Marmolada: stop alla ricerche via terra, si punta sui droni

Sono sempre più scarse le probabilità di rintracciare altri dispersi dopo che, domenica scorsa, il distacco di un ampio seracco di ghiaccio dal Ghiacciaio sommitale di Punta Rocca della Marmolada ha dato origine ad una frana di ghiaccio, rocce e neve che ha investito due cordate di escursionisti.

Col passare del tempo, infatti, si assottigliano sempre di più le chance che i soccorritori riescano a individuare altri feriti da soccorrere tra le 13 persone che risultano disperse al momento, col bilancio attuale del disastro che inclemente riporta, nell’ultimo bollettino, un totale di 8 feriti (trasportati all’ospedale di Trento) e 7 morti.

Nella giornata di ieri, le condizioni atmosferiche avverse hanno costretto il coordinamento delle ricerche a sospendere temporaneamente sia le operazioni SAR svolte via terra che quelle via aria con elicotteri e droni. Inoltre, il ghiacciaio è stato chiuso a causa del rischio di nuovi crolli, perché a quanto pare la Marmolada non ha ancora finito di “sgretolarsi” e c’è un altro blocco, alto circa 40-50 metri, che potrebbe venire giù all’improvviso. Walter Cainelli, presidente del Soccorso Alpino del Trentino e tra i primi soccorritori dopo l’allarme di sabato, spiega: “C’è un altro ‘palazzo’ pronto a cadere. È simile a quello già franato come dimensioni. Crollerà certamente anche se non è possibile stabilire quando”.

Come riporta l’agenzia Adnkronos, per questo motivo le ricerche via terra sono state definitivamente sospese e adesso si impiegano solo elicotteri e droni per scandagliare dall’alto la porzione di montagna colpita dalla frana, nella speranza di individuare i resti dei dispersi e recuperarli. L’opinione che rimbalza da più parti sui giornali è infatti che sia “alquanto impossibile pensare che a più di 24 ore dal crollo possa esserci chi si sia salvato da un fiume di ghiaccio, sassi e rocce”.

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