Allacciatevi le cinture: con EASA il mondo dei droni decolla sul serio. Ecco perché

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Editoriale del direttore di DronEzine Luca Masali

Da qui a un paio d’anni in tutta Europa cadranno gli steccati tra volo professionale e hobbistico, cadrà il tabù del volo in città e il sorvolo di persone non coinvolte nelle riprese con droni più pesanti dei trecentini di oggi, che è una necessità e non un capriccio. Arrivano transponder e test online per tutti i piloti, amatoriali e professionali. I patentini restano, e giustamente, solo per chi deve fare operazioni  pericolose e non per i semplici lavori aerei. Una ventata di aria fresca che permetterà finalmente ai droni di diventare davvero compagni della vita di ogni giorno. Il futuro comincia adesso

Le regole comuni europee per i droni, che interessano una platea di quasi 600 milioni di persone, fanno uscire il mondo dei droni dall’infanzia e lo mettono di fronte all’adolescenza, un periodo di maturazione e di crescita che ovviamente comporta anche smarrimento e apprensione. Ma queste si superano in fretta, è lo scotto che si paga per diventare adulti, con nuove responsabilità e nuove, immense, possibilità.

Un test online e si vola anche per lavoro 

L’abolizione della differenza tra volo hobbistico e professionale, il fatto che per moltissimi semplici lavori a basso rischio con il drone basterà superare un test online uguale per tutti, appassionati e professionisti,  è la grande novità che tutti aspettavano, il tassello fondamentale per passare dal vecchio regime dei droni (anche letteralmente certe volte) al guinzaglio al futuro dove i droni possono servire finalmente a qualcosa per tutti, senza patentini e senza burocrazia aeronautica.

Era (ed è, finché resterà in vigore) infatti  del tutto assurdo che fosse richiesto un titolo aeronautico per volare con i bambini al parco, per guardare con il drone se per caso il vento ha divelto la parabola del tetto di casa propria o di quella del vicino, per fare i video dei matrimoni, per vendere le foto aeree scattate in mezzo alla natura. Proibizioni di cui non si vede la ragione, emesse n barba al Decreto del Presidente della Repubblica che quelle riprese le aveva liberalizzate da quasi vent’anni.

Norme che erano comunque nate per cercare di fare una cosa buona, come ci rivela Enea Guccini di ENAC, tra gli estensori di uno dei primissimi regolamenti sui droni: la distinzione artificiosa  tra volo per hobby e volo per lavoro era stata inserita per salvaguardare gli aeromodellisti, a cui era stato dato il permesso di volare e fare i loro video privati in pace, riconoscendone la cultura aeronautica e le capacità operative. Ma alla fine richiedere il patentino per tutto il volo professionale, anche il più banale, era diventato uno scalino enorme per i tantissimi che avrebbero voluto provare a fare il salto tra hobby e professionisti, e venivano frenati non solo dagli alti costi delle scuole di volo, ma anche dalla politica predatoria di alcuni (pochi per fortuna) Centri di Addestramento che non si facevano nessuno scrupolo a forzare a loro vantaggio i passaggi oscuri del regolamento, raccontando agli spaventati hobbisti che non potevano volare con un Phantom perché faceva a loro dire volo autonomo, che i droni per hobby sono aeromodelli e gli aeromodelli volano solo nei campi volo, o la chicca che non si può volare in pubblico con una telecamera ad alta risoluzione (Leggi e rabbrividisci:  l’elenco delle perle denunciate dai lettori di DronEzine  e la loro puntuale smentita).

