Drone delle milizie Narcos abbatte elicottero della polizia in Colombia: 12 vittime

Anche se a noi piacciono per gli splendidi video che permettono di realizzare, per le “pazze” evoluzioni in aria e soprattutto perché offrono un contributo positivo determinante in decine (se non centinaia) di applicazioni, incluse quelle che salvano vite, i droni possono essere usati purtroppo anche come supporto per attività criminali o per la guerra.

Lo vediamo anche in Italia, visto che spesso li troviamo “protagonisti” (anche se i droni sono solo strumenti, mentre i colpevoli sono sempre gli uomini) delle prime pagine che segnalano il loro uso nelle attività di contrabbando all’interno istituti carcerari.

Certo è che gli interessi in gioco e il potere delle persone coinvolte può facilmente (e tragicamente) alzare il livello del contesto. E così, ad esempio, accade che in Colombia un elicottero Black Hawk della polizia è stato abbattuto da un gruppo armato che ha usato un drone, causando la morte di 12 agenti. L’attacco, come riporta una delle principali testate nazionali “El Tiempo”, è avvenuto giovedì mattina nei pressi di Amalfi, nella provincia di Antioquia, e rappresenta il più grave episodio di violenza con UAV mai registrato nel Paese.

Il ministro della Difesa Pedro Sánchez ha ricordato le vittime definendole “eroi che hanno dato la vita per la Colombia”. L’episodio mette in evidenza come la tecnologia dei droni, sempre più accessibile, venga sfruttata dalle milizie legate al narcotraffico per attacchi mirati contro le forze di sicurezza.

Un’escalation preoccupante

Dall’aprile dello scorso anno, le autorità militari hanno registrato 301 attacchi con droni contro esercito e polizia, concentrati soprattutto nelle province produttrici di coca come Cauca e Norte de Santander. Questi raid hanno già provocato la morte di almeno 22 uomini in divisa, oltre alla tragedia di questa settimana.

Le autorità attribuiscono l’operazione a una milizia guidata da Alexander Díaz Mendoza, detto “Calarcá”, composta da ex guerriglieri delle FARC – Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia che non hanno deposto le armi dopo l’accordo di pace del 2016. Il governatore di Antioquia, Andrés Julián Rendón, ha sottolineato: “È il primo attacco con droni che registriamo nella regione. Si tratta di criminali facoltosi, che ostentano nuove uniformi e armi all’avanguardia”.

Potere economico e risorse criminali

L’episodio mette in luce la crescente influenza del Clan del Golfo e delle fazioni dissidenti delle FARC, oggi attive non solo nel narcotraffico ma anche nell’estrazione illegale di oro, che rendono questi gruppi estremamente ricchi e potenti.

L’attacco al Black Hawk infatti non è solo un segnale militare, ma anche l’ennesima dimostrazione delle enormi risorse di cui dispongono i gruppi criminali colombiani. I proventi del narcotraffico e dell’estrazione illegale di oro permettono a queste organizzazioni di acquistare droni commerciali, adattarli a scopi offensivi e dotarsi di armi sofisticate e logistica avanzata. Una capacità tecnologica che spesso sovrasta le forze governative, chiamate a fronteggiare con grandi difficoltà avversari sempre più moderni e strutturati.

Un’ondata di violenza

L’attacco al Black Hawk non è stato un caso isolato. Poche ore dopo, nella città di Cali, il gruppo EMC ha fatto esplodere un camion bomba che ha ucciso cinque civili e ne ha feriti decine. Due episodi che evidenziano le difficoltà del presidente Gustavo Petro, impegnato nei colloqui di pace con gruppi armati che però continuano ad espandere sia il controllo territoriale sia le capacità tecnologiche.

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