Droni e privacy

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Prosegue il dialogo dell’esperto legale Francesco Paolo Ballirano che risponde ai dubbi legali degli associati a DronEzine. Oggi ci occupiamo di privacy: cosa succede se un drone riprende ciò che non dovrebbe?
Ricordiamo che solo gli associati possono porre le loro questioni al legale, e le domande di interesse generale verranno pubblicate.
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La privacy è un tema a cui l’opinione pubblica è molto sensibilizzata. Sotto tale profilo, da più parti è stato sottolineato che l’uso dei droni potrebbe essere un serio problema per la sua tutela.

Le eventuali implicazioni con la privacy attraverso l’uso dei droni non sono sfuggite all’ENAC, che all’art. 22 del Regolamento ha stabilito, ai fini del rilascio dell’autorizzazione, l’obbligo di specificare eventuali profili di criticità relativi al trattamento di dati personali.

In sostanza, l’operatore che voglia ottenere l’autorizzazione deve necessariamente indicare tutti i rischi relativi ad un trattamento dei dati personali altrui durante il volo. Oltre che per gli operatori autorizzati, il punto 2 dell’art. 22 impone, in via generale a tutti i SAPR (ma anche a tutti gli aeromodelli), che il trattamento dei dati personali debba essere effettuato nel rispetto del Decreto legislativo del 30 giugno 2003, n. 196 e successive modificazioni (Codice della Privacy), con particolare riguardo all’utilizzo di modalità che permettano di identificare l’interessato solo in caso di necessità ai sensi dell’art. 3 del Codice stesso.

La materia non è di stretta competenza dell’ENAC. Sulla privacy e le sue implicazioni ha competenza l’Autorità Garante della privacy con compiti di controllo e disciplina, nonchè sanzionatori. Da più parti si è invocato un intervento del Garante, che ad oggi non ha adottato nessun provvedimento specifico a tal riguardo. Ciò nonostante, soprattutto a livello europeo, si è avviato un dialogo tra le varie autorità competenti per poter adottare una linea direttiva comune. In mancanza, appare opportuno comunque dare alcune informazioni relative alla privacy, tenendo conto anche delle sentenze più interessanti e recenti.

Codice della Privacy, dove e come riprendere.

È considerato dato personale qualunque informazione relativa a persona fisica identificata o identificabile, anche indirettamente. In quest’ottica, le riprese video e/o le fotografie, possono fornire informazioni riguardanti la vita privata delle persone, e, in alcuni casi anche estremamente riservate, come quelle inerenti all’orientamento religioso, politico o sessuale (c.d. Dati Sensibili).

Dunque anche le riprese effettuate a mezzo drone possono riguardare i dati personali dei soggetti ripresi. C’è da dire, comunque, che non tutte le immagini sono sottoposte alle prescrizioni del Codice della privacy. Ed infatti, l’art. 5, punto 3, stabilisce che “il trattamento di dati personali effettuato da persone fisiche per fini esclusivamente personali è soggetto all’applicazione del presente codice solo se i dati sono destinati ad una comunicazione sistematica o alla diffusione”. In sostanza, i dati acquisiti da persone fisiche per uso personale non rientrano nel campo di applicazione del Codice della privacy, a meno che tali dati siano destinati o ad una comunicazione sistematica o alla “diffusione” e quindi siano dati accessibili da terzi: parliamo di riprese o immagini pubblicate e divulgate su internet o su qualsiasi altro mezzo di diffusione e comunicazione.

La normativa sulla privacy disciplinata dal codice non opera ad esempio nel caso dello scatto di una fotografia o la ripresa video e del suo invio occasionale ad amici o familiari: la foto o il video soddisfano esclusivamente esigenze di carattere strettamente personale (culturali, di svago o di altro genere) e le immagini comunicate restano in un ambito circoscritto di conoscibilità (sul punto si è espresso il Garante della Privacy).

La linea direttiva imposta dall’art. 3 del Codice della Privacy, ossia quella di ridurre al minimo qualsiasi informazione personale delle persone riprese, soprattutto se prive di eventuale consenso degli interessati, trova inoltre alcune mitigazioni che sono interessanti dal nostro punto di vista. Ed infatti, oltre alla libertà di ripresa di personaggi pubblici e famosi (a meno che siano lesive della loro reputazione o se sono oggetto di utilizzo commerciale senza averne i diritti di sfruttamento) la giurisprudenza ha avuto modo di stabilire che una normale ripresa in un ambiente esterno può diventare illecita solo quando si adottano sistemi per superare quei normali ostacoli che impediscono di intromettersi nella vita privata altrui.

In buona sostanza, per considerare illecita una ripresa all’esterno bisogna verificare se “per conseguire la captazione siano stati adottati accorgimenti volti a superare” quelle barriere che altrimenti impedirebbero la visione. Viceversa, quando le riprese avvengono in luoghi visibili da tutti senza che ricorrano tentativi di superare o rimuovere ostacoli, le persone inquadrate nelle riprese possono essere considerate parte integrante del paesaggio ripreso, in quanto “necessariamente” consapevoli della loro esposizione. (Corte di Cassazione, Sentenza 47165/2010).

La sentenza appare importante in relazione ai droni soprattutto quando vengono considerate illecite le riprese effettuate mediante “sistemi per superare normali ostacoli che impediscono di intromettersi nella vita privata altrui”. La questione, non risolta né mai affrontata per i droni, va valutata caso per caso. Una ripresa intrusiva, come quella che ha ad oggetto per esempio situazioni di vita privata nelle abitazioni, appare senza dubbio illecita, mentre invece, una ripresa panoramica è da considerarsi lecita in quanto i soggetti ripresi sono parte integrante del paesaggio.

Le altre disposizioni di legge.

La raccolta, la comunicazione e l’eventuale diffusione di immagini e suoni deve avere comunque luogo nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali degli interessati, utilizzando l’immagine altrui nei modi e nei casi consentiti dall’ordinamento. Si dovrà quindi porre attenzione, in particolare, sulla tutela prevista dall’art. 10 del Codice civile (“Abuso dell’immagine altrui“). Sussistono inoltre altri divieti sanzionati penalmente che possono riguardare, in particolare l’indebita raccolta, la rivelazione e la diffusione di immagini attinenti alla vita privata che si svolgono in abitazioni altrui o in altri luoghi di privata dimora (art. 615-bis del Codice penale). Il reato in parola è punibile con la reclusione dai sei mesi a quattro anni.

Risarcimento dei danni.

L’interessato, che si è visto violato nella sua sfera personale ha diritto anche al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. Sul punto, l’art. 15 del Codice della Privacy ne permette la risarcibilità, con particolare riferimento all’articolo 2050 del Codice civile ove viene stabilito che “chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di una attività pericolosa per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati è tenuto al risarcimento se non prova di avere adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno”. Dalla lettera dell’articolo si desume che è il danneggiante e non il danneggiato (c.d. inversione dell’onere della prova) a dover provare di aver adottato tutti gli accorgimenti necessari per non violare la privacy altrui. È interessante comunque notare che la giurisprudenza ha avuto modo di sottolineare che non sono risarcibili tutte le intrusioni illecite della sfera privata altrui, ma solo quelle che superano una minima soglia di tollerabilità. In altre parole, il risarcimento dovrebbe essere ammesso e determinabile quando l’interesse del singolo a rimanere riservata la propria vita privata prevale sul grado di tolleranza che la convivenza sociale richiede a tutti i cittadini (Corte di Cassazione, Sentenza n. 16133/2014).

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