Gatwick, arrestati due sospetti. L’incubo drone è finito? Forse, ma intanto infuria la polemica

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Due arresti – un uomo di 47 anni e una donna di 54, che nulla hanno a che fare con gli eco-estremisti sospettati in un primo momento, chiudono almeno per ora la vicenda del drone che ha causato il lungo blocco dei voli sul secondo aeroporto inglese. E parte la polemica politica: “il governo ha in testa solo la Brexit e perde tempo senza approvare le leggi sui droni” tuona l’opposizione. Ne vedremo delle belle.

Paul Gait ed Elaine Kirk, sospettati del volo su Gatwick. Però a quanto pare Gait ha un alibi di ferro: sarebbe stato al lavoro durante l’assalto.

Due arresti potrebbero mettere fine allo psicodramma dei droni sull’aeroporto di Gatwick. I due fermati. arrestati nella loro casa nella cittadina di Crowley, a meno di 5 miglia (8 chilometri) dallo scalo londinese, sono marito e moglie: Paul Gait, 47 anni, e Elaine Kirk, 54 anni. Sono loro gli autori del volo pirata che ha rovinato la vacanza natalizia a 350 mila persone? Presto per dirlo, anche perché Gaith, appassionato di droni e di elicotteri radiocomandati,  secondo i media inglesi avrebbe un alibi, il suo datore di lavoro afferma che l’uomo sarebbe stato al lavoro al momento dei voli pirata sull’aeroporto.

la stessa polizia del Sussex avverte che “Le indagini sono ancora in corso“, e chiede a chi abbia informazioni di mettersi in contatto con gli investigatori. Intanto la coppia inglese, che non risulta avere alcun legame con gli eco-warrior sospettati in un primo momento, sono stati accusati di “criminal use of drones“, uso criminale dei droni, e rischiano – se saranno ritenuti colpevoli – fino a 5 anni di carcere.

L’ora della resa dei conti

Mentre le indagini proseguono e la coppia viene interrogata da Scotland Yard, scoppia la polemica politica, che non risparmia nessuno. Le opposizioni accusano il governo di Theresa May di avere in testa solo la Brexit e di non essere stato in grado di prendere decisioni rapide, mentre il ministro dei trasporti  Chris Grayling è accusato di  menare il can per l’aia (dither and delay) senza approvare norme che riguardano i droni: ricordiamo che anche il Regno Unito, Brexit o non Brexit, fa parte dell’EASA e proprio come noi sta aspettando che l’Authority aeronautica locale, la CAA, cominci il percorso di adeguamento alle norme comuni sui droni. Regole che gli inglesi  continueranno a seguire anche dopo la Brexit, a meno che non decidano di uscire anche da EASA, cosa possibile ma niente affatto scontata (Paesi come la Svizzera, che non fanno parte della Ue, sono comunque parte di EASA). .

 

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