Novità sulle possibili cause dell’ultimo incidente che coinvolse i droni di Amazon lo scorso dicembre in Oregon, quando due modelli di MK30 precipitarono durante un test di volo. All’epoca, Amazon sospese il servizio di consegna per procedere a delle verifiche che poi si concretizzarono in un aggiornamento del firmware dei droni, dopodiché le attività di delivery ripresero senza nuovi intoppi.
Un problema software connesso ai sensori LIDAR
Da un articolo sul New York Post, però, emergono nuovi dettagli sul problema effettivo che scatenò l’incidente. Secondo il National Transportation Safety Board (NTSB), un’agenzia investigativa indipendente del governo degli Stati Uniti che indaga gli incidenti che coinvolgono aeroplani, navi, treni, oleodotti e gasdotti, il responsabile sarebbe stato in effetti il software di bordo, e più precisamente l’eccessiva sensibilità dei sensori LIDAR. Mentre i droni volavano in condizioni di pioggia, infatti, il sistema ha erroneamente interpretato la sua altezza da terra, convincendosi di trovarsi a terra, così in automatico ha spento i motori. Peccato che i droni fossero invece in aria, a circa 60 metri di altezza, e l’arresto dei motori li abbia fatti precipitare.
L’importanza dei sensori fisici
L’errata interpretazione dell’altezza, secondo quest’altro articolo pubblicato invece su Bloomberg, sarebbe stata “favorita” anche da una delle principali modifiche apportate da Amazon ai modelli MK30 rispetto alla precedente versione, l’MK27. Pare infatti che questo fosse equipaggiato anche con dei sensori fisici che gli permettevano un ulteriore controllo di verifica sull’altezza da terra.

Non si è fatta attendere la replica di Amazon, che attraverso le parole di Kate Kudrna ha definito errate le conclusioni pubblicate su Bloomberg, in quanto l’MK30 aveva rimpiazzato le funzionalità di quei sensori fisici con altri sistemi di controllo, che nel complesso hanno permesso di realizzare un drone più sicuro e più affidabile dell’MK27.
Ricordiamo che l‘MK30, in grado di volare fino a 106 km/h e di effettuare voli con un raggio di circa 12 km, è entrato in servizio nel 2024. Come ricorda spesso Amazon, questo modello soddisfa tutti gli standard di sicurezza imposti dalla FAA ed è in grado di volare anche in condizioni di pioggia (leggera).
Indipendentemente dal peso specifico che abbia avuto l’assenza dei sensori fisici nell’ambito dell’incidente che ha coinvolto i nuovi MK30, resta il fatto che l’ambizioso progetto Amazon Prime Air, sbandierato da Bezos già nel lontano 2013 come un servizio mondiale che avrebbe permesso ai clienti dell’e-commerce più famoso del mondo di ricevere i loro prodotti 30 minuti dopo l’ordine grazie ai droni, è ancora molto lontano da questo obiettivo.
Nonostante le ambizioni e i grandi proclami di Amazon non si siano ridimensionati nel corso degli anni, il servizio continua occasionalmente a registrare qualche battuta d’arresto. Non solo dal punto di vista tecnico, come ad esempio nel caso degli sporadici incidenti avvenuti, ma anche dal punto di vista dell’opinione pubblica, visto che gli abitanti delle (poche) città in cui è attivo il servizio non sono proprio tutti contenti, e anzi quelli di College Station, in Texas, sono piuttosto ai ferri corti con i droni corrieri di Amazon.




