USA: primo trapianto di un rene trasportato via drone

Nel Maryland un drone ha portato l’organo a una paziente che attendeva da ben otto anni un donatore compatibile. Il multicottero ha percorso in pochi minuti la  distanza di 3 miglia (circa 5 km) dall’ospedale dove è stato espiantato il rene al centro dove è stato trapiantato con successo. Nel caso dei trapianti, ogni secondo risparmiato si trasforma in un organo meno stressato e più vitale, e quindi maggiori probabilità di successo e meno disagi postoperatori per il paziente.

Dopo una lunghissima serie di notizie sui vari test in corso in diverse parti del pianeta, finalmente arriva la conferma del primo organo da trapianto trasportato con successo da un drone.

Si tratta di un rene, finito nel corpo di una 44enne di Baltimora che prima del trapianto aveva trascorso 8 anni in dialisi. Il tutto è avvenuto presso l’University of Maryland Medical Center, dove Joseph Scalea, capo progetto nonché uno dei chirurghi che si è occupato del trapianto, ha dichiarato: “Come risultato dell’eccezionale collaborazione tra chirurghi, ingegneri, la Federal Aviation Administration, i piloti, gli infermieri e, in ultima analisi, il paziente, siamo stati in grado di fare un pionieristico passo in avanti nel campo dei trapianti”.

Video: Il primo trapianto di rene trasportato via drone

E il merito non può che ricadere anche sul mezzo che si è occupato del delicato trasporto, un drone custom realizzato appositamente non solo per volare garantendo la massima sicurezza al prezioso carico, ma anche per monitorare in tempo reale e durante tutto il trasporto le condizioni organiche del rene. Precedentemente, il drone aveva trasportato con successo soluzione salina, campioni di sangue in provetta e un rene umano in salute ma non adatto per il trapianto.

Secondo i medici, l’uso dei droni per il trasporto di organi li renderà disponibili per un numero maggiore di riceventi. “Rimane una dolorosa disparità tra il numero dei candidati riceventi in lista e il totale degli organi disponibili per il trasporto – continua Scalea – ma questa nuova tecnologia può aiutare ad estendere la disponibilità di organi e l’accessibilità al trapianto”.

Quando la velocità è tutto

Nel caso dei trapianti, ogni secondo risparmiato si trasforma in un organo meno stressato e più vitale, e quindi maggiori probabilità di successo e meno disagi postoperatori per il paziente. fino al caso limite di ben 29 ore perse ad attendere un drone espiantato in Alabama, pregiudicando la salute del paziente: “Se quel rene l’avessi avuto entro nove ore, quell’uomo avrebbe potuto godere di diversi anni di vita in più” ha detto Scalea al New York Times.

E così ha creato un progetto per il trasporto urgente di organi via aerea, utilizzando dei droni customizzati per portare i preziosissimi organi umani, che possano fare anche lunghe staffette per balzare da un ospedale all’altro fino a destinazione, con la speranza di guarigione appesa sotto la pancia. Certo, quello dei giorni scorsi è stato solo un primo passo sperimentale, ma è anche un balzo gigantesco per il futuro dei droni medicali.

 

 

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