Easa e le norme soffocanti sui grandi droni passeggeri e merci

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Di Sergio Barlocchetti

L’authority europea non perde il vizio di emettere norme soffocanti. Ora tocca ai grandi droni elettrici per trasportare persone e merci voluminose. E la cosa riguarda anche i nostri piccoli droni…

Sorvolo le polemiche tra il regolamento Unmanned nazionale e quello europeo per riflettere su un fatto soltanto apparentemente lontano dai droni: Easa sta lavorando alla bozza di una norma per la certificazione dei veicoli elettrici e ibridi a decollo e atterraggio  verticale (eVTOL), visto il proliferare di mezzi come i PAV di Boeing, Airbus, Google, Volocopter e Pipistrel Vertical Solution.

La reazione dei costruttori più grandi è stata positiva, con l’annuncio della loro partecipazione ai lavori, mentre quella dei più piccoli ed extra europei è stata di grande preoccupazione, poiché una certificazione di tali mezzi potrebbe rallentarne significativamente lo sviluppo. Sul sito Easa si legge: “La condizione speciale è stata stabilita per definire le specifiche tecniche per la certificazione di tipo di un velivolo a decollo verticale per il decollo e l’atterraggio di persone, con più eliche utilizzate per generare sollevamento e controllo”.

L’agenzia ritiene infatti che gli attuali standard di aeronavigabilità per velivoli o velivoli ad ala rotante non siano adeguati per essere utilizzati per i mezzi standard né per dimostrare la conformità di tali velivoli ai requisiti essenziali del regolamento base CE 1139/2018, pertanto che sia necessario sviluppare una serie completa di specifiche tecniche dedicate che possa essere usata per stabilire la base di certificazione. Negli Stati Uniti, il 70% delle norme FAR parte 23 si adatterebbe direttamente ai progetti eVTOL, mentre il restante 30% necessiterebbe di condizioni speciali, come ha affermato Greg Bowles, vicepresidente dell’associazione dei costruttori di aviazione generale (Gama ). L’Easa invece sta proponendo di aggiungere nuove regole che limiterebbero la progettazione e la flessibilità operativa, incluso il divieto di eseguire auto-rotazioni per la discesa rapida o in emergenza. Se Easa adotta una norma eVTOL come nuova categoria di certificazione, i progetti eVTOL in corso potrebbero subire ritardi per un decennio, in quanto tutti i paesi europei dovrebbero ratificare la proposta. Bowles, da anglosassone qual è, ha dichiarato che Gama preferisce mantenere il quadro di certificazione esistente e certificare gli eVTOL in base ad eccezioni come “aereo con un componente di sollevamento verticale”. La creazione di una tale norma in Easa andrebbe infatti a vantaggio di società come la startup tedesca Volocopter, che attualmente sta collaudando il suo velivolo eVTOL per trasporto urbano a Singapore. E, stante che dopo sei anni ancora non abbiamo un regolamento comune per i droni in vigore, chissà che pasticcio salterà fuori per gli eVTOL.

Lo scorso novembre trenta persone di otto paesi si sono incontrate in Easa per discutere le esigenze del settore emergente. Dorothee Bär, il ministro tedesco per la digitalizzazione, sostenitore della mobilità aerea urbana in Europa, ha lodato gli sforzi per sviluppare standard comuni… Certo, purché vadano bene ai tedeschi.

E la cosa riguarda anche noi e i nostri droni

Si potrebbe pensare che la cosa non riguarderà i costruttori di droni, e invece no: le esperienze sulle quali si basano i progetti eVTOL sono sovente derivate da progetti di droni con alte capacità di sollevamento e la tecnologia applicata è, seppure con le dovute ridondanze, la stessa dei multicotteri. Così già diverse aziende sono state contattate in qualità di consulenti e fornitori. Ed ecco perché esiste una corrente di pensiero che vorrebbe includere questi mezzi nella norma Cs-VTOL con condizioni speciali aggiuntive per affrontare gli esclusivi aspetti di questi veicoli. Come finirà? Lo sapremo dopo un incontro tra le parti in Easa 27 febbraio per discutere i regolamenti proposti

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