti, adeguata per uno spettacolo. Il payload è costituito dalle luci a LED ad alta potenza integrate nel quadricottero, che possono creare 4 miliardi di tonalità di colori diversi mescolando le sorgenti  RGBW (red, green, blue e white) e il centro di controllo è specializzato unicamente per fare show di luci.

Secondo Intel, l’intera sequenza può essere creata in pochi giorni. Il segreto sono gli algoritmi sviluppati dalla stessa Intel per automatizzare la creazione delle coreografie: si carica un’immagine del “palcoscenico” dove avverrà lo show e il software calcola automaticamente quanti droni saranno necessari per ottenere il risultato volto, calcola la posizione individuale di ogni macchina e generando la rotta per disegnare il percorso voluto ne cielo. “Fino ad oggi, gli animatori dovevano creare a mano le rotte per ogni singola macchina”. dicono in Intel.

La schermata di controllo degli ShootingStar

Prima del decollo, il programma fa un check completo del percorso disegnato di coreografi, verificando che la batteria di ogni macchina sia sufficiente per portare a termine lo show, che nessun drone finisca in una zona d’ombra GPS, che le rotte non si intersechino in modo pericoloso eccetera. Un solo computer e un solo operatore basta per tutta la flotta, anche se s tratta di centinaia di droni alla volta. Il software dello spettacolo di luci conduce anche un controllo completo della flotta prima di ogni volo ed è in grado di selezionare i migliori droni da utilizzare in base allo stato delle loro batterie, della ricezione del segnale GPS e altri parametri. numero di droni che compongono la flotta dipende dall’animazione che è necessario realizzare nel cielo e può variare da un centinaio a molti di più. Per ora il record è 1500, a Torino ce ne dovremo far bastare 200.

Non è sempre festa

La tecnologia impiegata negli spettacoli di luci con i droni può essere applicata ad altri campi, tra cui quello della ricerca e soccorso, in cui molteplici droni possono cercare un escursionista che si è smarrito, o applicazioni commerciali per ispezioni di grandi infrastrutture, riducendo i tempi di ispezione e migliorando l’efficienza. Guardando al futuro, il concetto di luci volanti e la possibilità di utilizzare i droni in ambienti chiusi – compresi stadi, teatri e altri ambienti interni dove i segnali GPS per il posizionamento non sono disponibili – hanno portato Intel  a sviluppare nuove funzionalità per far volare una flotta di droni anche in spazi indoor. “In Intel continueremo ad espandere i confini della tecnologia dei droni, accelerando l’adozione di droni commerciali per la trasformazione aziendale e facendo proliferare questa nuova forma innovativa di intrattenimento” ci dicono i portavoce della multinazionale americana.

 

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