IARPA punta a Droni con motori Biodegradabili, che spariscono dopo la missione

Un drone che non lascia tracce. Non solo nella struttura, ma anche nel motore. È questa la nuova frontiera su cui sta lavorando la comunità di intelligence statunitense. Con una richiesta ufficiale pubblicata il 20 aprile 2026, IARPA (Intelligence Advanced Research Projects Activity) ha aperto per la prima volta alla possibilità di sviluppare sistemi di propulsione realizzati con materiali biologici e capaci di degradarsi dopo l’uso.

Come scrive Haye Kesteloo su DroneXL, l’obiettivo è chiaro: creare UAV “transienti”, progettati per scomparire completamente una volta conclusa la missione. Le risposte alla richiesta, identificata come RFI IARPA-RFI-26-01, dovranno arrivare entro il 15 maggio 2026.

Non solo struttura: ora tocca al motore

Negli ultimi anni, la ricerca sui droni biodegradabili si è concentrata principalmente sulle strutture: ali, fusoliere e componenti passivi. IARPA alza ora l’asticella, puntando direttamente al cuore del sistema: la propulsione.

La richiesta include turbine, motori elettrici e componenti critici che possano degradarsi attraverso meccanismi ambientali più avanzati rispetto a quelli utilizzati finora, come luce ultravioletta o acqua. L’attenzione si sposta verso trigger come attività enzimatica, azione microbica o ossidazione, capaci di funzionare anche in ambienti complessi come foreste o edifici crollati.

Requisiti tecnici: numeri da vera ingegneria

IARPA non sta cercando soluzioni da laboratorio. I materiali proposti dovranno resistere a condizioni operative reali: temperature superiori ai 500 gradi Celsius e stress meccanici oltre i 100 megapascal.

Inoltre, l’agenzia richiede informazioni su tolleranze produttive, scalabilità e costi. Non basta che il materiale funzioni: deve poter essere prodotto in modo affidabile e sostenibile.

Materiali biologici: dalle proteine ai compositi naturali

Tra i candidati indicati nella richiesta troviamo:

  • Proteine strutturali come seta e collagene
  • Polisaccaridi come chitina e cellulosa
  • Compositi a base di micelio
  • Bio-acrilici e ceramiche derivate da fonti biologiche

Particolare interesse è rivolto a proteine modificate geneticamente, con proprietà meccaniche personalizzate, e a polimeri sensibili agli enzimi, in grado di degradarsi secondo tempistiche programmabili.

Il limite dei programmi precedenti

Il punto di partenza di questa evoluzione è il programma ICARUS della DARPA, avviato nel 2015. In quel caso, l’obiettivo era sviluppare droni non recuperabili, con strutture capaci di degradarsi rapidamente.

Un esempio concreto è stato il prototipo APSARA, un aliante realizzato con cartone e micelio, capace di trasportare un carico di 1 chilogrammo e dissolversi in poche ore dopo l’atterraggio.

Ma c’era un limite evidente: il motore non era incluso. E non è un dettaglio. A differenza della struttura, un sistema di propulsione è attivo, lavora a regimi estremi e in ambienti chiusi, dove luce e agenti esterni non arrivano facilmente.

Perché far sparire un motore?

La logica operativa è legata a un concetto preciso: negazione forense. In contesti dove il recupero di un drone è impossibile, ogni componente lasciato sul campo rappresenta un rischio.

Un motore tradizionale può essere analizzato, ricostruito, tracciato. Un motore che si decompone in residui organici nel giro di pochi giorni, invece, elimina questo problema alla radice.

Un trend già visibile

L’idea di droni economici e parzialmente “organici” non è più teorica, infatti negli ultimi anni sono comparsi sistemi con eliche in legno e strutture in materiali semplici, progettati per essere economici e sacrificabili. Un esempio abbastanza recente lo abbiamo riportato in questo articolo su dei droni con componenti realizzate anche in bambù.

IARPA sembra voler portare questa filosofia a un livello superiore, integrando la degradabilità direttamente nei sistemi più complessi.

Le sfide: produzione e affidabilità

Non mancano però le criticità. I materiali biologici introducono nuove fragilità nella catena di approvvigionamento. A differenza delle leghe metalliche, dipendono da processi biologici che possono essere meno prevedibili.

Proprio per questo, IARPA richiede esplicitamente dati su produzione su larga scala e costi unitari. Il compromesso tra innovazione e sostenibilità industriale sarà decisivo.

Cosa aspettarsi nei prossimi anni

Secondo le previsioni, questa richiesta potrebbe portare a un programma completo entro la fine del 2026, con i primi contratti assegnati nel 2027.

È probabile che i progetti più promettenti nascano dalla collaborazione tra aziende di biotecnologia e produttori di sistemi di propulsione, combinando competenze diverse per affrontare una sfida altamente complessa.

IARPA ha messo sul tavolo una domanda che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza: un motore può essere “coltivato” e poi sparire?

La risposta, per ora, è ancora aperta. Ma una cosa è certa: il concetto di drone usa-e-getta sta evolvendo rapidamente, e il futuro potrebbe essere molto più organico di quanto immaginiamo.

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