Droni italiani: lo InUtil-Space

Chi frequenta da anni il mondo dei droni amatoriali e professionali avrà sicuramente notato come nella pagine della nostra rivista Dronezine Magazine e qui su questo blog, si sia parlato spesso di U-Space.
Che riassumendolo si potrebbe condensare come uno spazio aereo condiviso tra droni pilotati remotamente e velivoli tradizionali condotti con pilota a bordo.

LinkLoss – di Sergio Barlocchetti


Potrei cominciare questo pezzo con una di quelle frasi che vanno sempre bene, che fanno da preludio a riflessioni profonde espresse in modo professionale, competente, pacato, finanche distaccate quanto basta per farvi pensare che quanto state per legge sia frutto di un pensiero equilibrato.

Invece, dopo averci riflettuto un po’ ho deciso che la verità vada detta nello stesso modo in cui ci tocca.

Secondo me lo U-Space così come lo stiamo non-attuando è un’idiozia.
Al punto di essere diventata la scusa istituzionale per impedire a un settore di funzionare.
Quindici anni fa circa si è cominciato a pensare come integrare i mezzi volanti a controllo remoto nello spazio aereo esistente.

Trent’anni prima, nel 1985, quando si trattò di farlo per gli ultraleggeri, furono decise alcune regole semplici: niente volo sopra i mille piedi, niente volo su città e paesi, niente volo negli spazi aerei controllati.
Ma altrove ci si divertiva molto, c’era spazio e il settore aero sportivo crebbe rapidamente.
E soltanto dopo la normativa fu modificata concedendo maggiori privilegi laddove possibile e mantenendo alcuni limiti quando e dove ritenuto opportuno.

Con i droni, invece, si è avuta la pretesa assurda di normare un settore prima ancora che potesse esprimersi e arrivare a creare problemi da risolvere.
Ci si è tanto preoccupati della sicurezza da illudersi di creare regole ancora prima del gioco stesso.
E se per una volta l’Italia era arrivata prima di molte altre nazioni a creare un regolamento UAS, come sempre ne è stato sacrificato il buon senso all’europeismo sfrenato.

Abbiamo partecipato colpevolmente alla nascita di obbrobri come la CE947, annichilito la libertà dell’aeromodellismo nel nome delle paturnie, giustificando un giro artificioso di euro-denaro pubblico per non arrivare praticamente a nulla.
E soltanto ora la guerra russo-ucraina ha prodotto un salto in avanti delle tecnologie e dell’impiego di progetti nati per tutt’altro scopo.

Oggi lavorare in Italia con i droni è troppo complicato, lo U-Space è ancora qualcosa che esiste soltanto nelle presentazioni pdf che ci sciroppiamo ai vari meeting.
Però tutto è normato, previsto, ma soprattutto sicuro, dal momento che nulla o quasi riesce a volare. Diciamolo una volta per tutte: si voleva impedire il volo di droni e dronetti sulla gente, ci si è spaventati di come questi mezzi sono stati usati da militari e miliziani vari per colpire, ma soprattutto non c’è studio di mitigazione del rischio che venga firmato dall’autorità aeronautica, troppo poco autorevole ma fin troppo autoritaria, preoccupata di prendersi responsabilità.

Sarebbe bastato un approccio realistico e semplificato: niente più “riserva” di spazio aereo ma regole precise: vuoi volare in ambiente urbano? Ecco, non devi pesare più di X e devi avere questo titolo e questo equipaggiamento.
Vuoi volare in campagna? Puoi pesare Y e non avere sistemi particolari come terminatore o paracadute. E in entrambi i casi se il progetto non è certificato almeno dalla NAA non devi superare la quota Z.

Ma il tutto sotto il medesimo spazio aereo G di bassa quota che va da terra a 500 piedi. Invece siamo arrivati al punto di festeggiare come eventi importanti le sperimentazioni, ovvero operazioni che sarebbero finite da un pezzo se avessimo potuto davvero fare tutti gli esperimenti che avevamo in mente di fare.
Probabilmente non avremmo illuso Amazon di poterci riuscire e non l’avremmo vista fuggire dall’Italia degli spazi aerei segregati, la nazione dove il CTR di un aeroporto di provincia è grande quanto tutta l’area controllata dei 9 aeroporti di Londra. Già, Londra, dove durante le olimpiadi vendevano voli con gli elicotteri. Qui la scorsa settimana hanno chiuso due aeroporti e lo spazio aereo di tre province perché sulla Milano-Laghi passava JD Vance.

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