DJI rinnova il Geofencing GEO 2.0 per proteggere le zone di volo proibite ai droni

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Una delle maggiori preoccupazioni degli Enti nazionali e internazionali che hanno il compito di regolamentare lo spazio aereo civile negli ultimi anni, è quella della interferenze dei droni nei pressi degli aeroporti. Sopratutto nelle fasi di decollo, ma anche in quella di atterraggio un drone che finisce dentro a un motore  o dentro all’ala di un aereo è l’incubo di tutti i piloti.

DJI uno se non il maggiore produttori di droni cumsumer e prosumer a livello mondiale, non rimane sordo di fronte a questo problema e da tempo oramai protegge gli aeromobili tradizionali, inserendo opportune NoFlyZones nel database insito in ogni drone e nella applicazione di controllo. In questo modo quando un drone DJI si avvicina troppo a una area dove vige il divieto di volo per i droni, ne inibisce l’accensione dei motori o si rifiuta di attraversarla nel caso il velivolo a pilotaggio remoto sia già in volo.

Da tempo esiste quindi il GeoFencing, ovvero un recinto virtuale che obbliga e costringe i droni DJI a rimanere entro aeree bene definite e a non uscirne con il rischio di invadere lo spazio aereo destinato magari al corridoio di decollo o atterraggio degli aerei di linea.

Quasi tutti i regolamenti internazionali hanno delle aree ben definite all’esterno di ogni aeroporto che si chiamano ATZ e sono sotto la supervisione dei controllori di volo.

DJI ridisegna il sistema di Geofencing GEO 2.0

Oggi 12 febbraio DJI Innovation con un comunicato annuncia che migliora la sua tecnologia Geofencing con il rilascio in Europa del suo sistema Geospatial Environment Online GEO 2.0, portando in 32 paesi del continente l’ultima generazione del Geofencing.

Il sistema GEO 2.0 crea zone tridimensionali di sicurezza a forma di papillon che circondano i percorsi di volo delle piste e utilizza complesse forme poligonali intorno ad altre infrastrutture sensibili, al posto di semplici cerchi usati in precedenti versioni del Geofencing. Questo verrà applicato nei 13 paesi coperti dal sistema GEO di DJI originale, nonché in altri 19 paesi che precedentemente non avevano un Geofencing avanzato.
Il nuovo sistema riflette meglio i rischi reali per la sicurezza in queste zone ed è più flessibile in zone a basso rischio, ad esempio permettendo agli utenti autorizzati di svolgere delle attività con droni in luoghi paralleli alle piste

“DJI è desiderosa di garantire che la sicurezza rimanga la massima priorità in quanto l’industria europea dei droni promuove nuove forme di utilizzo dei droni secondo modalità coinvolgenti e produttive. L’introduzione di funzionalità di sicurezza di ultima generazione in un numero ancora maggiore di paesi aiuterà sia il pubblico in generale che gli operatori dei droni”, ha affermato Christian Struwe, Head of Policy di DJI per la regione EMEA. “La gestione dello spazio aereo europeo deve garantire operazioni future avanzate, come il volo automatizzato e il volo al di là della linea di vista dell’operatore, senza imporre nuovi oneri ai piloti di droni ricreativi e professionali che hanno completato milioni di voli sicuri e vantaggiosi. Altitude Angel promuove questa visione e fornisce dati affidabili dello spazio aereo necessari per l’implementazione”.

La prima volta che DJI ha creato No-Fly Zones per i suoi droni è stato in 2013, e ha introdotto il sistema GEO più preciso tre anni dopo, aggiungendo aggiornamenti in tempo reale e nuove zone per prigioni e centrali nucleari, fornendo allo stesso tempo un sistema di auto-sblocco flessibile per i professionisti. Entrambi i sistemi hanno dimostrato che la stragrande maggioranza dei piloti di droni desidera volare in modo sicuro e responsabile, e desiderano una guida di facile utilizzo per aiutarli a capire lo spazio aereo.

DJI ha scelto Altitude Angel come suo nuovo partner per distribuire agli aeroporti dati geospaziali rilevanti, precisi e in tempo reale. In Europa, Altitude Angel sostituisce AirMap, il fornitore di dati geospaziali precedente.
L’anno scorso, DJI ha lavorato insieme ad Altitude Angel su Operation Zenith, un test su vasta scala presso l’aeroporto di Manchester sulla piattaforma GuardianUTM O/S per la gestione del traffico senza pilota nello spazio aereo controllato.

DJI Geofencing utilizza il segnale GPS e di altre costellazioni satellitari  di navigazione per aiutare automaticamente a impedire ai droni di volare vicino a luoghi sensibili come aeroporti, prigioni, centrali nucleari ed eventi di alto profilo.

In alcuni luoghi, un drone DJI non può decollare o volare all’interno di un area sotto il controllo di Geofencing senza un’autorizzazione speciale. I piloti di droni con un’account DJI verificata possono sbloccare alcune zone se hanno delle ragioni legittime e le approvazioni necessarie. Tuttavia, le aree più critiche richiedono dei passaggi extra da DJI per poter essere sbloccate. DJI ha semplificato il processo di approvazione in modo che i piloti di droni professionali con l’autorizzazione a volare in luoghi sensibili possano ricevere i codici di sblocco entro 30 minuti presentando una richiesta online.

Parlammo dell’aggiornamento del Geofencing di DJI in questo precedente articolo. E a tal proposito specificammo che le zone incluse nel recinto virtuale Gefoencing non sono assolutamente arbitrarie, ma derivanti dalle indicazioni ottenute da ICAO (International Civil Aviation Organization) che nell’Annex 14 relativo alla sicurezza degli spazi aerei nei pressi delle piste di decollo e atterraggio, definisce e disegna nuove superficie immaginarie di rispetto.

Caratteristiche tecniche del sistema GEO 2.0

GEO 2.0 applica le restrizioni di Geofencing più severe in un rettangolo largo 1,2 chilometri (3/4 miglia) attorno a ciascuna pista e ai percorsi di volo tridimensionali alle due estremità, dove gli aeroplani decollano e atterrano.
Restrizioni di Geofencing più flessibili si applicano a un’area ovale entro 6 km (3,7 miglia) da ogni pista. Questa forma di papillon apre più aree ai lati delle piste per usi vantaggiosi dei droni, così come aree a bassa quota a più di 3 chilometri (1,9 miglia) dalla fine di una pista, mentre aumenta la protezione nei luoghi in cui gli aerei tradizionali volano realmente.

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