FAQ


Che cos’è un drone?
Un drone è un robot con limitate capacità decisionali ma che può anche essere comandato a distanza.
Non necessariamente un aereo robot, dunque, anche se nell’immaginario comune i droni sono volanti, esistono anche droni subacquei e terrestri.

Cosa significa il nome drone?
In inglese è il fuco, il maschio dell’ape. Il nome onomatopeico sottolinea il ronzio grave tipico dei droni elettrici.

Come si classificano i droni?
La distinzione più importante è tra aeromodelli e SAPR: la distinzione tra le due categorie dipende esclusivamente dall’uso che se ne fa. i droni usati esclusivamente per divertimento e sport sono aeromodelli, tutti gli altri sono SAPR.
Gli aeromodelli si distinguono in due categorie, sopra e sotto i 25 kg; se il drone non supera i 25 kg può volare in un luogo scelto dll’aeromodellista dove non c’è il rischio di danneggiare persone e cose. Se supera i 25 kg, può volare solo nei campi volo autorizzati.
I SAPR si dividono in quattro categorie a seconda del peso:
1. Sotto i 300 grammi: per loro tutte le operazioni sono non critiche, in ogni scenario. Richiedono attestato di pilota remoto
2. Sotto i due chili, SOLO SE RICONOSCIUTI INOFFENSIVI DA ENAC:per loro tutte le operazioni sono non critiche, in ogni scenario. Richiedono l’attestato di pilota remoto.
3. Sotto i 25 kg: Richiedono l’attestato di pilota remoto.
4. Sopra i 25 kg e fino a 150 kg: Richiedono la licenza di pilota remoto (più complessa da ottenere che non l’attestato).
5. Sopra i 150 kg: sostanzialmente sono aeroplani e ricadono nelle regole europee.

Quanto costa un drone?
Dipende dalla loro natura e dal loro utilizzo; ci sono droni hobbystici alla portata di tutti, poche centinaia di euro bastano per un sistema completo di telecamera da usare con iPad o iPhone, o con un radiocomando da aeromodellismo. Ci sono anche micro droni giocattolo che possono volare in casa, che costano meno di cento euro, e possono comunque portare una telecamerina tipo il diffusissimo portachiavi-telecamera che si trova in qualsiasi negozio online di elettronica di consumo. I droni professionali per riprese aeree, equipaggiati con telecamere prosumer o action camera costano diverse centinaia o migliaia di euro, i droni più sofisticati per il controllo del territorio, l’agricoltura di precisione e le riprese aeree di qulità broadcast costano decine di migliaia di euro, i droni militari sono sistemi d’arma di altissima sofisticazione che costano decine o centinaia di milioni  a seconda dell’armamento di bordo.

Per volare con un drone devo avere un patentino?
Per l’uso hobbystico, cioè per volare sclusivamente per divertimento non è richiesta alcuna certificazione e nessun patentino
Per l’uso professionale, è necessaria una scuola certificata ENAC, per l’elenco vedi qui

Per volare con un drone devo avere l’assicurazione?
Per l’uso hobbystico, cioè per volare sclusivamente per divertimento non è richiesta alcuna assicurazione, anche se è consigliabile farla visto anche il costo irrisorio.
Per qualsiasi tipo di lavoro aereo, con qualsiasi drone, l’assicurazione è obbligatoria e deve essere specifica per droni e per uso professionale. I soci DronEzine hanno importanti sconti sulle assicurazioni hobbistiche e professionali, dettagli qui

Come si diventa piloti professionisti di droni?
Per prima cosa, è necessario fare una visita medica aeronautica, o di II Classe o LAPL; l’elenco degli aeromedici esaminatori, gli unici che possono rilasciarla, è disponibile sul sito Enac.
Fatta la visita, si frequenta una scuola per piloti professionisti riconosciuta da ENAC, per l’elenco vedi qui.
Dopo di che ci sono diversi altri adempimenti, l’elenco completo è qui

Cos’è, e come si svolge, la fase sperimentale?
La fase sperimentale riguarda solo i SAPR (droni usati per lavoro) e serve a preparare la manualistica obbligatoria richiesta da ENAC per usare un drone nelle operazioni specializzate, critiche e non critiche. Uno schema di come procedere si trova qui.

