Tre fake che vorrebbero spaventarti quando voli con il drone senza patentino. Cosa che puoi fare eccome.

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Non sappiamo quanto droni atterreranno sotto gli alberi di Natale degli italiani quest’anno, ma sicuramente saranno meno di quelli che potrebbero essere se solo gli aspiranti “dronisti” sapessero con certezza quali sono i loro diritti, e che è perfettamente legale volare per divertimento senza patentino, senza corsi, anche (ma non lo raccomandiamo) senza assicurazione. Basta volare in un luogo adatto, non popolato, sufficientemente lontano da persone e cose, fuori dalle ATZ e CTR aeroportuali e mai negli spazi aerei proibiti. Come si è sempre fatto con gli aeromodelli, che volano da oltre cento anni.

Ad alimentare l’ignoranza purtroppo ci pensano anche alcune, per fortuna non tutte, scuole di volo.  Ci ha colpito e mortificato un intervento in perfetta malafede fatto da un istruttore di una scuola di volo italiana, tra l’altro stimata e convenzionata con DronEzine, che asserisce senza mezzi termini che per fare riprese video private (private, si noti bene) con un drone in pubblico occorrerebbe il patentino.

Una affermazione totalmente falsa e in malafede visto che non è ammissibile che un istruttore di volo non conosca il regolamento ENAC e la legge che regola la materia delle videoriprese aeree, queste ultime completamente liberalizzate in Italia dal DPR n. 367 del 29/11/2000.

Gli argomenti  pretestuosi di chi cerca di rifilare corsi di volo costosissimi a persone che non ne hanno alcun bisogno, visto che si tratta di aeromodellisti e appassionati, sono sostanzialmente tre. Vediamo di chiarirli una volta per tutte, e a Natale rispondiamo a costoro nel modo migliore: giocando e divertendoci con il nostro drone, in piena legalità, senza patentino  se voliamo solo per divertimento e per sport.

Fake 1: Tutti i droni commerciali hanno GPS e voli automatici, quindi richiedono il patentino.
Questa è una bufala che chi fa disinformazione spaccia attraverso una lettura volutamente maliziosa dell’art. 5 del regolamento ENAC, che stabilisce tra le altre cose che un aeromodello “non è dotato di equipaggiamenti che ne permettano un volo autonomo“.
La menzogna è mascherata dal fatto che il volo “autonomo” non ha nulla a che fare con il volo automatico: il volo autonomo è quello dei futuri droni di Amazon, che voleranno pilotati solo dal computer, e il pilota non c’è e non può intervenire.
E  non c’entra affatto con il volo automatico, quello di Return to home, follow me e rotte automatiche, che sono normale voli VLOS e quindi legali per tutti, professionisti e aeromodellisti, finché avvengano sotto lo sguardo del pilota e nel suo spazio aereo (70 metri di quota, 200 di raggio per gli aeromodellisti). Non è una interpretazione nostra, ma della stessa ENAC, che l’ha chiarita anni fa anche sulle pagine di DronEzine per bocca dell’ingegner  Fabrizio D’Urso:«Per il regolamento il volo automatico è un normale volo VLOS, quindi permesso anche agli aeromodellisti». (vedi l’intervista completa)

Fake 2: Una camera ad alta risoluzione è indice di operazioni specializzate, quindi se usata in pubblico occorre il patentino
Altra bufala che nasce da una lettura superficiale, errata e menzognera dell’ art. 35 comma 7 del regolamento ENAC, che stabilisce «Su un aeromodello utilizzato in un luogo aperto al pubblico non possono essere installati dispositivi o strumenti che ne configurino l’uso in operazioni specializzate».
Questo si applica a payload professionali, come dispenser di agrofarmaci, misuratori scanner LIDAR e altri apparati che servono principalmente all’uso professionale, e non si può in alcun caso applicare alla camera di bordo: primo perché le riprese aeree sono liberalizzate con il DPR n. 367 del 29 settembre 2000.
In particolare, l’art. 3 del DPR n. 367 del 29 settembre 2000, dispone che le riprese aeree sono consentite senza «preventivi atti di assenso da parte delle autorità e degli enti pubblici». E in seconda battuta perché i droni sono telecamere volanti, anche agli effetti doganali (vedi nota esplicativa pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 10 febbraio 2018). Quindi la camera è parte integrante del drone medesimo e non è un «payload installato che ne configuri un uso in operazioni specializzate», dal momento che la ripresa aerea privata è liberalizzata e per definizione non è nemmeno una operazione specializzata, in quanto effettuata a scopo «ricreazionale e sportivo», come esplicitamente richiesto dall’art. 1 comma 34 del regolamento ENAC. Che non fa mai, in alcuna sua parte, riferimento alla risoluzione o caratteristiche della camera di bordo, anche perché violerebbe il DPR 367/2000. Quindi via libera alle riprese in pubblico, ovviamente nei limiti del regolamento ENAC, della legge e della privacy. Come per altro ci ha confermato già da anni il Servizio Aeronavigabilità di ENAC, che alla domanda specifica ha risposto: “Al pari della videocamera personale utilizzata nei viaggi turistici per fissare i nostri ricordi, si possono fare video amatoriali, fermo restando la necessità di rispettare la privacy degli altri”. La bufala per quanto evidentemente assurda è talmente diffusa che anni fa lo stesso ingegner Alessandro Cardi, vicedirettore generale  di ENAC in una ormai celebre intervista al Corriere della Sera aveva dovuto intervenire sulla questione in modo chiaro e univoco: “ENAC non intende certo limitare le riprese ad uso personale”, ha dichiarato, specificando che il comma è stato inserito per smascherare gli abusivi che fanno operazioni specializzate facendole passare da attività aeromodellistica: l’uso di sensori a infrarossi, radar, sonar invece fa presumere che il drone sia in realtà un SAPR, e quindi all’”aeromodellista” rimane l’onere di dimostrare che stava solo giocando. Certo, nessuno proibisce di giocare con una termocamera, ma bisognerà essere molto convincenti. Invece nulla da eccepire sulle camere dei droni comunemente intesi, dai Mavic ai Phantom, dagli Yuneec ai Parrot: l’Enac è consapevole che sui moderni droni sono presenti tecnologie che i vecchi aeromodelli non avevano, ma in ogni caso se l’uso è ludico e personale non ci sono problemi di alcun tipo” aveva concluso Cardi

Fake 3: I droni usati per divertimento e sport senza patentino sono aeromodelli, e gli aeromodelli volano solo nei loro campi volo.
Questa menzogna è la più grossolana, e chi la mette in giro non si preoccupa nemmeno di cercare una interpretazione di comodo in qualche articolo del regolamento ENAC, che  infatti li smentisce seccamente,  imponendo semplicemente che «sia effettuata in aree opportunamente selezionate dall’aeromodellista, fino ad un’altezza massima di 70 m AGL entro un raggio massimo di 200 m, in zone non popolate, sufficientemente lontano da edifici, infrastrutture e installazioni». E ai campi volo non si accenna nemmeno di sfuggita

Il regolamento ENAC per l’aeromodellismo è molto più semplice, chiaro e logico di quello che i disinformatori da social vorrebbero farci credere. Giochiamo pure con il nostro drone, usando sempre la testa, e scriviamo la letterina a Babbo Natale senza farci troppi problemi. Il cielo è un nostro diritto, non facciamocelo rubare da chi vuole spaventarci per rifilarci corsi che non ci servono. L’attestato di pilota remoto (il patentino) è un prezioso titolo professionale, ma non serve agli hobbisti.

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