Internet dai droni d’alta quota: dopo i fallimenti di Google e Facebook ci prova SoftBank. Ma finora non è sia andata benissimo…

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Il sogno di portare Internet ultraveloce dove non arriva nemmeno il satellite attraverso droni d’alta quota, ad ala fissa, in grado di volare mesi senza toccare terra si è decisamente arenato dopo il naufragio dei progetti gemelli di Facebook e Google. Ora ci riprova SoftBank insieme ad AeroVironment, esperti americani di droni autonomi,  che però ancora si leccano le ferite dopo il disastro del loro drone solare d’alta quota Helios, finito nell’oceano  (nella foto) nel 2003, ma non prima di aver stabilito il record mondiale di quota a 30 km d’altezza.

Si chiama Hawk 30 ed è un grande, molto grande tuttala solare, con 10 motori elettrici progettato per volare a 20 km di quota, il doppio di quella dei jet commerciali. Un design che da vent’anni AeronVironment porta avanti insieme alla Nasa, con risultati non sempre brillanti.

Lo scopo, nobilissimo, è portare banda 5G e Internet delle Cose nelle aree del mondo dove la connessione tradizionale non arriva, e non arriva nemmeno il satellite, in collaborazione con SoftBank.

Il volo inaugurale è previsto nei prossimi giorni, presso l’Armstrong Flight Research Center in California.

 

Il guaio è che questi droni fragili ed elegantissimi devono ancora risolvere parecchi problemi: non solo l’Helios è finito a mollo, anche HALE, drone spia d’alta quota sviluppato per la Nasa sempre da AeroVironment è finito distrutto da un incidente, e la stessa Google ha scassato il suo drone Aquila, poi tornato a volare e ritirato definitivamente dopo che Google aveva presentato come un gran successo il volo successivo, terminato però con un atterraggio davvero imbarazzante (VIDEO), con le eliche che arano il campo, dettaglio su cui il motore di ricerca ha sempre soprasseduto come se fosse normale fare atterraggi così sconclusionati.

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