Svizzera: drone mette a rischio la covata del gipeto

In Svizzera, e meglio ancora nel canton Ticino, si aspetta da anni che il gipeto, un grande avvoltoio che nella regione non viene più avvistato da almeno 150 anni, torni a nidificare. Dopo vari tentativi di reintroduzione, infatti, il rapace è tornato timidamente a popolare le Alpi, ma non ancora in quelle che appartengono alla Svizzera Italiana.

Roberto Lardelli, presidente di Ficedula, l’Associazione per lo studio e la conservazione degli uccelli della Svizzera italiana, ha spiegato al quotidiano ticinese “laRegione” che anche quest’anno il tentativo di nidificazione rischia di fallire, a causa stavolta del disturbo da parte dell’attività umana. Verso la fine di gennaio, infatti, una persona che da mesi sta seguendo la nidificazione ha osservato un drone volare ripetutamente nella zona delle Tre Valli, causando in due occasioni l’abbandono temporaneo del nido da parte della femmina spaventata, un fenomeno che a seconda di quanto tempo resta lontana la madre, può determinare il raffreddamento dell’uovo al punto da compromettere irrimediabilmente lo sviluppo della covata.

Ecco perché Ficedula ha lanciato un appello alla popolazione, e in particolare ai piloti di droni, chiedendo di lasciare tranquilli questi uccelli, provando almeno a tenersi a distanza dalle pareti rocciose, dove nidificano.

Del resto la sopravvivenza e la proliferazione di questi uccelli rari sono già poste a rischio dalla lotta con l’aquila, con la quale il gipeto si contende i nidi, nonché dal verificarsi sempre più frequente di situazioni meteorologiche estreme causate dal cambiamento climatico, come quando nel 2021 una nevicata straordinaria ha coperto l’unico nido al tempo individuato nel ticinese, facendo sfumare il tentativo di riproduzione.

Che sia stato per girare un video panoramico della splendida zona o magari proprio per immortalare con uno scatto il rarissimo gipeto, il pilota si è anche esposto a conseguenze piuttosto serie, dal momento che la legge federale svizzera sulla caccia, la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici, stabilisce che è perseguibile penalmente chiunque, intenzionalmente e senza autorizzazione, “disturba uccelli che covano”.

Ma quello di Lardelli non è un attacco ai dronisti, bensì una vera e propria preghiera o richiesta di aiuto per tutelare la fauna selvatica. Non criminalizziamo chi utilizza questi apparecchi, talvolta necessari, ma invitiamo allo stesso tempo a usare prudenza per evitare che, nel caso di cui si discute, si perda la covata anche quest’anno”.

Ovviamente, se il caso del gipeto è ancora più simbolico in quanto si tratta di un uccello raro che tenta di reinsediarsi sul territorio, il problema del disturbo delle covate resta pericoloso anche per tutte le altre specie di uccelli e per la fauna in generale. Ecco il perché dell’accorato appello alla sensibilità di turisti e residenti amanti della fotografia aerea e delle montagne, i quali, speriamo, concorderanno con l’obiettivo di preservarle il più belle, sane e ricche di vita possibile.

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