Qualche riflessione sui droni Disney

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La notizia era ghiotta e ha fatto rapidamente il giro del Web: la Walt Disney ha brevettato alcune applicazioni di droni per movimentare i suoi parchi a tema e rendere più spettacolari le sue parate con personaggi volanti. Al di là del folklore, è importante notare che la Disney, come Amazon prima di lei, di fatto sfida apertamente la FAA, l’Enac amaericana che a differenza della nostra proibisce del tutto qualsiasi uso professionale dei droni. Amazon si è alleata con DJI, Parrot e altri grandi players internazionali per formare una lobby con cui far pressione sul governo americano perché segua le orme dell’Italia, dove sia pure tra mille polemiche e difficoltà, e con un regolamento a volte contraddittorio, confusionario e portato avanti a colpi di circolari, Enac per lo meno sta affrontando il tema del lavoro aereo con i sapr.

Disney plans to use drones as part of their theme park shows.  In this image, drones are shown autonomously assembling a fantasy like structure.  (Image capture from Disney's patent application)La sfida di Disney è squisitamente tecnologica, e le difficoltà da superare per riuscire davvero nell’impresa fanno tremare i polsi. L’idea di base è semplice, usare i droni come burattinai volanti per muovere marionette. Il che dal punto di vista tecnologico significa avere una ground station in grado di coordinare la coreografia di macchine volanti di dimensioni importanti, per creare uno show ripetibile a dispetto delle condizioni atmosferiche, che sia pure non estreme, saranno sempre diverse un giorno con l’altro. Attualmente una simile infrastruttura tecnologica non esiste, almeno nulla di adatto a grandi droni che volano in area critica. Se Disney vuole davvero creare i suoi show volanti dovrà crearla da zero o quasi, e la cosa avrà importanti ricadute sull’intera filiera dei droni. La scommessa di Disney è pericolosa: se riescono a dimostrare che è possibile creare grandi droni che possano volare in modo sicuro sulla testa dei bambini, viene spuntata un’arma importante della FAA, che proibisce i voli professionali sostanzialmente per ragioni di sicurezza. Ma allo stato attuale della tecnologia, nonostante la ridondanza e i sisstemi di sicurezza, nessuno ha mai osato proporre una cosa del genere. Il rovescio della medaglia è che se Disney dovesse fallire, e una marionetta volante dovesse ferire un bambino, questo sarebbe un boomerang terribile per tutta l’industria degli aerei senza pilota. Nei brevetti depositati negli USA, si vede chiaramente che i droni Disney sono progettati con la sicurezza al primissimo posto: sono moltissimi gli accorgimenti in questo senso, con diversi protocolli tecnologici di sicurezza a cascata e la possibilità in casi estremi di far prendere il controllo da un pilota umano.
La visibilità globale di Disney, la sua immagine di compagnia ultra-sicura a prova di bambino è il miglior biglietto da visita che la comunità dei droni possa desiderare. Se perfino Topolino si fida a far volare i droni sulla testa dei nostri figli, se una compagnia che pone la sicurezza al primo posto e perderebbe tutto se si dimostrasse temeraria ci mette la faccia e scommette sui droni,  non c’è ragione che la FAA non incoraggi, invece che boicottare, lo sviluppo dell’industria dei droni. La sfida è stata lanciata, ora resta da vedere se davvero gli ingegneri Disney sapranno fare un drone che non spaventi, ma faccia divertire, i bambini di tutto il mondo.

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