Sono purtroppo sempre più frequenti le notizie di droni che volano nei pressi di aeroporti obbligando i gestori a chiudere gli scali per diverse ore e in alcuni spiacevoli casi anche per giorni interi. Vedi gli esempi italiani di Malpensa e Cagliari o quelli internazionali di Gatwick e Heatrow.
Tralasciando sugli aspetti criminali di tali intenti, dato che viene naturale pensare che nessuno sano di mente si possa divertire a svolazzare nei pressi di un aeroporto mettendo a rischio centinaia di vite umane solo per vedere da vicino un Airbus decollare.
Oseremmo dire che tutte le nazioni del globo hanno leggi ben precise che vietano il sorvolo degli aerodromi, ma ciò nonostante e con un preoccupante aumento dei casi segnalati, sono episodi che avvengono molto frequentemente.
Come vietare il volo dei droni presso gli aeroporti e altri obiettivi sensibili?
In questo caso le risposte degli Enti che si occupano della sicurezza aerea e terrestre non può che essere informativo, preventivo e repressivo.
In poche parole dovrebbero essere programmate campagne pubblicitarie su tutti i media oltre alla affissione di cartelli di divieto a questo punto non solo negli aeroporti, ma in tutti i siti sensibili.
Il passo successivo sarebbe quello di installare sistemi che possano non dico anticipare, ma avvisare immediatamente della minaccia costituita dal volo di un drone nei pressi di una area vietata, una NoFlyZone.
Ultimo passo dovrebbe essere messa in atto una azione concreta per neutralizzare in tempi rapidi il volo del drone.
Droni e sistemi anti droni, una eterna battaglia tra buoni e cattivi
Tecnicamente e parallelamente parlando così come i droni diventano sempre più evoluti, performanti e minuscoli, di pari passo i sistemi per il loro rilevamento e la loro neutralizzazione corrono alla stessa velocità.
In campo civile esistono centinaia di sistemi sviluppati da altrettante aziende situate non solo nel mondo, ma anche in Italia. Non siamo al corrente delle ultime scoperte militari che certamente saranno molto più avanti nella linea temporale.
Una semplice ricerca sui principale internet crawler, vi farà capire di quanto vasto sia questo settore dei sistemi anti drone.
Anche il principale produttori di droni citiamo DJI e non a caso, ha realizzato Aeroscope, una specie di radar che basandosi sui segnali del radiocomando che viaggiano verso il drone ritornando poi allo stesso con la telemetria e le immagini trasmesse in tempo reale, ne identifica la posizione il numero seriale univoco e probabilmente anche altre informazioni.
Il sistema di DJI funziona ovviamente con i mezzi aerei a pilotaggio remoto prodotti dal colosso di Shenzen, ma a detta loro anche con i droni dei loro concorrenti.
Ne esistono due versioni, una con installazione di antenne fisse da montare lungo tutto il perimetro da proteggere e una mobile da installare sul campo alla bisogna.
“Il colosso cinese in teoria conoscendo i protocolli di trasmissione e il funzionamento dei droni da lei prodotti, potrebbe trasformare il sistema anti drone Aeroscope da passivo ad attivo, prendendo il controllo del drone e portandolo in una area franca, lontano dall’obiettivo da proteggere” – NDR.
Come funziona un sistema anti drone
Dopo l’episodio di Gatwitck la Gran Bretagna ha investito e messo sul piatto svariate milioni di sterline per controbattere una situazione che negli scorsi mesi ha messo sotto scacco e deriso le forze di polizia inglesi.
I sistemi anti drone, si basano sui due principi fondamentali, intercettare e comprendere la posizione e il movimento del drone e annientare lo stesso con diversi mezzi.
Le analisi dello spazio aereo da monitorare avvengono con 3 diversi metodi:
– ottici, ovvero telecamere in grado di distinguere un drone rispetto ad un altro volatile naturale e operanti sia di giorno che di notte grazie alla visione agli infrarossi.
– a radiofrequenza, ovvero scanner che ascoltano ininterrottamente lo spettro radio tipicamente usato dai droni e dai rispettivi radiocomandi.
– usando un radar di dimensioni contenute dedicato espressamente ad identificare piccoli oggetti volanti a pilotaggio remoto e con un raggio di azione di qualche chilometro.
Il blocco del drone cioè la neutralizzazione della minaccia, può avvenire o fisicamente con il lancio di speciali reti o elettronicamente intercettando, confondendo e bloccando le comunicazioni radio tra il controller e il drone oltre alla ricezione del segnale GPS.
L’interruzione delle comunicazioni radio verso il drone è una parte molto delicata, in quanto bisogna tenere conto che un drone impazzito e senza controllo potrebbe cadere ovunque all’interno del perimetro da proteggere e se per assurdo fosse carico di esplosivo, non si fermerebbe in ogni caso l’azione ostile, anzi.
Nella malaugurata ipotesi di un drone carico di esplosivo, sia l‘uso delle speciali reti, sia un blocco totale delle frequenze radio usate per il controllo del drone potrebbero non essere le soluzioni migliori.
Come funziona un jammer, un disturbatore di frequenze?
L’uso di un jammer che in italiano si potrebbe tradurre come disturbatore è assolutamente vietato per i normali cittadini in tutto il globo.
Una volta attivato, esso sovra modula o emette un segnale con una maggiore potenza interponendosi tra la fonte emittente e il dispositivo ricevente.
