Gli aeromodelli e i droni da divertimento voleranno anche in città e potranno essere usati per lavoro senza patentino

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Il terremoto EASA, le regole europee per il volo di aeromodelli e droni,  fa saltare la distinzione tra SAPR (i droni usati per lavoro) e gli aeromodelli, cioè i droni che oggi si possono usare solo per divertimento e sport. Già entro l’estate ENAC prevede di rilasciare le prime regole che permetteranno a tutti, senza patentino ma dopo aver superato un test online, di fare riprese video anche professionali nelle CTR aeroportuali (e forse anche in ATZ), in città e sulle persone, naturalmente con dei limiti e doveri ben precisi. Una vera rivoluzione che a detta dell’ing. Alessandro Cardi, vice Direttore Generale di Enac, “apre enormemente la platea” del volo anche professionale.

Ci vorranno ancora tre anni prima che tutto vada a regime, ma cade un tabù, e cade fragorosamente. Aeromodelli e SAPR diventano una cosa sola, avranno le stesse regole, gli stessi diritti e gli stessi limiti. In una parola, gli aeromodelli diventano aeromobili. Lo prevede il regolamento unico europeo di EASA, l’Ente europeo che sovrintende alla sicurezza del volo di tutti, dal più grande jet commerciale al più piccolo drone giocattolo. “Con il primo regolamento Enac avevamo trattato gli aeromodelli come un animale particolare, né giocattolo né aeromobile” ci ricorda l’ingegner Enea Guccini, uno degli autori del primo regolamento ENAC all’epoca direttore del settore regolamentazione. “E questo proprio per liberare l’aeromodello, che ha in Italia una tradizione di settan’anni almeno, dagli obblighi del regolamento ENAC e permettere agli aeromodellisti di volare e fare riprese private senza attestati, senza permessi, senza certificazioni ma libero come l’aria, purché volasse in zone non abitate, senza infastidire le persone. Addirittura, per favorire l’aeromodellismo sportivo che è gestito dall’Aeroclub d’Italia, avevamo autorizzato negli spazi adeguati anche il volo sportivo oltre i 150 metri” ricorda Guccini. Ma ora questa distinzione, che ha permesso a decine di migliaia di persone di volare e fare le loro riprese personali in pubblico senza patentino sta per cadere: le regole europee puntano l’attenzione sui rischi delle operazioni e non più sulla loro natura. 

SIAMO TUTTI PILOTI DI AEROMOBILI

Gli aeromodellisti, riconosce l’ingegner Guccini, “Hanno nel sangue la cultura aeronautica“. O per lo meno, “quelli che amano l’ala fissa e un po’ meno il multirotore” aggiunge con un sorriso. Evidentemente persino nelle segrete stanze di ENAC è arrivato l’eco del fatto che aeromodellisti tradizionali e dronisti si amano poco. O meglio, diciamo che gli aeromodellisti cresciuti a listelli di balsa, spilli e colla cellulosica amano poco i dronisti, mentre i dronisti  spesso manco sanno che esistono, gli aeromodellisti d’ala fissa.

Guccini si dice certo che gli aeromodellisti si adatteranno alle nuove regole, che se da un lato danno moltissima libertà in più, dall’altra richiedono non poco sotto il profilo normativo. Aeromodelli e droni saranno quindi la stessa cosa, e gli aeromodelli e droni ricreativi rientreranno nella categoria OPEN, la più “facile” del regolamento EASA. Che comunque permette il volo di droni e aeromodelli anche enormi, fino a 25 KG: diciamo subito però che la Open è divisa in sottocategorie di peso che sono importantissime per definire cosa si può fare e cosa no.

L’importanza di essere OPEN

Ricadendo gli aeromodelli nella categoria Open, non ci sarà bisogno di patentino né per volare per divertimento né per fare voli professionali, ma solo di training online e un esame online gestito da ENAC: in pratica, qualche video da guardare per saper rispondere a una quarantina di domande, e se si fallisce il test lo si ritenta tranquillamente da casa nostra quando saremo comodi. L’altezza di volo sarà 120 metri, una via di mezzo tra gli attuali 70 metri riservati agli aeromodellisti e i 150 metri dei Sapr con le attuali regole ENAC. L’Europa ha anche previsto che se nel raggio di 50 metri da dove voliamo c’è un ostacolo più alto di 90 metri, possiamo salire a 30 metri sotto quell’ostacolo: quindi se volessimo volare a Milano in Piazza Duomo (e potremo farlo, almeno dal punto di vista delle regole aeronautiche, con un drone o un aeromodello in categoria C0, di cui parleremo poco più avanti ) potremo salire fino a 138 metri, i 108 metri della Madonnina + altri 30 metri. Naturalmente con le dovute autorizzazioni, perché Piazza Duomo, che abbiamo preso a esempio, è in una zona riservata, la LiR9 istituita per ragioni di sicurezza, e resterà così anche ai tempi di EASA. Quindi servirà sicuramente il nulla osta delle autorità, non solo aeronautiche. E ciò varrà sempre, in tutte le città e in tutti i casi dove esistono aree riservate, proibite e pericolose. Quindi servirà sempre conoscere bene le regole dell’aria, test online o mica test online.

