Droni e arte: intervista a Veronica Gaido

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Di Stefano Turi

Veronica Gaido (nella foto con Umberto Buratti e Giulio pastore) pensa alla fotografia fin da quando aveva 12 anni e sua madre le regalò la prima macchina fotografica, una Nikon 601 che conserva ancora oggi. Già a quell’età ha iniziato a lavorare come assistente di un fotografo di Massa per cui ha trascorso l’adolescenza in camera oscura ad apprendere i primi rudimenti e ad imparare a destreggiarsi con le luci. Poi si è iscritta all’Istituto Italiano di Fotografia e terminati gli studi ha cominciato a lavorare al Superstudio13 di Milano.  L’abbiamo incontrata per farci raccontare qualcosa in più del suo ultimo progetto “Through The View” (fino al 30 agosto presso Spazio Palazzo Quartieri, Forte dei Marmi), una mostra che raccoglie le più belle immagini di Forte dei Marmi realizzate attraverso l’utilizzo di un drone.

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Artista, ritrattista e fotografa di moda, Veronica collabora con i più importanti brand di moda e case editrici nazionali dai primi anni novanta che la portano a New York e Miami per le prime campagne pubblicitarie anche se, il suo occhio, va oltre dedicandosi al ritratto che la porta ad un lavoro di ricerca più intimistico.

Nel 2001 collabora con la Biennale di Venezia di Harald Szeemann per il Bunker Poetico di Marco Nereo Rotelli. Nell’agosto del 2002 esordisce con la sua prima mostra “Sabbie Mobili” presso Massimo Rebecchi a Forte dei Marmi curata da Maurizio Vanni.

Dopo l’esperienza fotografica, Veronica Gaido sente l’esigenza di esplorare nuove prospettive utilizzando un “drone” per riprese aeree dedicandosi alla creazione del video della Fondazione Henraux e Henraux che presenterà alla Triennale di Milano nel 2012. Nello stesso anno, la fotografa fa parte della giuria Premio Fondazione Henraux, presieduta da Philippe Daverio, creando il progetto “Consapevolezza della Materia” che esporrà a Paris Photo.

Nel 2012 inizia un tour tra India, Bangladesh e Africa che darà luce al progetto “Atman” curata da Enrico Mattei e Roberto Mutti per iniziare una mostra itinerante che toccherà Pietrasanta, Milano, Londra, Parigi e New Delhi.

Cos’è per te la fotografia?
È il mio modo di vivere. Attraverso le immagini cerco di indagare lo stato d’animo delle persone. È anche un modo per documentare il passaggio del tempo. Nella mia fotografia sono molto lineare e tendo a suddividere tutto in linee verticali e orizzontali anche se poi nella realtà sono una persona disordinata; in questo senso la foto rappresenta un ordine in successione attraverso il quale attesto il cambiamento.

 Da quanto tempo usi i droni per fotografare?

Ho sempre avuto una fissa per il volo e le visioni aeree e mi sono appassionata ai droni e ai velivoli vari insieme al mio socio, Luca Acerbi, che ha ottenuto  anche il “patentino” in UK nel 2010, dopo un duro addestramento.

Che tipo di fotocamere montano?

Il gimbal del drone (lo chassis stabilizzato dove collochiamo la fotocamera) può ospitare diversi modelli di camere per un peso massimo di circa 3kg. Abitualmente usiamo delle fotocamere mirrorless che assicurano una buona qualità fotografica e sono di dimensioni e peso ridotti, consentendo tempi di volo più lunghi in quanto minore è il peso, meno energia viene consumata.

Mi dai qualche info sulle caratteristiche del drone? è un modello commerciale adattato o fatto appositamente?

E’ un modello commerciale di una delle aziende produttrici più famose al mondo nella produzione di multirotori: DJI Innovation. Abbiamo scelto una configurazione che consentisse la giusta affidabilità e flessibilità in diversi ambienti operativi. L’assemblaggio, la messa a punto e il collaudo sono stati effettuati da un rivenditore DJI autorizzato, che cura anche la manutenzione. Come strategia non ci affidiamo al fai da te, è bene scegliere il meglio e rivolgersi a chi può garantire massima affidabilità ed esperienza lasciandoti concentrare sulla fotografia e non sulle questioni tecniche.  In questo ambito procedere a tentativi non è una buona strada da seguire, specialmente per un discorso di sicurezza e lo dimostrano le regolamentazioni in vigore da Febbraio che hanno messo al bando i tanti “improvvisati piloti”. Noi siamo già in contatto con Enac e ogni volta  che lavoriamo in luoghi pubblici avvertiamo le autorità, chiarendo sempre quali sono lo scopo delle riprese, i tempi e le modalità di impiego, così come è successo a Forte dei Marmi per la mia mostra “Through the view”. Nel corso di questi anni abbiamo fatto fotografie e video in location fantastiche ma estremamente difficili da gestire come Piazza San Marco a Venezia, Piazza del Battistero o Piazza Santa croce a Firenze.

 Cosa dicono le persone che ti vedono fotografare con un mezzo così…insolito?

Questo è un aspetto importante. Tutto deve essere organizzato, soprattutto nel caso in cui il drone venga utilizzato in contesti in cui sono presenti persone. Siamo contrari all’utilizzo di questi mezzi “all’arrembaggio” come purtroppo è stato fatto spesso con voli su piazze o spiagge, in modo dissennato e pericoloso. Chi pilota un drone impiega procedure ben precise per la gestione della sicurezza e questo anche prima che entrasse in vigore in Italia la regolamentazione ENAC. Perciò nel caso in cui la zona di sorvolo coinvolga delle persone, esse devono essere tenute ad una debita distanza e avvisate  onde evitare situazioni potenzialmente pericolose. Seguendo sempre tali regole basilari non abbiamo mai avuto problemi o inconvenienti, ma siamo rimasti colpiti dall’interesse e dalla curiosità che le persone ci hanno dimostrato.

 

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