Il Governo inglese annuncia stretta sui droni dopo maxi consultazione

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Sono state ben 5061 le risposte date alla maxi consultazione sui droni che il Governo del Regno Unito ha richiesto durante lo scorso anno, e alla quale hanno partecipato organizzazioni, privati e operatori di settore. Nel pubblicare il rapporto sulla consultazione, disponibile qui in inglese, il Governo di sua Maestà ha approfittato per annunciare le sue intenzioni normative per l’immediato futuro, che includono:

  • maggiori poteri per le forze dell’ordine
  • impegno nell’uso di tecnologia anti droni (rilevamento e allontanamento) presso aeroporti e prigioni
  • estensione delle no fly zone relative agli aeroporti
  • registrazione e test di sicurezza obbligatori per gli operatori professionali a partire da novembre 2019

Curioso, a proposito della consultazione, è che su oltre 5mila risposte siano state meno di 300 quelle degli operatori professionali, che paradossalmente saranno quelli più colpiti dalle modifiche in arrivo. Sarebbe stato un bel segnale di partecipazione, anche se probabilmente non sarebbe cambiato molto, visto quanto successo negli aeroporti inglesi negli ultimi tempi.

Stretta sui droni in UK, quanto pesa la farsa di Gatwick?

Guardando la faccenda da un punto di vista squisitamente cronologico, il fatto che la consultazione sia stata richiesta nel corso del 2018 sembrerebbe escludere il coinvolgimento di quanto accaduto nel secondo aeroporto londinese. La verità però è che il lungo stop cautelativo ai voli, seguito da giorni di indagini che dopo oltre due settimane non hanno ancora portato a nulla, ha avuto un’eco internazionale talmente forte che la faccenda è stata inevitabilmente strumentalizzata.

In casa, ad esempio, il partito Laburista ha approfittato della notizia sull’emendamento per lanciare un ulteriore colpo ai Conservatori e girare il dito nella ferita ancora aperta provocata dalla farsa di Gatwick (senza contare che solo pochi giorni fa il sospetto di un drone pericoloso ha interessato anche l’aeroporto di Heathrow).

Che dietro le future e più rigide regole sui droni nel Regno unito ci sia (anche) la figuraccia di Gatwick è insomma innegabile, anche perché abbiamo già visto come conseguenze simili si siano già paventate anche in Australia.

E in tutto questo DJI ha salutato pubblicamente la notizia sulle intenzioni normative del governo: “Gli emendamenti all’Air Navigation Order segnano un sensibile bilanciamento tra la protezione di infrastrutture critiche come gli aeroporti e il permesso per le attività e il pubblico britannico di godere dei vantaggi della tecnologia dei droni“, una dichiarazione che suona strana, se non nel contenuto quantomeno nel tempismo con cui arriva, visto l’assoluto silenzio del leader mondiale del mercato dei droni durante le indagini di Heathrow.

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