Perché è caduto l’elicottero robot dei Marines

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Dopo un anno in cui i militari americano rifiutavano di rendere note le cause dell’incidente, il Washington Post è riuscito a ricostruire cos’è successo per davvero  il 5 giugno 2003, quando un elicottero robot Kaman K-Max è precipitato durante un volo di routine in Afghanistan.

Il K-Max in questione è dotato di un sistema OPV, cioè un Optionally Piloted Vehicle, che lo rende un elicottero che volendo può essere pilotato da un pilota a bordo, ma di solito vola in modo autonomo controllato da terra da piloti in grado di prendere in mano i comandi in caso d’emergenza. Ma quel giorno qualcosa è andato storto, il pilota remoto non è riuscito a evitare un disastro che ha messo seriamente a repentaglio il futuro militare e civile del K-Max in versione drone.

La causa dell’incidente è sconcertante nella sua banalità: i piloti e il software si aspettavano di trovare in vento di prua a 15 miglia all’ora (circa 25 km/h, che per i meteorologi è solo una brezza vivace) ma invece che sul muso si sono trovati un vento praticamente di coda.

Nessun elicottero convenzionale sarebbe mai andato in crisi per così poco, ma per il drone dei Marines è stata la fine.

Né il pilota militare né i contractors di Lokheed Martin, responsabili del sistema di navigazione automatico intervenuti manualmente sui comandi sono stati in grado di fermare l’oscillazione dell’elicottero investito dalla brezza. Eppure sarebbe bastata una manovra standard che ogni elicotterista conosce bene, la “banderuola”, per rimettere la prua al vento e fermare le oscillazioni. Ma non essendo fisicamente sull’elicottero, i piloti non si sono resi conto di quel che stava succedendo. Finché il carico da una tonnellata appeso al gancio baricentrico ha cominciato a fare da pendolo peggiorando la situazione fino al crash. Nessuno si è ferito, visto che non c’era nessuno a bordo e la zona era semidesertica, ma i danni sono stati ingenti, l’elicottero da 11 milioni di dollari è andato completamente distrutto.

Gli ispettori militari hanno messo l’accento sui rischi connessi all’uso di droni nel caso in cui il personale non ha una corretta percezione della situazione. La mancanza di consapevolezza su quel che stava accadendo ha impedito ai piloti di intervenire con la necessaria prontezza, visto che l’elicottero non aveva un software sufficientemente evoluto da cavarsela da solo. Inoltre, secondo gli investigatori, il personale a terra nella zona d’atterraggio avrebbe dovuto avvertire i colleghi della ground station che le condizioni meteo erano cambiate, o quantomeno avvisarli del pericolo quando era chiaro che l’elicottero era fuori controllo. Quindi è venuto a mancare anche il necessario coordinamento tra i membri dell’equipe.

A seguito dell’incidente, le autorità aeronautiche militari hanno stilato diverse raccomandazioni, dal miglioramento delle comunicazioni tra osservatori a terra e piloti a un training specifico per domare le eventuali oscillazioni del carico appeso al gancio.

Kaman K-Max è un sincrocottero, cioè un elicottero con due rotori controtanti con le pale che si intersecano mentre girano, un design inventato dall’ingegnere tedesco  Anton Flettner verso la fine della seconda guerra mondiale. Solleva un carico da oltre 2700 chili, che è più del peso dell’elicottero a vuoto.

 

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