L’instant Ebook di DronEzine per la transizione senza mal di testa da ENAC ed EASA: si aggiornerà man mano che verranno rilasciati nuovi regolamenti e documenti in sede nazionale o europea

Insomma, la somma tra costi alti, inevitabili perché  derivati dalle alte richieste della Lic 15, e un atteggiamento così disinvolto da sconfinare talvolta in qualcosa di ben peggiore di pochi CA hanno finito con lo snaturare il ruolo delle scuole di volo: avrebbero dovuto essere la base su cui formare una generazione di piloti professionisti preparati e capaci, hanno finito con il diventare senza volerlo un ostacolo che teneva lontane le persone intenzionate a costruirsi piano piano una professione. Con danno anche e soprattutto alle scuole stesse, che pure avevano, hanno e avranno un ruolo importantissimo, anche con EASA, per formare chi della formazione di qualità ha un bisogno assoluto: i piloti Specific e Certified in primis, per i quali il “patentino” resterà un obbligo. Ma anche tutti gli altri che voleranno in Open, magari per lavoro ma anche solo come hobbisti e aeromodellisti, e vogliono una formazione non obbligatoria ma di qualità.

Come i corsi per fotografi, d’altronde: nessuno li obbliga a seguirli, ma chi vuole crescere li fa eccome con profitto e con piacere. Certo per i piloti Open bisognerà rivedere prezzi, materie e ore, ma in mancanza di obbligo legale questo lo deciderà il mercato e non certo una circolare emessa da un Ente che dovrebbe occuparsi in primis di aeroplani.

Transponer e marchi CE. Basta con i manuali obbligatori
(e basta con le lagne sugli abusivi)

Un transponder per grandi droni: ovviamente non certificato EASA, quelli ancora non ci sono e saranno integrati nei droni commerciali.

Se l’attenzione di tutti si è puntata sul ruolo fortemente ridimensionato delle scuole di volo, e sull’abolizione del “patentino” per i semplici lavori a basso rischio in Open, una rivoluzione altrettanto importante e gravida di conseguenze è l’introduzione del transponder e del marchio CE.

Tutti registrati e con transponder: esentati solo i 250ini, i “trecentini” europei e i (futuri) droni giocattolo, gli unici che potranno essere usati dai ragazzi fino al 16esimo compleanno.

Alessandro Cardi, il vice direttore generale di ENAC, spiega così: “L’Approccio EASA è più liberale, ma a questa libertà fa da contraltare l’obbligo per tutti di registrarsi, anche per gli hobbisti, ampliando enormemente la platea di chi vola secondo le regole e dando più sicurezza a tutti”. Il Transponder, rivela ancora Cardi, è stato fortemente voluto anche dal nostro Ministero dell’Interno e dalle forze di polizia, che in tempo reale vogliono poter sapere di chi è il drone in volo in quel momento e di che drone si tratta. Ne consegue che vanno finalmente nel dimenticatoio le assurde, annose polemiche sugli abusivi e le conseguenti ridicole cacce alle streghe a cui abbiamo assistito in passato e speriamo di non assistere più in futuro. Ancora oggi non manca chi ci spedisce in redazione link a voli che a detta loro sarebbero illegali, e ci chiedono come denunciarne gli autori: a loro abbiamo sempre risposto che noi non giudichiamo mai da dei filmati senza sapere da chi e come è tata fatta l’ operazione, e che siamo giornalisti e non sceriffi del vecchio West.

Ora speriamo che non ci seccheranno più con queste lagne sui presunti abusivi: chi deve controllare, è pagato per farlo e ne avrà gli strumenti sono solo le forze dell’Ordine. Un clic e sapranno se quel drone ha il diritto di essere lì dov’è oppure no. E se il transponder non c’è, è disattivato o è taroccato, il pilota ne pagherà le conseguenze secondo la legge. Semplice, facile e trasparente.

Un secondo punto importantissimo, che comporta una semplificazione notevole,  riguarda la marchiatura CE, che sarà obbligatoria per tutti i droni (salvo gli aeromodelli e i droni autocostruiti, che voleranno in A3, cioè senza persone estranee nei dintorni e a 150 metri da case, strade eccetera) venduti in Europa. Per le operazioni in Open e Specific, non sarà dunque più richiesta la manualistica aeroanutica, altro gradino piuttosto alto che frena l’uso professionale dei droni (l’obbligo resterà durante la transizione, i manuali ENAC per i trecentini li trovi su DronEzine).  Per i droni, tutti, fino a 25 chili le necessità di certificazione saranno assolte dal semplice marchietto CE, che attraverso la distinzione in cinque classi, da C0 (i futuri “trecentini” europei) a C4 (aeromodelli e droni senza GPS) sarà l’unico documento richiesto per dimostrare che quel drone può volare in un certo modo e fare certe operazioni, per lavoro o per divertimento non cambia nulla.

