L’America copia (male) l’Italia: in arrivo regole molto più pesanti di quelle ENAC

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L’avevamo detto, ed era una profezia facile: il regolamento ENAC sta facendo scuola non solo in Europa ma nel mondo. Negli Stati Uniti la FAA, messa alle strette dalle lobby che premono per avere leggi che permettano di lavorare con i droni, sta mettendo a punto un regolamento per voli professionali  che sembra la fotocopia del nostro, almeno stando alle rivelazioni in anteprima del Wall Street Journal, ma per molti versi è ancora più restrittivo.

Innanzitutto non fa distinzioni tra droni ultraleggeri (i famosi due chili che Enac ha promesso di rendere più semplici sotto il profilo delle regole, una promessa non ancora mantenuta) e droni civili sotto le 55 libbre (25 chili più o meno). Ai “dronisti” americani non basta fare una scuola specifica per droni, come succede da noi,  ma ci vuole (salvo ripensamenti dell’ultima ora) un brevetto di pilotaggio per piloti privati. Il che richiede dozzine di ore di volo (alquanto costose) su aeroplani o elicotteri. Una richiesta che ha sconcertato e preoccupato gli utenti americani dei droni, che ritengono decisamente eccessivo un training da pilota di aeroplani per portare in aria un Phantom. Anche negli USA, proprio come da noi, è proibito il volo automatico e il volo FPV. Secondo il quotidiano newyorkese, le regole FAA arriveranno per la fine dell’anno.

L’Authority civile americana, forte della recente vittoria in tribunale che ha definitivamente accertato il suo pieno diritto di legiferare sui droni, non ascolta critiche e tira dritto seguendo passo per passo le orme di ENAC: in una nota scrive che la sua missione è “integrare gli aerei civili senza pilota nello spazio aereo più affollato e complesso al mondo. E proteggere la sicurezza del popolo americano in aria e sulla terraferma. Questo è il motivo per cui procediamo a tappe nell’accogliere i nuovi utenti dello spazio aereo”. In altre parole, FAA fa propria la posizione di ENAC, che vede nei SAPR per quanto leggeri degli aeromobili e non degli aeromodelli: il passaggio chiave è “integrare gli AEREI civili senza pilota”. Punto. Aerei, per la FAA i SAPR sono aerei. E gli aerei devono avere un pilota, e il pilota deve avere il brevetto.

Quando scrive “procediamo a tappe”, la FAA copia esattamente anche l’approccio che fin qui ha caratterizzato la nostra Authority aeronautica: FAA ed ENAC – e via via tutte le Auhorithy del mondo- adottano  la strategia della vecchia signora che socchiude la porta ma tiene la catenella, in modo da vedere se davvero si può fidare dell’intruso che bussa alla sua porta. Le potenti associazioni dei piloti commerciali applaudono l’impianto regolatorio della FAA, mentre è arrabbiatissimo il lobbysta Michael Drobac, direttore esecutivo della Small UAV Coalition, il gruppo di pressione politica che sostiene le ragioni della comunità americana dei droni: “Stnno facendo un pasticcio colossale” ha detto, “Queste regole sono lontanissime dalla realtà tecnologica e dalle aspirazioni dell’industria dei droni. E verranno pesantemente rifiutate”.

Finora la FAA ha accolto solo una manciata di richieste di voli commerciali di droni: per gli USA almeno fino al regolamento futuro tutte le operazioni sono critiche, e vanno autorizzate caso per caso; non abbiamo informazioni al momento per sapere se nel regolamento definitivo ci sarà qualcosa di simile al nostro non critico. Per il resto, i droni civili potranno volare al di sotto dei 400 piedi (grosso modo come i nostri 150 metri). Per i droni sopra i 25 chili saranno in arrivo regole speciali, quando arriveranno i dati raccolti dai 55 siti di test sparsi per gli USA.

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