Per fare un esempio pratico immaginate un conversazione tra due persone situate in un punto A e un punto B e a un certo momento in mezzo di interpone una altra persona che gridando rende impossibile sentire e udire con chiarezza quando detto dall’altro interlocutore.
In quel momento il drone non sentendo più i comandi impartiti dal controller potrebbe decidere di ritornare verso il punto di decollo o atterrare sul posto.
Per evitare un volo autonomo e pre programmato dal drone verso uno specifico target, i moderni sistemi anti drone muniti di jammer, bloccano e interferiscono anche le frequenze radio dei segnali GPS e GLONASS.
I jammer sono spesso usati anche dai malintenzionati comuni, ladri e rapinatori
Va detto a onor di cronaca che i jammer sono facilmente reperibili e acquistabili grazie a internet su moltissimi siti. Sono purtroppo usati anche dai ladri di auto per bloccare gli antifurto degli autoveicoli e inibire la trasmissione cellulare e la ricezione del segnale satellitare. Allo stesso modo sono usati dai topi di appartamento più evoluti che oltre a tagliare i cavi telefonici inibiscono le trasmissioni cellulari degli antifurto domestici o aziendali.

Perché non installare un jammer – disturbatore di radiofrequenza – permanentemente sul perimetro degli aeroporti o obiettivi sensibili
Chiarito il concetto del disturbatore a radiofrequenza, la cosa più logica da pensare sarebbe quella di installare tali jammer su tutta la area da proteggere in via definitiva, ma questo comporta ovviamente il problema che su determinate frequenza da inibire, non si parlerebbero nemmeno i dispositivi debitamente autorizzati e non solo quelli nemici. Quindi nessuna connessione WiFi, BlueTooth, trasmissione su rete cellulare ecc.
Pertanto tale soluzione è applicabile solo in determinate situazioni, quali cortei di personaggi politici a rischio di attentato o subito prima o subito dopo un attacco terroristico.
Tipica struttura di un sistema anti drone con postazioni fisse
I sistemi di anti drone per installazioni permanenti offerti dalle principale aziende, sono quasi tutti a postazione fissa, ma con scansione e inseguimento del cielo soprastante grazie a rilevatori radio e ottici.
In poche parole eseguono movimenti continui, tipo quelli dei radar per intenderci, e una volta individuato un volo ostile, dirigono verso di esso con le speciali antenne direttive installate la radiofrequenza necessaria e opportunamente modulata sino a che la minaccia, cioè il drone non autorizzato, non si diriga verso l’esterno del perimetro.
Sistemi anti drone con jammer per postazioni mobili o veicolari
Molti sistemi anti drone, vengono definiti portable gun, fucili portatili e la forma in effetti ricorda proprio quella di un grosso fucile militare. Se non fosse per l’importante massa anteriore che nella maggior parte delle situazioni, ingloba le antenne trasmittenti.
Nelle foto qui di seguito è possibile vedere un fucile anti drone chiamato Drone Zoro – Portable UAV Defender.
Lavora su tre bande di frequenza: a 2,4 Ghz a 5,8 Ghz e 1,5 Ghz. Coprendo quindi le trasmissioni WiFi usate per i controller dei droni e le ricezione dei satelliti delle costellazioni GPS e Glonass.
Con un potenza di uscita di 15 Watt ha una raggio di azione e disturbo superiore a 1 chilometro.
Può funzionare per oltre un’ora di emissione continua. Poi si ricaricano le batterie.
Molti altri sistemi di protezione attiva, coprono anche le bande dei 433 Mhz e dei 915 Mhz.
Oggetti del genere che non sono fortunatamente venduti ai privati cittadini hanno un costo importante, ma la loro versatilità ne dovrebbe garantire un efficacie impiego.


Un operatore decide quale contromisura attuare
Solitamente tutti i dati ricevuti dalle postazioni fisse e mobili convergono in una centrale operativa dove gli addetti alla sicurezza tramite un apposito software possono analizzare i dati ricevuti dai radar o i movimenti del sistema antidrone a puntamento elettronico e ottico, e poi decidere se attuare l’inibitore di radiofrequenza.
Limiti di funzionamento dei jammer installati sui alcuni sistemi antidrone
Nelle specifiche tecniche di altri costruttori sono coperte anche altre frequenze, ma non in tutte sono presenti le vecchie bande usate dai radiocomandi di qualche decennio addietro cioè i 27 Mhz, i 35 Mhz, i 40 Mhz o i 72 Mhz. Che potrebbero risultare immuni ad alcuni jammer installati sui fucili anti drone come il Zoro ad esempio.
Non si esclude che in taluni casi, stando alle specifiche dichiarate da alcun i costruttori, non riescano anche a prendere il controllo del drone e a farlo dirigere verso una zona sicura.
Questo potrebbe valere per alcuni tipi dei più famosi modelli di droni, ma se per ipotesi un attentatore usasse un drone auto-costruito, tale tipo di intervento si renderebbe inefficace.
In quel caso forse un cannoncino anti drone tipo lo SkyWall 300 o il fucile SkyWall 100, potrebbero fornire una soluzione concreta certamente molto più cruenta e pericolosa.
Fonte foto e video AUDS, consorzio tra le aziende: Blighter Surveillance Systems, Chess Dynamics, Enterprise Control Systems Ltd
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