Solcano i nostri cieli sempre più frequentemente, possono essere inquietanti o motivo di interesse, volano da soli o comandati remotamente, parliamo di droni naturalmente o velivoli a pilotaggio remoto che si appoggiano per molte loro funzioni sul GPS e se non dovesse funzionare?
I droni chiamati anche UAV Unmanned Aerial Veichle ovvero velivoli volanti autonomi senza uomo, in verità la recente normativa nazionale ed internazionale prevede che per i SAPR cioè i Sistemi a Pilotaggio Remoto siano presenti uno o più operatori che ne seguano e controllino il volo. Da cui la definizione chiara e semplice di Mezzi a Pilotaggio Remoto.

Sistemi che per compiere un certo tipo di lavoro si appoggiano sempre più spesso al segnale proveniente dai satelliti che circondano il nostro pianeta e che in maniera continuativa forniscono una telemetria in grado di fornire l’esatta posizione ai droni, siano essi volanti o terrestri.
Grazie al segnale ricevuto dallo spazio, i sistemi autonomi possono compiere azioni noiose e ripetitive, come lo stesso percorso in caso di irrorazione di campi agricoli, oppure seguire un gasdotto o una linea elettrica per effettuare rilevamenti e fotogrammetria.
Banalmente possono anche posizionarsi in alcune zone predefinite per svolgere lavoro di video riprese o servizi fotografici aerei. Con poco più di 1.000 euro si possono comprare droni semi autonomi in grado di tornare al punto di decollo in caso di problemi.
Tutto bello e tutto fantascientifico, ma se il GPS per un qualche motivo smette di funzionare cosa succede?

Il regolamento in vigore in Italia prevede che il pilota debba essere in grado riprendere subito e con sicurezza il pilotaggio del drone e questa è una condizione obbligatoria, ma si stanno affacciando sul mercato sistemi ridondanti anche nel settore ricevitore di segnale GPS.
VectorNav già produttrice de VN200 un sistema che incorpora un GPS ad alta sensibilità e con l’aggiunta di sensori accelerometrici e giroscopici in grado di fornire una posizione approssimata anche in caso di glitch (mancanza di segnale GPS dovuto a disturbo elettromagnetico). Tale sistema già in uso banalmente anche nei navigatori satellitari presenti nelle nostre auto, è in grado di calcolare quanta strada viene percorse e con quali scostamenti rispetto alla rotta predefinita. Un esempio tipico il TomTom che in galleria continua a segnalare velocità e direzione.

In maggio la stessa azienda texana con sede a Dallas USA, presentava la naturale evoluzione del proprio sistema introducendo il VN300 che implementerà un doppio ricevitore GPS in una ottica di sistemi ridondanti, che aggiunto a barometri, accelerometri, giroscopi a 3 assi, magnetometro nonché al filtro di Kalman costituisce una maggiore sicurezza in caso di fault di sistema. Attendiamo quindi l’imminente immissione in commercio di questo gioiellino tecnologico dalle dimensioni simili ad un francobollo




