Att4ck, un sistema anti drone da 50 Euro che mette a terra il TELLO

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I droni spopolano ovunque, non passa giorno o momento che non se ne veda uno. Siano esse immagini trasmesse da un fiction televisiva, da un notiziario, da un film, da un documentario o nella vita reale di tutti i giorni. Magari proprio in spiaggia mentre si sta curando l’abbronzatura.

I più avvezzi riconosceranno immediatamente il tipico ronzio del drone che vola sulle teste dei bagnanti, e per inciso non possono farlo ne gli appassionati che volando per diletto durante la stagione estive, ne i professionisti autorizzati – a causa di un probabile baco della normativa che regola il volo dei SAPR (i droni usati per lavoro).
Spesso sulle pagine della nostra rivista o del nostro blog abbiamo trattato l’argomento anti drone.
Siano essi speciali fucili portatili e spalleggiabili che emettono un fascio di radiofrequenza o altri sistemi dotati di reti da sparare in direzione del drone, in ogni caso sono sistemi dedicati a proteggere un palazzo governativo, un carcere, una manifestazione; insomma i sistemi anti drone servono da deterrente e sopratutto per bloccare il volo del drone intruso che si trova in una aerea dove non dovrebbe e potrebbe stare.

Sistemi anti drone per proteggere edifici sensibili, carceri, palazzi governativi o aeroporti

Anche le aziende più famose e produttrici di droni, parliamo in questo caso della cinese DJI Innovation, producono sistemi in grado di rilevare entro un raggio di svariati chilometri dove stia volando un certo drone e addirittura di che modello si tratti. Per il momento il sistema Aeroscope – così si chiama il sistema di tracking e identificazione dei droni – non emette alcuna radiofrequenza e si limita a segnalare all’operatore di una incursione in uno spazio aereo non autorizzato.
Ma nulla vieta che in un prossimo futuro possano essere messe in atto opportune contromisure per bloccare o far atterrare il drone spione.

In Italia Franceso Runci un esperto di sicurezza informatica, si è mosso in una direzione simile, progettando e testando proprio in questi giorni un sistema anti drone in grado di attaccare con una serie di bit il protocollo di trasmissione che regola il pilotaggio remoto. Bucare o rendere inutilizzabile quindi il trasmettitore cioè  il radiocomando del drone.

Come funzionano nella maggioranza dei casi i sistemi anti drone

Gli esperti di securiry e sopratutto di anti terrorismo, temono moltissimo l’impiego di droni per portare sostanze chimiche, radioattive o piccoli esplosivi. Non più tardi di una settimana fa in Israele sono stati lanciati gas lacrimogeni da un drone esacottero pilotato remotamente.
Viene da se pensare che ci sia un grande interesse sia per l’impiego benefico dei droni, sia per quello maligno.
Una guerra tra guardie e ladri che banalmente vede impegnati sia su un fronte sia sull’altro esperti del settore.
Ma come funzionano i sistemi antidrone?

Principalmente i sistemi che utilizzano la semplice radiofrequenza, di fatto emettono onde radio molto potenti che inibiscono o meglio rendono “sordo” il drone nel ricevere i comandi impartiti dal controller. Il nome di questi dispositivi in gergo è Jammer e ce ne sono di diverse misure, anche portatili, con diverse potenze e abbinati o meno a una serie di antenne esterne per aumentarne la portata e l’efficacia.
Il loro uso è illegale nella maggior parte dei paesi, ma come si scriveva poc’anzi, le autorità governative evidentemente sono esenti da questi divieti. In caso di spostamenti di personaggi pubblici di importanza nazionale, non è raro non riuscire ad usare i cellulari o altri apparecchi radio accecati da jammer professionali nelle zone di passaggio del convoglio.

Att4ck il sistema anti drone che abbatta il TELLO

Il sistema di Runci invece, lavora a livello informatico, sniffando indirizzi MAC address ed eseguendo una serie di procedure atte a saturare non la banda radio, ma il protocollo stesso.
Tradotto in linguaggio non informatico, sarebbe come se in una stanza dove avviene un colloquio verbale  tra due persone distanti qualche metro da loro si inserissero altre due o cinque persone e tutte rivolgessero domande a uno dei due interlocutori. Viene da se immaginare che il colloquio tra le due persone sarebbe inevitabilmente interrotto.
Stessa cosa per le comunicazioni radio tra il controller e il drone che non ricevendo più alcun comando sarebbe costretto a ritornare a casa qualora avesse un sistema di Return To Home attivato e collegato al GPS o atterrerebbe sul posto immediatamente o a batteria scarica.

I dettagli del sistema drone che costringe a terra il drone Ryzetech TELLO

Vediamo una anteprima dell’articolo di Francesco Runci che spiega tecnicamente come avviene il suo attacco hacking nei confronti del controller, in questo caso uno semplice smartphone e il drone, un Ryze TELLO.

Riportiamo qualche riga dell’articolo scritto sul suo blog e che vi invitiamo a leggere per un approfondimento

“Att4ck si basa sull’idea di fondo che i Droni che conosciamo tutti, utilizzino per comunicare a lunghe distanze delle frequenze Wireless (2,4Ghz o 5 Ghz), ed è quindi ovvio che tra il telefonino( e/o telecomando) e il Drone, sussiste un collegamento Wireless tale per cui lo stesso può ricevere comandi ed inviare delle risposte ( magari anche video e foto, dipende dal drone ).

Quindi se il Drone ed il Telecomando avranno una sorta di collegamento Wireless è pur vero che è possibile, interferire in questo collegamento o addirittura bloccarlo; la domanda è come??

L’idea mi è venuta dai comuni attacchi di deuth eseguiti ai router wireless da parte del tool ormai noto aircrack-ng.”

 

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