Cittadini coi droni per salvaguardare le acque dall’inquinamento negli USA

Negli Stati Uniti il Clean Water Act, ossia la legge federale che regola l’inquinamento delle acque, consente anche ai privati cittadini di attivarsi in prima persona per far rispettare la legge. Ecco perché l’ambientalista Brent Walls ha pensato di sfruttare i droni, ormai oggetti sempre più diffusi tra le persone, soprattutto negli USA, per organizzare dei veri e propri controlli sull’inquinamento che minaccia fiumi e altre riserve d’acqua del Paese.

I droni infatti non sono soltanto strumenti molto efficienti per svolgere ispezioni coprendo ampie porzioni di territorio in tempi infinitamente più brevi di quanto non si possa fare a piedi con una fotocamera o il cellulare in mano, ma soprattutto sono in grado di offrire uno sguardo sopra luoghi che fisicamente sono impossibili o molto faticosi da raggiungere, non solo a causa della morfologia della zona, ma in alcuni casi anche perché letteralmente circondati da proprietà private.

L’idea di base è valida, perché spesso sono proprio i singoli cittadini locali, che hanno a cuore l’ambiente in cui vivono, a rappresentare la prima e più efficace barriera contro l’inquinamento, ma naturalmente questa speciale attività di indagine aerea non può essere improvvisata da chiunque. Per raccogliere prove con i droni, infatti, è ovviamente necessario che il pilota sia in possesso del certificato rilasciato dalla FAA, e che naturalmente voli in una determinata zona nel pieno rispetto della normativa a tutti i livelli: locali, statali e federali. Proprio per questo Walls, organizza una serie di corsi per aiutare gli attivisti a superare l’esame previsto dalla FAA per essere riconosciuto come pilota di droni.

Ma essere piloti in regola non è sufficiente, perché nei frequenti casi in cui un cittadino scrupoloso si trova a volare col drone nei pressi di un impianto produttivo o estrattivo, sono molte altre le questioni che entrano in gioco, tra cui lo spionaggio industriale e anche il banalissimo rispetto della privacy dei dipendenti al lavoro in quel momento: tutti aspetti sacrosanti ma al tempo stesso anche ottime armi “legali” a disposizione degli studi di avvocati per tirar fuori dai guai, in caso di denuncia per sversamenti illegali o altro, le società che assistono. Non va dimenticato che a volte gli stessi attivisti arrivano a compiere dei sabotaggi nei confronti delle aziende che accusano di inquinare l’ambiente, a volte ricorrendo proprio all’uso di droni per queste operazioni (trovate qui l’articolo e il video di quando Greenpeace usò un drone a forma di Superman per volare su una centrale nucleare francese).

Inevitabile, quindi, che per i cittadini più volenterosi sia molto facile registrare e denunciare l’inquinamento di un fiume, senza però poter raccogliere prove con la stessa facilità sulla fonte dell’inquinamento stesso. Ma i droni, da questo punto di vista e se usati in modo corretto, possono svolgere davvero un ottimo lavoro, sperando che anche le autorità facciano altrettanto quando arrivi il loro momento.

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