La marchiatura CE dei droni, tra direttiva giocattoli e direttiva macchine

0

Di Francesco Paolo Ballirano, legale esperto in diritto legale e membro del Comitato Scientifico di DronEzine

Da qualche settimana la maggior parte delle attenzioni si sono concentrate sulla normativa di dettaglio, di futura emissione, relativa alla marcatura CE, che verrà imposta su determinate categorie di droni. Ci siamo già concentrati sulle finalità e le esigenze che hanno imposto tale novità. Quello che appare interessante analizzare in questo momento è invece il quadro normativo attuale sulla marcatura CE specie in relazione ai droni.

  • Due sono le Direttive europee che riguardano i droni: la Direttiva Giocattoli e la Direttiva Macchine

  • Non è il produttore, ma l’importatore, a doversi occupare della marchiatura CE

  • Gli aeromobili sono esonerati dal marchio CE, ma non i droni, anche se sono aeromobili

  • I futuri droni giocattolo dovranno essere certificati in base alla sicurezza di prodotto, i droni professionali alla sicurezza della navigazione

Abbiamo già precisato in un precedente articolo che i principi della marcatura CE sono stabiliti dal Regolamento n. 765/2008, che rimanda nel dettaglio a specifiche Direttive che, come noto, sono atti che necessitano di normativa di dettaglio emessa dai singoli Stati membri.

Per chiarire la differenza tra Regolamento e Direttiva, appare opportuno specificare che il Regolamento  ha portata generale, è obbligatorio in tutti i suoi elementi e, infine, è direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri. Un Regolamento europeo, pertanto, è un atto normativo immediatamente applicabile in tutta l’Unione ed ogni cittadino dell’Unione Europea deve rispettarne i contenuti al pari di una legge statale. La Direttiva è invece un atto normativo che ha come destinatari gli Stati membri (e quindi non tutti i cittadini dell’Unione Europea). Grazie alla Direttiva l’Unione Europea impartisce a ciascun Stato membro l’obbligo di raggiungere un determinato obiettivo entro il termine fissato.

Svolta tale fondamentale premessa, appare opportuno segnalare che per quanto riguarda la marcatura CE, sono degne di analisi due Direttive: la Direttiva Giocattoli e la Direttiva Macchine, che specificano le regole necessarie per la marcatura CE su questi due tipi di prodotti.

Una precisazione di ordine generale: contrariamente a quanto si pensa, nei prodotti importati da paesi extra UE, non è il costruttore che deve applicare il marchio CE, ma l’importatore. Le varie direttive chiariscono in modo netto che solo un soggetto residente nell’Unione Europea può svolgere tale attività, quindi o il costruttore estero ha un suo referente nel territorio dell’Unione, oppure è l’importatore che deve eseguire le procedure per la marcatura CE.

Ad ogni modo, la circostanza più interessante è che entrambe le Direttive possono riguardare i droni (siano essi aeromodelli giocattolo o SAPR).

La Direttiva macchine (Direttiva 2006/42/CE del 17 maggio 2006 – recepita dal D.Lgs. 17/2010) dispone che l’importazione e/o la commercializzazione negli Stati membri di macchine prive di marcatura CE è vietata. In particolare, gli aeromobili (e, quindi, anche i droni) sono esclusi da tale direttiva solo se adibiti al trasporto, perché rientranti nella disciplina dell’aviazione civile e quindi soggette a norme diverse rispetto alla una marcatura CE.

In tal senso, le nuove disposizioni attuative del Regolamento UE 1139/2018 rappresentano una novità che necessita di un notevole sforzo di armonizzazione. Se la marcatura CE non è richiesta per gli aeromobili, perché appunto regolati dalla normativa afferente l’aviazione civile, il nuovo Regolamento impone invece ai costruttori la marcatura CE. Una discrasia che necessiterà sicuramente di chiarimenti a livello europeo. Quel che è comunque certo è che i droni, nelle varie tipologie disponibili ed ove non considerati come aeromodelli giocattolo, allo stato attuale sono soggetti alle disposizioni della direttiva macchine in quanto non adibiti al trasporto. In particolare, l’art. 1 della Direttiva Macchine specifica che essa si applica a qualsiasi “macchina” intesa come: “insieme equipaggiato o destinato ad essere equipaggiato di un sistema di azionamento diverso dalla forza umana o animale diretta, composto di parti o di componenti, di cui almeno uno mobile, collegati tra loro solidamente per un’applicazione ben determinata” tale da “assicurare un elevato livello di protezione della salute e della sicurezza delle persone”.

Quanto invece alla Direttiva Giocattoli (Direttiva 2009/48/CE – recepita dal D.lgs. 54/2011) rientra nelle disposizioni in esso previste ogni aeromobile senza pilota, progettato o destinato, in modo esclusivo o meno, ad essere usato a fini di gioco da parte di bambini di età inferiore a 14 anni. I giocattoli, che in quanto tali sono inoffensivi, sono sottoposti a stringenti regole di controllo e certificazione, mentre i droni professionali sfuggono a questa disciplina. Tale distinzione va inquadrata anche alla luce delle modifiche apportate in data 7 dicembre 2018, al Regolamento europeo SERA (Regolamento di esecuzione della Commissione (EU) 2016/1185). Ed infatti, l’art. 1 di detto Regolamento prevede che “Il presente regolamento non si applica agli aeromodelli e agli aeroplani giocattolo. Tuttavia gli Stati membri provvedono affinché siano istituite norme nazionali per garantire che gli aeromodelli e gli aeroplani giocattolo siano utilizzati in modo tale da ridurre al minimo i rischi per la sicurezza dell’aviazione civile, le persone, gli oggetti e gli altri aeromobili”. 

Il quadro normativo attuale appare sicuramente poco chiaro e ogni ragionamento conclusivo sarà fatto alla luce degli atti normativi che verranno emessi nei prossimi mesi. Quello che appare tuttavia importante precisare è che sull’argomento droni bisognerà svolgere una doppia analisi: la prima, relativa alla loro commercializzazione, sotto un profilo di sicurezza dei prodotti. La seconda, invece, avrà ad oggetto i profili della sicurezza dal punto di vista della navigazione, dove i droni non saranno più considerati come semplici e generici “prodotti” ma come veri e proprio aeromobili. Districarsi tra queste due visioni non è semplice, soprattutto se sino ad ora una vera e propria “sintesi” tra la disciplina sulla commercializzazione dei prodotti e quella dell’aviazione civile non è mai stata concretamente attuata.

1391 visite
Commenta:

Segui DronEzine sui social: