DJI ridefinisce il recinto virtuale per i droni, vicino agli aeroporti

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DJI Innovation costruttore leader nel settore droni consumer, prosumer e industriali è da sempre molto attenta a proteggere il proprio mercato da un utilizzo illecito dei propri prodotti.
Se da un lato progetta e realizza droni sempre più performanti, con maggiori prestazioni, capaci di raggiungere grandi distanze, sino a 7 km per alcuni di essi. Equipaggiati con fotocamere ad alta risoluzione addirittura con zoom ottico sino a 30x, possibilità di seguire un soggetto o un oggetti in movimento con capacità predittiva, dall’altro lato vuole evitare che utenti sconsiderati o poco attenti abusino di tali capacità.

Sul piatto della bilancia per pareggiare i conti, DJI ha ideato e distribuito il sistema Aeroscope, una specie di radar capace di captare la radiofrequenza trasmessa dal radiocomando e diretta verso il drone. In questo modo grazie alla conoscenza del protocollo trasmissivo (lo ha fatto DJI) può conoscere dove si trova un determinato drone, quale sia la sua direzione e potenzialmente anche chi sia il suo proprietario. Tutto ciò ovviamente entro il raggio di azione di Aeroscope.
Il sistema di controllo sopra menzionato è un validissimo aiuto se installato nei pressi di edifici sensibili, vicino a carceri e sopratutto nei pressi di aeroporti, ma si tratta di una difesa passiva.

Ovvero serve un operatore che sia costantemente nei pressi di Aeroscope e che verifichi una intrusione. Dopodiché se lo riterrà opportuno si attiverà per le eventuali contromisure.
Il geofencing o recinto virtuale meglio conosciuto come NoFlyZone installato di default su tutti i droni di casa DJI di recente costruzione è una difesa attiva molto potente.

Viene quindi redatto un database internazionale contenente la mappa di tutte le NoFlyZones, ad esempio la Casa Bianca, altri palazzi governativi o carceri e naturalmente quasi tutti gli aeroporti mondiali.
In tale modo qualsiasi drone DJI, non riuscirà a volare sopra a una area riservata e in molti casi non potrà nemmeno accendere i motori per decollare.

Solitamente in gergo aeronautico la zona di divieto o rispetto nei pressi degli aeroporti si chiama ATZ e in Itala ha un raggio di 5Km dal centro dello stesso.
In altri stati tale raggio di azione si estende a 8Km. Tale zona non è un solo un “cerchio” intorno all’aerodromo, ma un vero e proprio cilindro che si estende in altezza per diversi centinaia di metri o piedi, sempre volendo usare un gergo aeronautico.

DJI il 24 ottobre ha rilasciato un comunicato nel quale afferma che ha ridisegnato il Geo Fence, ovvero le zone dove vige il divieto di sorvolo registrate sui loro database, proteggendo con maggiore attenzione gli aeroporti, ma calcolandone la loro superficie non rispettando il disegno geometrico circolare della maggior parte delle ATZ.

L’opzione di riscrivere la forma delle ATZ era di fatto stata ventilata da un funzionario ENAC durante una importante manifestazione nazionale nello scorso febbraio.
L’ATZ stando alle dichiarazione dell’ingegnere di ENAC avrebbe dovuto assomigliare più a una piramide che non a un cilindro rivolto verso l’alto.
In realtà la forma delle nuove NoFlyZone 2.0  implementate da DJI sono una specie di rettangoli o ovali tridimensionali, che danno maggiore importanza e protezione nei sensi di marcia delle piste di decollo e atterraggio, riducendosi quindi sui fianchi. (vedi immagine)

Tali forme poi cambiano ulteriormente a seconda della importanza ovvero rischio, di taluni aeroporti rispetto ad altri.
Ovviamente valgono le stesse regole precedenti per lo sblocco da parte di operatori di droni professionali e autorizzati a volare in certe zone che consistono nell’inviare al centro di servizio di DJI operativo 24 ore su 24, le debite richieste di apertura del “recinto” a fronte della dimostrazione delle autorizzazioni locali precedentemente ottenute.

Le modifiche introdotte da DJI nella versione delle NoFlyZone 2.0 non sono assolutamente arbitrarie ma derivate dalle indicazioni ottenute da ICAO (International Civil Aviation Organization) che nell’Annex 14 relativo alla sicurezza degli spazi aerei nei pressi delle piste di decollo e atterraggio, definisce e disegna nuove superficie immaginarie di rispetto.

Maggiori info in inglese sul sito DJI

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