Disaster recovery, uno UAV per ripristinare le connessioni

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In uno scenario di vera emergenza a seguito di un disastro, le comunicazioni sono di vitale importanza e il ripristino delle stesse in tempi brevi può salvare vite umane. Uno studio universitario suggerisce l’uso di droni per riprendere le connessioni WiFi.

Alcuni  ricercatori della University of North Texas (UNT) hanno dimostrato che un velivolo  senza equipaggio (UAV) è in grado di fornire una copertura WiFi di circa 5Km WiFi nelle aree disastrate. Il team afferma che queste cifre rappresentano un netto miglioramento sulle soluzioni già esistenti e potrebbe portare a nuove forme di comunicazione wireless.

Questa tecnologia sarebbe molto utile in scenari di emergenza, quando le torri cellulari sono giù e non c’è infrastruttura di comunicazione“, spiega Yan Wan, assistente professore di ingegneria elettronica presso UNT e leader del progetto di ricerca.

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Una antenna tipica per WiFi copre in media un centinaio di metri, ma il team di ricerca è riuscito ad estenderne il raggio grazie al utilizzo di antenne direzionali  (questa non è una vera novità) che seguono e puntano un obiettivo. Il protocollo  WiFi che lavora sui  2,4Ghz e 5,8Ghz offre una discreta larghezza di banda, ma le frequenze in uso sono molto suscettibili agli ostacoli e devono lavorare in portata ottica, il che fisicamente riduce il loro campo di azione. Il fatto di poter installare antenne direttive e ad auto inseguimento su un velivolo posizionato ad alcune centinaia di metri su un luogo disastrato ne permetterebbe in effetti un uso più efficiente aumentandone le copertura.

Il team di Wan ha ricevuto un finanziamento da parte della National Science Foundation per proseguire gli studi in questa direzione.

 

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