VOLARE IN CITTA’ E SULLA GENTE? SI, ANCHE CON IL MAVIC CHE VERRA’

Oggi volare sulle persone estranee è possibile solo con un trecentino inoffensivo, che non a caso è la macchina più usata per i voli urbani, dove è praticamente impossibile garantire che il drone non passerà mai sulla testa di qualcuno. Si potrà continuare a farlo, ma occorrerà un drone di categoria C0, quindi massimo 250 grammi (le regole europee non parlano di paraeliche, al momento) oppure in categoria C1 (meno di  900 g; velocità massima 19m/sec, meno di 80 Joule di energia liberata all’impatto). Sembra la descrizione tecnica del Mavic Pro di DJI, macchina che ha avuto un enorme successo commerciale. Certo, il Mavic di oggi non è certificato C1 e quindi non potrà essere usato in questo contesto, ma siamo certi che DJI farò sicuramente un modello C1 per non perdersi il mercato europeo, chissà, suggeriamo a Wong di chiamarlo “Mavic 2 City”, chissà se ci legge (e se mai una epidemia di letargia fulminante dovesse colpire la Cina ci penserà qualcun altro). Come oggi, gli assembramenti resteranno sempre vietati, questo è un dogma duro a morire.

Per i droni (o aeromodelli) un più pesanti del C0 o non inoffensivi (i C1 appunto) si rientra nella sottocategoria A2, droni e aeromodelli fino a 4 kg, a loro volta classificati  C2, che dovranno rispettare la distanza di 50 metri dalle persone, che scendono a solo 5 metri se c’è un limitatore di velocità a 3 m/s (10 km/h). Anche per questi droni non occorrerà patentino, ma un training ed esame online, self training (cioè volare da soli per impratichirsi un po’) e un successivo esamino aggiuntivo di nuovo online su materie ancora da stabilire.

Per i classici aeromodelli così come li conosciamo, grandi e potenti (ma sempre fino a 25 kg) c’è la categoria Open A3, che consente come ora il volo solo in assenza di persone non coinvolte (quindi i soci del club di modellisti, familiari, amici, pubblico eccetera ci può stare, ma non le persone che passano) e si deve tenere la distanza di 150 metri dalle aree residenziali, commerciali, industriali o ricreative. Anche qui niente patentino ma giusto l’esame online.

FINALMENTE APERTE LE CTR. E DOMANI GLI ATZ

Con il futuro, ma sempre più vicino, regolamento EASA, agli aeromodellisti si riaprono e CTR, che sono delle enormi fette di territorio messe a protezione degli aeroporti.

In verità nella primissima stesura del Regolamento Enac gli aeromodellisti entravano eccome nelle CTR, ma dall’Emendamento di Natale del 2016 sono stati buttati fuori senza troppi complimenti, a quanto si sa dietro richiesta dell’Aeronautica Militare. Con le future regole, visto che di fatto gli aeromodelli diventano aeromobili, le CTR si riaprono, con la limitazione di restare a 70 metri di quota. Ma non solo, è previsto che anche le ATZ, le zone di traffico aeroportuale, possano essere in parte sorvolate senza NOTAM: per lo meno nella parte urbana, visto che moltissime ATZ entrano nelle nostre città più importanti. “Per come è fatto il sistema aeroportuale italiano, il 75% degli aeroporti è vicinissimo alla città di riferimento” ci dice l’ingegner Alessandro Cardi, “E con ENAV stiamo mettendo a punto le regole per facilitare l’accesso alle ATZ da parte dei droni, ricreativi e hobbisytici, nel rispetto della sicurezza. In modo che si possa volare in città per divertimento o per lavoro senza rischiare di incorrere in sanzioni o di violare lo spazio areo”. Ciò significa che molto del territorio italiano finora proibito diventerà volabile anche da parte degli aeromodellisti, ed è un’ottima notizia visto quanto sono grandi CTR e ATZ.

Dopo le rose, le spine

Se il regolamento EASA da notevolissimi vantaggi agli aeromodellisti, liberando loro spazio aereo, permettendogli di volare in città e anche di usare l’aeromodello o il drone amatoriale per lavoro, le euroregole introdurranno anche diversi problemi e obblighi. Del test online abbiamo già detto, e riteniamo che sia il problema minore: gli aeromodellisti (quelli tradizionali per lo meno) cultura aeronautica ne hanno da vendere, e i “dronisti da supermercato” impareranno con i corsi online.