Basta quindi spese in consulenti o notti passate a scrivere da zero i manuali dei droni. Cade un altro steccato che rende difficile agli appassionati affrontare il salto verso il professionismo.

Infografica tratta dall’ebook “In rotta verso EASA” di Luca Masali e Stefano Orsi, editore DronEzine

Volo urbano sulle persone: una necessità, non un capriccio

Ogni volta che DronEzine pubblica contenuti che spiegano come volare sule persone senza patentino anche in città, cosa che oggi è permessa solo con i “trecentini”, i SAPR inoffensivi da 300 grammi, si alza una levata di scudi di persone che per ignoranza ma talvolta anche malafede mette in dubbio persino si possa fare, mentre altri più correttamente si chiedono se sia una buona idea volare su persone non coinvolte nelle operazioni.

Ebbene, se ormai da anni stiamo conducendo una  campagna informativa, fatta anche di corsi online, per spiegare come si vola sulle persone, è perché non si tratta di un capriccio ma di un punto di fondamentale importanza perché i droni possano per davvero diventare uno strumento di gioco e di lavoro utile e flessibile e non restare relegato all’aperta campagna, dove le operazioni professionali hanno poco senso: a pochi interessa filmare una mucca in un prato di margherite, a tanti interessa riprendere quello che succede in città.

Anche per nobilissimi scopi che hanno una immensa valenza sociale: il drone journalism, per esempio. Ma anche le riprese tecniche per l’ingegneria civile e residenziale, per dirne una, o la manutenzione di torri GSM e linee elettriche. O vivaddio, le riprese dei matrimoni sul sagrato della chiesa. Non è che per scattare due foto  a un palo della luce o fare una breve ripresa di qualche minuto si possa pretendere di far transennare una via impedendone l’accesso, con gli inevitabili disagi al traffico che ciò comporta. Le operazioni urbane richiedono necessariamente il sorvolo della gente che passa, e non parliamo certo degli assembramenti inusuali che resteranno comunque vietati anche con EASA. Parliamo di poter lavorare o magari anche solo giocare in un parco senza scocciare nessuno e senza spaventare nessuno, con un drone che se colpisce qualcuno fa lo stesso danno di un pallone da calcio. Se ci possono essere danni (e ci saranno, qualche auto graffiata o finestra rotta va messa in conto) ci sono le assicurazioni.

Inoltre, è inutile che ci riempiamo la bocca di concetti come il BVOLS, il volo fuori dalla vista del pilota, se non prevediamo che i (futuri, e non ancora previsti nemmeno da EASA) droni automatici con caratteristiche che li rendano il più possibile inoffensivi debbano dribblare chi sta a terra senza poterci semplicemente passare sopra. Il sorvolo di persone non assembrate è la base su cui si costruisce il futuro dei droni. Capiamo peraltro le ansie degli aeromodellisti, che per cultura e tradizioni aborriscono l’idea di usare i loro aeromodelli sulla gente, e hanno pienamente ragione. Ma gli aeromodelli non sono droni, e viceversa.  I droni devono poter sorvolare la gente, gli aeromodelli non ne hanno alcuna necessità e fanno benissimo a non farlo, non lo faccio io per primo, aeromodellista da quasi mezzo secolo.

Finora il sorvolo di persone era dunque relegato ai soli trecentini, non a caso l’unica categoria di SAPR che ha senso usare in città, e ai droni inoffensivi fino a 2 kg, più rari delle mosche bianche. Ora con EASA la possibilità si allarga a droni simili (ma non identici, attenzione) ai Mavic di oggi: più potenti, con maggiore autonomia e miglior telecamera dei trecentini attuali. Un passo in avanti notevole verso l’utilizzo consapevole e ampio ai droni professionali.

