Natura: come i Droni aiutano la conservazione degli Oranghi

All’interno delle foreste pluviali ricche di biodiversità del Borneo, una crisi silenziosa sta mettendo a rischio l’esistenza degli oranghi, gravemente minacciati dalla distruzione del loro habitat naturale a causa delle attività umane. La popolazione di questi primati, un tempo fiorente, è ormai in drastica diminuzione. La valutazione precisa del numero di individui sopravvissuti è cruciale per determinare l’efficacia delle misure di protezione e conservazione adottate. Con l’ultima rilevazione ufficiale che risale a quasi vent’anni fa, emerge l’urgente necessità di sviluppare un metodo accurato per calcolare il numero di oranghi presenti nella foresta pluviale.

Sotto la guida della dottoressa Biruté Mary Galdikas, professionista ormai simbolo nel campo della ricerca sugli oranghi, e della sua studentessa di dottorato Ruth Linsky, è nata un’iniziativa pionieristica che si avvale della tecnologia dei droni per rivoluzionare le tecniche di censimento di questi primati.

La scomparsa degli oranghi

Dal 1971, la Galdikas, fondatrice dell’Orangutan Foundation International (OFI), si dedica allo studio e alla tutela degli oranghi.

Questi primati, che condividono il 97% del nostro patrimonio genetico, stanno affrontando una crisi senza precedenti a causa della rapida perdita e frammentazione dei loro habitat naturali.

L’importanza di un censimento preciso

Un secolo fa, il Borneo ospitava circa 230.000 oranghi, mentre l’ultimo censimento ufficiale del 2004 segnala un calo drammatico a soli 40-50.000 individui a Borneo e 7.000 a Sumatra.

“Oranghi sono criticamente in pericolo, e non sappiamo nemmeno quanti ne rimangano. Ci serve un censimento accurato, per valutare l’efficacia delle nostre azioni di conservazione,” sottolinea la Galdikas.

I limiti dei censimenti tradizionali e i vantaggi dei droni

I metodi tradizionali di censimento si basano sul conteggio manuale dei nidi abbandonati dagli oranghi. Questo processo, oltre a essere lungo e difficoltoso, risulta spesso inaccurato, pericoloso, costoso, e potenzialmente dannoso per l’ambiente.

L’adozione di moderni droni, in particolare il DJI Matrice 30T, dotato di termocamera, permette di migliorare drasticamente l’accuratezza dei dati, riducendo tempi e costi e minimizzando l’impatto ambientale.

DJI Matrice 30 T salvataggio oranghi

Grazie alle sue avanzate capacità di imaging termico e alla tecnologia a zoom, unitamente all’intelligenza artificiale, il drone è in grado di rilevare le firme termiche degli oranghi, anche tra la fitta vegetazione.

Se il progetto dovesse essere coronato da successo, potrebbe non solo trasformare i metodi di censimento degli oranghi ma anche fungere da modello per soluzioni efficienti nel conteggio di altre specie in pericolo.

Questo uso innovativo dei droni dimostra l’importanza della tecnologia e dell’innovazione nella protezione degli abitanti più vulnerabili del pianeta. I droni stanno diventando strumenti preziosi per i ricercatori dedicati alla fauna selvatica, fornendo dati accurati fondamentali per le politiche di conservazione e per sensibilizzare l’opinione pubblica.

Questa iniziativa evidenzia come i droni stiano rivoluzionando le tecniche con cui i ricercatori monitorano e proteggono le specie minacciate. Abbracciando lo sviluppo tecnologico, questo progetto pone le basi per un censimento della fauna selvatica più efficiente e accurato, iniziando dagli oranghi del Borneo. L’impatto potenziale è notevole, offrendo speranza per la sopravvivenza delle specie in pericolo e sottolineando il ruolo cruciale che l’innovazione svolge negli sforzi di conservazione.

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