DJI investe nelle stampanti 3D di Elegoo: semplice diversificazione o più tutela contro restrizioni USA?

In un momento in cui la pressione regolatoria sui prodotti hi-tech cinesi (droni in primis) continua a crescere negli USA, DJI ha compiuto una mossa a sorpresa, investendo nella società madre di Elegoo (nome di riferimento nel settore delle stampanti 3D consumer). Sicuramente questo passo si inquadra bene nel cammino strategico del principale produttore di droni al mondo, visto che ormai ha anche presentato un motore per ebike (DJI Avinox) e un robot aspirapolvere (DJI Romo), ma molti pareri inquadrano questa decisione nell’ottica di tutelarsi da possibili restrizioni negli Stati Uniti.

Un cambio di rotta strategico?

Secondo gli ultimi aggiornamenti di registrazione aziendale, DJI è ufficialmente diventata azionista di Shenzhen Zhinengpai Technology, che possiede il brand Elegoo. Si tratta senza dubbio di un segnale di diversificazione hardware in una fase particolarmente delicata per l’azienda.

Nonostante la minaccia immediata di un ban totale sia stata esclusa dalla versione del Senato del NDAA 2025, infatti, DJI rimane nella lista del Dipartimento della Difesa delle “Chinese Military Companies” e continua a essere nel mirino della Select Committee on the CCP.

L’investimento è stato finalizzato il 18 novembre, con un apporto di capitale stimato in circa 6,44 milioni di yuan (poco meno di 800 mila euro), ma la quota esatta non è stata resa nota. Secondo le fonti si tratta di un investimento mirato a un settore con forte potenziale di crescita. Come riportato da TechNode, DJI ha dichiarato che l’operazione “riflette il potenziale di sviluppo e crescita che vede nel settore e si allinea con il suo focus di lungo periodo sull’innovazione”.

Perché proprio Elegoo?

Nel mondo maker, Elegoo è considerata una sorta di “DJI della stampa 3D”. L’azienda domina il mercato consumer grazie a prodotti accessibili e performanti come le serie Neptune (FDM) e Saturn (resina).

La sinergia tra le due realtà è evidente: entrambe primeggiano in prototipazione rapida, precisione produttiva e gestione di supply chain altamente efficienti. Investire in Elegoo offre a DJI un punto d’appoggio in un settore in forte crescita e, soprattutto, lontano dall’attenzione dei regolatori statunitensi.

La questione “dual-use”

Questa mossa sembra anche una risposta alla narrativa “dual-use” che da anni crea problemi a DJI. Negli Stati Uniti si sostiene che, pur essendo pensati per l’uso civile, i droni dell’azienda possano avere applicazioni militari. Da qui la decisione del Dipartimento del Commercio di inserirla, nel 2020, nella Entity List, limitando l’accesso a componenti statunitensi.

Le stampanti 3D, invece, sono generalmente considerate strumenti di produzione neutri, rendendole un investimento più sicuro per il colosso di Shenzhen.

Come ricordato nei report, pur tra contestazioni legali e designazioni governative, DJI “non sta subendo passivamente” e ha già avviato il processo di appello contro l’etichettatura come azienda militare.

In quest’ottica, investire in Elegoo è una scelta logica: se un domani la legislazione statunitense o eventuali revoche FCC dovessero davvero bloccare l’operatività della flotta DJI, l’azienda avrebbe comunque una nuova fonte di ricavi indipendente da autorizzazioni aeronautiche o radio.

È un approccio tipico dell’ecosistema innovativo di Shenzhen: mentre negli Stati Uniti prevale la logica del divieto, in Cina si punta a costruire la prossima generazione di strumenti produttivi.

Per i piloti, nulla cambia nell’immediato. Ma questo investimento mostra chiaramente che DJI si sta preparando a un futuro in cui il mercato americano potrebbe non essere più accessibile, uno scenario che avrebbe impatti enormi sull’intero settore dei droni professionali negli USA.

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