Ben più impegnativo a nostro avviso sarà la registrazione del drone, a cui dovranno sottostare tutti i droni e aeromodelli sopra i 250 grammi (i trecentini europei in pratica), a cui verosimilmente sarà associata una tassa, come avviene oggi negli USA: ancora non è chiaro se la tassa riguarderà l’aeromodellista e quindi si paga una volta sola o se riguarda il drone/aeromodello, né di quanto sarà, anche se circolano cifre tutto sommato accettabili, 20 euro a persona e 5 ad aeromodello, ma si tratta di ipotesi e niente di più. Oltre alla registrazione, quando le euroregole saranno a regime, servirà anche un transponder che comunicherà alle forze dell’ordine i dati del drone e del proprietario. Una specie di targa, insomma, fortemente voluta dalle forze di polizia e dal Ministero degli Interni. Anche di questo oggetto, il suo peso, le sue caratteristiche, ad oggi non si sa nulla. Verosimilmente l’obbligo non dovrebbe riguardare i droni da 250 grammi. 

Un altro problema aperto riguarda l’età per poter volareCon le regole attuali, tutti possono fare aeromodellismo, anche i minorenni, mentre i SAPR usati per lavoro l’età minima è 18 anni. Nelle regole EASA invece il limite d’età è 16 anni, e prima  si potrà volare solo con i droni giocattolo, una categoria che esiste solo sulla carta, destinati ai ragazzi fino a 14 anni  e comunque promette possibilità di tutto rispetto, come quella di potersi allontanare fino a  150 metri dal pilota. Ovvio che anche se sono per ragazzi fino a 14 anni nessuno vieta a un novantenne di volarci, visto che nessuno mi può proibire di giocare con un sonaglino da neonati se mi viene voglia e anche se ormai i ’50 sono un lontano ricordo.

E l’assicurazione? Oggi l’assicurazione obbligatoria riguarda solo i professionisti, per gli hobbisti è facoltativa. ma che succede nel momento in cui le regole diventano le stesse per entrambi? In verità ci sembra un falso problema, gli aeromodellisti “veri”, quelli che volano con gli aeromodelli nei campi volo l’assicurazione ce l’hanno tutti, nessun campo in Italia permette loro di volare senza assicurazione. E nel momento in cui si potrà volare per gioco anche in città e sulle persone, crediamo che nessun dronista sia così incosciente da pensare di poterne fare a meno. Il problema più che altro riguarda quale assicurazione: al momento le assicurazioni per hobbisti sono di tipo “contrattuale” e coprono tutta l’attività di volo, costano poco (una trentina di euro per i soci DronEzine) e sono semplici. Mentre quelle per SAPR costano di più (100 euro per un trecentino, 260 per un drone inoffensivo, sempre per i soci DronEzine) e coprono solo un drone, quello dichiarato a ENAC come SAPR. Volare assicurati è un fatto di civiltà e buon senso, ma sarebbe spiacevole se le regole EASA costringessero le compagnie assicuratrici a offrire sul mercato solo assicurazioni aeronautiche. Cosa che taglierebbe tra l’altro fuori dal mercato tutte le assicurazioni del capofamiglia, che ovviamente non possono assicurare i danni da aeromobile esattamente come non possono essere usate per assicurare un’automobile.

MARCHIATURA CE: DRONI E AEROMODELLI DI OGGI HANNO LA DATA DI SCADENZA

Con EASA per la prima volta entra nel nostro mondo il concetto di marchiatura CE, finora assolutamente inutile e non prevista né per gli aeromodelli né per i SAPR. E proprio su questo si poggia tutta l’architettura certificativa del regolamento europeo. Quindi a regime nessun drone potrà essere venduto senza marchio CE, e questo comprende tutti, ma proprio tutti i droni commerciali di oggi che il marchio non possono averlo per il semplice fatto che ancora non sono nemmeno definitivamente approvate le specifiche per la marchiatura CE dei droni. Resta tra l’altro aperto l’enorme problema dei droni e soprattutto degli aeromodelli autocostruiti, che il marchio CE non potranno averlo mai. Siamo fiduciosi che per loro una soluzione si troverà, pensiamo all’esperienza del CAP, il Club Aviazione Popolare che raccoglie chi autocostruisce aerei veri e ci vola sopra, qualcosa di simile dovrà essere necessariamente messo in cantiere per gli aeromodellisti costruttori, che sono depositari di un arte ormai quasi secolare e che non deve e non può andare dispersa. Ma al momento per loro non vediamo spiragli nel regolamento EASA.
Alla data di scadenza i droni di oggi di potranno continuare a usare, ma se pesano più di 250 grammi solo in A3, cioè con  regole molto simili a quelle degli aeromodelli di oggi: dove non ci sono persone e a 150 metri minimo da case, città eccetera.

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