Posso costruire e far volare un drone?
Grazie al fatto che i droni sono pilotati in grandissima parte dal computer di bordo, e che il computer costa poche decine di euro, chiunque può farne volare uno. Lenti e di leggendaria stabilità, imparare a far volare un drone multirotore è molto più semplice che non imparare a tenere in aria un aeromodello o un elicottero radiocomandato. Anche la costruzione è alla portata di qualsiasi modellista con una buona esperienza negli elicotteri radiocomandati. In ogni caso, è fondamentale farsi assistere da un club di aeromodellisti: con le loro eliche affilate e il peso non indifferente, se usati male i droni sono pericolosissimi. In ogni caso, anche se la legge ancora non lo stabilisce, per semplice buonsenso occorre stipulare una assicurazione specifica, come quella della Fiam (Federazione aeromodellistica italiana).

Posso usare un drone modellistico per lavoro?
In mancanza di un regolamento definitivo della nostra authority aeronautica, l’Enac, consigliamo di rivolgersi a una associazione di categoria, come l’Assorpas, per ragguagli e consigli.

Quanto è grande un drone?
I droni hobbistici, tipicamente multirotori,  partono dalle dimensioni di una mano e arrivano a un metro di diametro; i droni professionali sono tipicamente attorno al metro; i droni militari arrivano a superare le dimensioni di un Jumbo jet. Ci sono anche droni spia particolarmente minuscoli, delle dimensioni di un grosso insetto.

Qual è l’autonomia di un drone?
I piccoli droni hobbystici e i semplici multicotteri per riprese aeree prosumer arrivano a una decina, massimo quindici minuti di autonomia. I multicotteri professionali hanno autonomie attorno ai tre quarti d’ora-un ora.
I droni civili ad ala fissa a motore a scoppio, usati per pattugliamento e controllo del territorio possono volare qualche ora, mentre i grandi droni militari possono effettuare missioni di una intera giornata, anche di più se vengono riforniti in volo.

Come volano i droni?
Come tutte le aeromobili, hanno bisogno di generare portanza. Ci sono droni alati, che assomigliano a aeromodelli, hanno il vantaggio di essere veloci e di avere lunga autonomia, ma sono poco precisi e non possono stare fermi in aria, cosa che li rende poco pratici per le riprese aeree, mentre li rende ideali per pattugliare grandi estensioni di territorio in poco tempo.
Più diffusi sono i droni multirotore, praticamente una telecamera appesa a due, tre, quattro, sei, otto o più motori elettrici ciascuno collegato a un’elica: possono stare fermi in aria ma sono relativamente lenti, l’autonomia è scarsa a causa dell’alto consumo delle eliche e il carico pagante è inferiore a quello dei cugini ad ala fissa. I droni fino a quattro motori non sono in grado di sopravvivere all’eventuale avaria di un propulsore, da sei rotori in poi normalmente riescono quanto meno ad atterrare in caso di guasto. Ma più aumentano i motori, più statisticamente aumentano le probabilità di guasto, quindi i droni con più di sei motori sono abbastanza rari.
Non mancano droni elicottero, a un solo rotore, come i velivoli agricoli giapponesi Yamaha Rmax.
E nemmeno droni dirigibili, ma sono piuttosto rari perché sono ingombranti, lentissimi e richiedono assenza di vento. In compenso sono molto sicuri, e si usano per riprese indoor in situazioni affollate come stadi o palasport.

Chi ha inventato i droni?
Il cervello dei droni moderni nasce a Ivrea, in provincia di Torino, dal genio di ingegneri di Olivetti e Telecom Italia, che hanno messo a punto il mattone fondamentale sulla quale si sono sviluppate tutte le schede di controllo dei droni moderni: il progetto Arduino, che prende il nome dal bar di Ivrea frequentato dai progettisti.
Prima di Arduino comunque c’erano droni sperimentali, a partire dal 1849, quando gli Austriaci attaccarono  Venezia utilizzando dei palloni caricati di esplosivo, che fecero più danni agli austriaci stessi che non alla città lagunare. Più di recente, droni a pilotaggio autonomo, guidate da un sistema di giroscopi, erano le bombe volanti V1 tedesche, che attaccarono Londra verso la fine della seconda guerra mondiale.

 

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