Droni e Fauna Selvatica: studio rivela che gli orsi possono abituarsi

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In teoria, un luogo lontano dai centri abitati e dal traffico aereo, quasi o del tutto incontaminato, potrebbe essere il posto ideale dove volare finalmente col drone senza correre il rischio di dare fastidio a nessuno. Già, “in teoria”. Perché nella pratica i droni non solo mettono a rischio l’incolumità di persone riunite in assembramento o isolate, ma nella realtà dei fatti possono stressare (e non poco) gli animali, soprattutto quelli selvatici che vivono in aree dove vengono meno a contatto diretto con l’uomo. Un paio d’anni fa, a questo proposito, il WWF si schierò a difesa della fauna selvatica infastidita dai sempre più numerosi voli di droni nelle aree protette svizzere, e gioca ricordare che anche in Italia, ad esempio, è necessaria l’autorizzazione dell’ente competente in caso si desideri riprendere le bellezze di un Parco Nazionale o altre zone protette.

Che i droni spaventino gli animali è un dato di fatto, testimoniato (laddove fosse necessaria una prova) dai numerosi video rintracciabili in rete. Una recente ricerca condotta sugli orsi neri americani dall’ecologista Mark Ditmer e il suo staff, però, ha dimostrato che in una certa misura questi animali sembrano in grado di abituarsi alla presenza di velivoli.

Il test con gli orsi neri

I test si sono svolti in un’area recintata di un centro di studio nel Minnesota, dove il team ha utilizzato un drone poco più grande di mezzo metro per volare sopra cinque esemplari di orsi neri tenuti in cattività, collegati a un dispositivo di monitoraggio del battito cardiaco. Dopo la fase iniziale di quattro settimane, con voli condotti un paio di giorni a settimana ma più volte nello stesso giorno, il test è stato sospeso e ripreso dopo 118 giorni, per raccogliere nuovi dati e vedere se lo stress registrato dai dispositivi fosse cambiato.

Il confronto dei dati ha dimostrato che già dopo le prime due settimane della fase iniziale la reazione degli orsi alla presenza dei droni sulle loro teste si era ridotta drasticamente. Mesi dopo, quando l’esperimento è stato riprodotto, gli animali mostravano ancora segni di stress minimi.

Sulla base degli incoraggianti risultati ottenuti, i ricercatori hanno dichiarato che “L’uso dei droni per attività di salvaguardia ambientale, come ad esempio il pattugliamento anti-bracconaggio, può portare benefici senza conseguenze ad alto stress per gli animali“. Allo stesso tempo, però, hanno tenuto a ricordare che il fatto che gli animali selvatici possano abituarsi ai droni non significa che non vengano disturbati dalla loro presenza, senza considerare che, nel lungo periodo, prendere confidenza con i droni potrebbe avere su di essi degli effetti fisiologici cronici che lo studio non ha preso in esame. “Per questo –  hanno aggiunto – il volo in prossimità di animali selvatici dovrebbe essere sempre evitato senza un valido motivo“. Non bisogna infine dimenticare che i test hanno riguardato animali specifici e in condizioni particolari. La reazione insomma potrebbe essere diversa nel caso ad esempio dei cervi, o degli stessi orsi neri ma allo stato brado, visto che quelli in cattività erano già da tempo esposti sia alla presenza dell’uomo che a rumori meccanici, i quali potrebbero aver favorito la loro abitudine ai droni.

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