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Ieri, a proposito delle spettacolari riprese prodotte coi droni fpv durante le gare delle olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, abbiamo raccolto con grande piacere le numerose testimonianze di apprezzamento che dall’opinione pubblica si sono levate nei confronti dei video immersivi che sono stati trasmessi in televisione.
Oggi però è il caso di approfondire meglio una questione collegata a questo genere di riprese, e cioè se (e nel caso, quanto) gli atleti in gara possano essere influenzati o disturbati dalla presenza del drone, visto che questo sfreccia non molto lontano da loro.
I dubbi che arrivano dagli atleti
Il “peso” del rumore
L’aspetto principale che può essere causa di disturbo è quello del rumore, visto che questo elemento è piuttosto rilevante e infatti si nota distintamente anche seguendo la trasmissione in televisione. Non è un caso che, tra gli ultimi (ma non più recentisssimi) sondaggi in tema di Mobilità Aerea Avanzata (ossia i servizi innovativi di trasporto merci e passeggeri coi droni che un domani ci aspettiamo di vedere nei cieli delle più moderne città del mondo), il rumore era l’aspetto verso cui gli intervistati si erano dichiarati più sensibili.
E allora il Washington Post ha raccolto in questo articolo un po’ di opinioni, che ci aiutano ad avere un quadro più completo sulla misura in cui la presenza “acustica” del drone può influire sulla performance.
Kaillie Armbruster Humphries, alla sua sesta partecipazione olimpica da Torino 2006 in poi, è stata tra le prime a sollevare il tema. Dopo alcuni test condotti in Italia la scorsa estate, ha riconosciuto come tra le atlete ci fosse inizialmente una certa esitazione, nei confronti dei droni in gara.
Il dubbio della distanza
Ma i timori non riguardano solo il rumore. Diversi atleti, infatti, hanno espresso dubbi legati alla percezione della distanza tra drone e atleta.
Bea Kim, snowboarder statunitense di 19 anni, ha evidenziato come il controllo da remoto possa rappresentare un limite: secondo lei, i piloti potrebbero non essere in grado di percepire con precisione la reale distanza dall’atleta in gara.
Sebbene i piloti siano preparatissimi e ci siano studi sul rischio, non si può fare a meno di notare che a quelle velocità, sia quella degli atleti, sia quella del drone, il margine di errore è pressoché inesistente. Un aspetto che per gli atleti che lo avvertono ha un peso psicologico non secondario, soprattutto in discipline dove concentrazione e sicurezza sono elementi chiave.
In gara il rumore passa in secondo piano?
La concentrazione durante la gara però risolve gran parte di questi problemi.
Giulia Tanno, sciatrice freestyle svizzera, ad esempio ha dichiarato che la presenza dei droni si avverte maggiormente all’inizio della competizione o durante gli allenamenti. “Non appena inizio, non li sento più. Sono semplicemente concentrata”.
Per Maddie Mastro, snowboarder statunitense, il problema del ronzio non si pone nemmeno. Prima della discesa indossa le cuffie e ascolta la sua musica preferita tra un halfpipe e l’altro. Quel rumore continuo di sottofondo non la disturba, “A patto che volino ad una distanza di sicurezza”, precisa.
Un precedente che pesa: il caso Hirscher
Le preoccupazioni sollevate oggi non nascono dal nulla. Nel 2015 un drone si schiantò a pochissimi centimetri dallo sciatore olandese Marcel Hirscher durante una gara di Coppa del Mondo a Madonna di Campiglio.
L’episodio segnò profondamente il settore e portò, negli anni successivi, allo stop totale dei droni da parte della Federazione Internazionale Sci e Snowboard, fino alla stagione 2023-2024, quando ci si è resi conto che la tecnologia dei droni è esponenzialmente migliorata rispetto a quella di fine 2015.