Regole uguali per tutta Europa, ma regolamento in divenire

Una delle cose che più ha fatto soffrire gli operatori e gli hobbisti sono stati i tanti “ritocchi” al regolamento ENAC, ricordiamo per esempio il famigerato “Emendamento di Natale” che ha buttato gli aeromodellisti fuori dai CTR aeroportuali (ma ci rientreranno con EASA) e ha gettato nel panico le piccole aziende che trasformavano i piccoli droni per rientrare nel peso forma legale, e da un giorno all’altro nei risicatissimi grammi hanno dovuto inserire anche i paraeliche.

Il regolamento EASA, lo dice chiarissimo Alessandro Cardi,  sarà destinato a cambiare nel tempo, proprio come destinato a cambiare è il regolamento ENAC: “In una industria in grande evoluzione come è quella dei droni, sarebbe un pessimo segnale un regolamento che non si sa evolvere”, dice il vice direttore generale di ENAC. “Oggi il focus è sulle operazioni VLOS, a vista, in Open. Domani il regolamento si evolverà per seguire le necessità che verranno. Oggi i piloti di droni possono dirsi a pieno titolo piloti, visto che pilotano a vista, domani con le operazioni automatiche e autonome magari li chiameremo operatori, l’importante è la serietà del percorso formativo e professionale che seguiranno”. Quel che è certo è che cade un ennesimo steccato, quello che ha finora relegato agli stretti confini nazionali i piloti e gli hobbisti di 27 Paesi europei, abituati invece a muoversi liberamente per lavoro e per svago nel loro continente. Con questo Regolamento, che “non assomiglia a nessuno dei 27 regolamenti in vigore in Europa”, dice ancora Cardi, si apre un mercato di quasi 600 milioni di persone, che affronteremo con molta meno burocrazia, con droni certificati CE, con una formazione molto più leggera e costi decisamente minori rispetto a oggi.

Luciano Castro, il patron di Roma Drone, “striglia” gli operatori: “Ma come, al primo Roma Drone chiedevate tutti regole più semplici e costi minori, oggi che arrivano vi preoccupate?” Un intervento da applausi (ma sul momento, a caldo, ha più che altro ricevuto fischi) 

In proposito Cardi rassicura: “Non faremo nulla di diverso da quello che faranno gli Stati Membri, e in particolare non faremo regole più restrittive: in aeronautica chi pensava di fare di più ha sempre sbagliato ed è dovuto tornare precipitosamente a fare marcia indietro”. Certo ci sarà qualche mal di testa durante la transizione appena iniziata. Ma abbiamo tutto da guadagnare e ben poco da perdere. L’ha sintetizzato ottimamente  Luciano Castro, il patron di Roma Drone, in un intervento alla riunione del 1 febbraio scorso, rivolto alle scuole di volo comprensibilmente preoccupate, visto che la rivoluzione comincia proprio da loro: “Ma come, al primo Roma Drone tutti gli operatori chiedevano meno regole e più semplici, oggi che arrivano vi preoccupate?” Un intervento che noi riteniamo da applausi, anche se in effetti all’occasione ha più che altro rimediato fischi. Me siamo certi che sia stata una reazione a caldo molto poco ragionata, di pancia più che di cervello, e se ne parlerà proprio il 18 marzo a Roma Drone, visto che da un mercato continentale senza gradini di ingresso troppo alti saranno proprio gli operatori, i piloti con attestato (che sarà convertito agli attestati LUC, i patentini europei) e le scuole che avranno da guadagnarci. Perché il regolamento EASA è una enorme opportunità. Ma come tutte le opportunità, bisogna saperla cogliere. Chi non ci riuscirà si estinguerà. Ma non sarà certo colpa di EASA.

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