Raggi a microonde per allungare il volo dei droni

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Anche se al momento lo si può solo immaginare, si avvicina sempre di più il giorno in cui i droni affolleranno le smart city di domani, impiegati nella consegna di ogni genere di prodotto, nella sorveglianza o in operazioni di ricerca e soccorso. Il problema, al momento, riguarda più l’integrazione nell’attuale spazio aereo delle nostre metropoli, con tutte le questioni normative e di sicurezza che vi sono collegate, ma anche se quelli che saranno i presunti grandi attori di questo settore macinano brevetti con bozze visionarie, la verità è che nemmeno la tecnologia è del tutto pronta.

Uno dei grandi limiti, immaginando gli scenari futuri, riguarda ad esempio la durata del volo. Ad oggi pochi modelli superano i 30 minuti di autonomia, il che costituisce un limite piuttosto importante, anche considerando la grande efficienza. Se prendiamo un drone per le consegne, 30 minuti di autonomia vorrebbe dire una o al massimo pochissime consegne per volta, tornando spesso a ricaricarsi in un hub di smistamento, ma potrebbe anche significare una seria restrizione sulla merce da consegnare, con molti prodotti esclusi dal servizio per via del loro peso o volume eccessivi. Una bella gatta da pelare, insomma, con molti ricercatori che in tutto il mondo studiano anche questo problema.

Una delle ultime novità a questo proposito è il progetto che sta portando avanti la Queen’s University di Belfast, che mira a ricaricare i droni mentre sono in volo attraverso un bombardamento di raggi a microonde. Come avviene già ad esempio con alcuni smartphone, questa tecnologia consente di trasmettere energia ad un dispositivo senza che questo venga fisicamente attaccato alla fonte. Mentre però per questi device il trasferimento di energia avviene per induzione elettromagnetica, e quindi richiede una stretta vicinanza tra la fonte di energia e l’oggetto che deve assorbirla, i ricercatori di Belfast stanno sviluppando una tecnologia che permetterebbe di trasferire fino a 200W a una distanza di circa 25 metri, sfruttando un nuovo sistema di trasmettitori e riceventi basato su raggi a microonde utilizzati come i raggi laser.

Al momento la questione più complicata consiste nell’indirizzare correttamente il raggio affinché colpisca il ricevente sul drone, motivo per cui si stanno utilizzando delle antenne direzionali ispirate a quelle impiegate per le trasmissioni satellitari. Un’altra sfida importante è quella di mantenere il più inalterate possibili le capacità di volo dei droni sui quali verrà installata l’antenna ricevente.

Insomma gli interrogativi sono ancora molti, ma chissà che tra qualche tempo non vedremo questo sistema utilizzato per garantire un volo duraturo ai droni che affolleranno i cieli delle nelle nostre città.

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