Droni, il regolamento europeo è legge. Ora ENAC deve adattare le sue regole a quelle comuni

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Di Francesco Paolo Ballirano, avvocato esperto in diritto aeronautico e membro del Comitato Scientifico di DronEzine

L’orologio sta ticchettando: il Regolamento europeo è legge ed è obbligatorio in tutti suoi elementi, anche se ancora non è in vigore per mancanza delle regole attuative che dovranno essere emanate in sede comunitaria.  Nessuno Stato membro può adottare provvedimenti interni per limitarne l’applicazione, né può farne un’applicazione incompleta o selettiva. Enac è quindi tenuta a rimodulare il regolamento per i droni sul modello europeo, altrimenti qualsiasi operatore di droni potrà rivolgersi al giudice per garantire la supremazia e il primato del diritto dell’Unione Europea su quello nazionale.

Il Regolamento (UE) 2018/1139 recante norme comuni nel settore dell’aviazione civile pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea lo scorso 22 agosto 2018 è entrato in vigore lo scorso11 settembre 2018.

Si tratta, come noto, di una novità normativa di enorme portata, in quanto sostituisce il Regolamento 216/2018 che prevedeva, per quanto riguarda i sistemi aeromobili a pilotaggio remoto, una piena libertà per ciascun stato membro nella definizione delle regole di utilizzo dei droni con peso massimo al decollo inferiore ai 150kg.

Il regolamento approfondisce la formazione degli operatori, la progettazione, produzione, manutenzione, l’esercizio di aeromobili e gli obblighi di registrazione (Sezione VII – artt. 55- 58 e allegato IX) e prevede l’intervento della Commissione Europea attraverso specifici atti di esecuzione.

In tale contesto, appare opportuno specificare che il Regolamento Europeo è a tutti gli effetti una disposizione normativa avente rango di legge, che si applica in maniera diretta (e quindi senza alcun intervento delle autorità di ciascun stato membro) in tutto il territorio dell’Unione Europea.

Pur essendo direttamente applicabile, il Regolamento 1139/2018 necessita di specifiche regole attuative, che dovranno essere emanate dalla Commissione (i c.d. “Regolamenti di esecuzione”), che dovrebbero essere adottati entro fine anno o al più nei primi mesi del 2019 e forniranno norme più dettagliate, tra cui limiti di altezza e distanza massima rispetto al pilota, marcatura CE obbligatoria, operazioni ammesse, la necessità di certificazione in base al rischio.

Come si diceva, dunque, il Regolamento è obbligatorio in tutti suoi elementi e ciò significa che una volta in vigore le sue norme producono effetti vincolanti nei confronti sia dei singoli cittadini che delle autorità di ciascun stato membro.

Pertanto uno Stato membro non può unilateralmente adottare provvedimenti interni volti a limitare l’applicazione delle norme del regolamento, né può farne un’applicazione incompleta o selettiva.

La cosa più interessante, tuttavia, è che l’applicabilità diretta del Regolamento comporta che i diritti conferiti da tali atti possano essere invocati dai soggetti interessati dinanzi alle autorità nazionali competenti, in primis i giudici nazionali e vanno tutelati anche a scapito di disposizioni nazionali contrarie. Più in generale, tenuto conto del principio del primato del diritto dell’Unione sul diritto nazionale di ciascun Stato Membro, l’efficacia diretta dei Regolamenti comporta l’inapplicabilità di qualsiasi norma nazionale con essi incompatibile.

La questione non è di poco conto, tenendo presente che le autorità nazionali dovranno necessariamente tener conto del nuovo Regolamento nell’emanazione della normativa interna e dovranno verificare che le norme interne che con esso sono incompatibili siano abrogate o modificate per renderle coerenti con il nuovo Regolamento.

In mancanza, qualsiasi operatore di droni potrà ottenere dalle autorità giudiziarie immediata tutela, al fine di garantire la supremazia ed il primato del diritto dell’Unione Europea su quello nazionale.

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