Droni in Groenlandia: i test danesi che stanno cambiando la ricerca e soccorso nell’Artico

I ricercatori danesi e groenlandesi hanno dimostrato che anche i droni commerciali possono diventare strumenti decisivi per la ricerca e soccorso nelle condizioni più estreme del pianeta. A Nuuk, la capitale della Groenlandia, sono stati completati 32 voli sperimentali che hanno prodotto dati fondamentali per progettare i futuri sistemi di supporto ai soccorsi integrati con gli elicotteri.

Un progetto nel cuore dell’Artico

Il test è stato condotto a settembre dagli esperti dell’Università della Danimarca Meridionale e dell’Alexandra Institute, insieme al Joint Arctic Command danese. Si tratta del primo passo verso sistemi droni–elicotteri progettati appositamente per operare in scenari artici.

Il contesto artico, un tempo abbastanza al riparo dalle attività umane, oggi evolve rapidamente: il traffico marittimo è cresciuto del 37% in dieci anni e le distanze percorse dalle navi sono aumentate del 111%. Con la navigazione invernale triplicata e un incremento stimato del 7% annuo, le infrastrutture di soccorso sono sotto pressione come mai prima.

“Volevamo sapere quando i nostri sensori funzionano al meglio, e quando invece falliscono”, spiega Jussi Hermansen, Senior Specialist della Faculty of Engineering (University of Southern Denmark). “Le termocamere possono perdere una persona se le rocce sono calde o se l’acqua riflette la luce. Lo scopri solo testando sul campo”.

Cosa hanno rivelato i 32 voli sperimentali

Il progetto, finanziato dal National Defence Technology Centre danese, aveva lo scopo di capire esattamente dove i droni eccellono e dove cedono sotto stress operativo. I test si sono concentrati su freddo intenso, venti forti e copertura GPS limitata.

I ricercatori hanno fatto decollare due droni da due ambienti estremi: un promontorio costiero chiamato “la fine del mondo” e una piccola imbarcazione che attraversava il fiordo glaciale di Nuuk. A turno, i membri del team agivano come dispersi simulati, camminando, sdraiandosi o nascondendosi dietro affioramenti rocciosi.

Dai test è emerso che la termografia è più efficace all’alba e al tramonto, quando il terreno si raffredda. La luce solare intensa, invece, può “cancellare” completamente un soggetto. I voli hanno generato 250 GB di dati attualmente impiegati per addestrare algoritmi di intelligenza artificiale in grado di individuare automaticamente punti d’interesse.

Il lato oscuro dell’Artico: batterie gelate, ghiaccio sulle eliche e GPS instabile

I voli hanno confermato tutte le difficoltà note ai piloti che operano in ambienti estremi:

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  • batterie che si scaricano rapidamente sotto zero
  • ghiaccio che si forma sulle eliche
  • perdite di segnale costanti e un GPS spesso inaffidabile vicino ai poli.

Progettare il futuro: droni lanciati e recuperati dagli elicotteri

Per il team, la campagna di Nuuk non è stata una semplice raccolta dati, ma il punto di partenza per sistemi davvero operativi. L’obiettivo è creare droni capaci di affiancare gli elicotteri, scandagliare il terreno in autonomia, evidenziare potenziali bersagli e trasmettere in tempo reale immagini termiche e video agli equipaggi.

Il passo successivo riguarda un drone ad ala fissa che possa essere lanciato e recuperato direttamente da un elicottero, prendendo ispirazione dai sistemi utilizzati in ambito difensivo, pur senza alcun impiego offensivo.

Un simile sistema potrebbe estendere il raggio di ricerca di oltre il 20% — un margine vitale in Groenlandia, dove gli elicotteri disponibili sono pochi rispetto all’immensità del territorio.

Dall’Artico al resto del mondo: applicazioni globali

La tecnologia testata nell’Artico trova applicazione immediata anche in contesti molto diversi: zone terremotate, operazioni in montagna, incendi boschivi o aree dove le infrastrutture sono crollate e il GPS non è affidabile.

L’Unione Europea vede i droni come strumenti strategici per sicurezza, monitoraggio del clima, ispezioni, conservazione della fauna e gestione delle risorse. Secondo la Commissione Europea, entro il 2035 il settore potrebbe superare il 10% del mercato aeronautico UE, con oltre 150.000 nuovi posti di lavoro.

Bisogna anche considerare che la dimensione strategica dell’Artico cresce rapidamente. La Danimarca ha stanziato fondi per nuovi sistemi di sorveglianza a lungo raggio, mentre la Norvegia ha introdotto il primo sciame di droni operativo della NATO in ambiente artico. Le due nazioni collaborano su programmi di sorveglianza marittima, mentre la Russia mantiene un vantaggio significativo nella regione.

I test condotti a Nuuk dimostrano che l’integrazione tra droni e operazioni di soccorso non è una visione futuristica, ma una necessità già attuale. Comprendere come i droni reagiscono al vento, al ghiaccio e all’assenza di GPS è il primo passo verso sistemi capaci non solo di supportare gli elicotteri, ma di salvare vite in uno degli ambienti più difficili del pianeta.

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