Fabbrica Italiana Droni, dalla guerra (incruenta) ai passeri alla guerra in Libia

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Fabbrica italiana Droni è una delle più interessanti realtà italiane della filiera dei droni. In un mercato giovane come questo, ne ha fatte di tutti i colori: allena falchi, protegge i raccolti di mirtilli dagli attacchi dei passeri, fornisce multicotteri ai vigili del fuoco, ha mappato la moschea di santa Sofia e ha rischiato di farsi male davvero con l’incendio della guerra civile in Libia che ha posto brutalmente fine a un lucroso contratto internazionale. Ne parliamo con il suo fondatore, Tullio Iaria. A cui chiediamo innanztutto come è nata la sua azienda.

Nasciamo nel 2010, come contenitore dove riversare alcune delle mie passioni il volo e la fotografia. Avevo sentito parlare dei droni, anzi ne avevo visto pure qualcuno in funzione ( senza grandi risultati ad essere onesto ) ma qualcosa mi spinse a credere che quello sarebbe stato il futuro.
Ho iniziato un periodo di studio e di approfondimento, poiché non sapevo neppure dell’esistenza dei radiocomandi fino a qualche tempo, inoltre il mio percorso studiorum è di impronta squisitamente ( ma anche inutilmente ) classica. Diploma classico, laurea in giurisprudenza, specializzazione in reati informatici, una carriera da dirigente. Niente a che vedere con quanto avrei iniziato da lì a breve.
I primi passi mi hanno spinto a cercare di capire cosa potevo ottenere con delle foto aeree. Ho montato la prima gopro su un kyte ( inglesismo per indicare un aquilone fatto di tessuto tecnico ) e mi sono accorto che avevo davanti un intero mondo con cui giocare.
Sono inizate le prime prove, spendendo un patrimonio per acquistare la prima naza la “rossa” poi chiamata versione M. Ricordo di averla pagata qualcosa come 600 euro. A questa cifra si aggiunsero i costi di radiocomando, monitor, gopro, e chi più ne ha più ne metta: mi sembrava di essere in Fantozzi nell’episodio della stagione della caccia.

E quali sono state le vostre prime attività professionali?
I primi lavori sono stati per alcune trasmissioni tv, ma il mondo della televisione non mi attirava più di tanto. Pertanto rivolsi l’attenzione al settore delle ispezioni aeree trasformando il drone ( e le varie esperienze più cattive che buone in questa prima fase ) in una piattaforma aerea con possibilità di doppio comando.
Forse siamo stati tra i primi. Mi ricordo che per superare il problema della centralina, comprai una seconda naza e una seconda ricevente che venne dedicata alla gimbal. Nello stesso periodo il mercato vedeva spuntare i primi cloni ( tutti testati ) della dji sul grande mercato di Alibabà. Andiamo avanti fino al 2012 quando, dopo aver lavorato per centinaia di ore, cambiato qualche drone, e soprattutto capito le potenzialità del mercato, si decise di avviare l’apertura di Fabbrica Italiana Droni. Sin dalla sua nascita, quello che ci ha caratterizzato è stata la continua ricerca della modifica, del setup specifico per ogni tipo di attività.

Fino ad arrivare ai pomperi, giusto?
Sin dal 2012 abbiamo applicato il regolamento aeronautico per il mantenimento dei mezzi e la loro codifica. Questo ci ha portato nel 2013 alla prima importante commessa per conto del Corpo dei Vigili del Fuoco per il quale costruimmo il modello ESA-VVFF.
La particolarità di questo modello era la capacità di georeferenziare le immagini e di trasmettere in tempo reale la referenziazione della immagini sulla cartina.
Inoltre, avevamo abbandonato l’utilizzo di bullet camera per introdurre delle nuove ottiche sony.
Eravamo stati i primi a fornire un veivolo che sarebbe entrato nella flotta di stato senza conoscenze o favoritismi di sorta e questo mi fece ( a torto ) ben sperare nel futuro.

A torto?
Più si lavorava più emergeva la necessità di avere una sorta di regolamento che ci aiutasse a gestire alcune situazione nelle quali ci siamo trovati in sovrapposizione con altri operatori emergenti. Alcune volte abbiamo incrociato dei professionisti, altre volte dei millantatori che si credevano eredi del mai abbastanza rimpianto Francesco Baracca.

Eppure in un mercato nascente le opportunità non dovrebbero mancare
Il mercato italiano ha conosciuto nel 2013 un aumento dell’offerta e un abbassamento dei costi per i servizi che a mio avviso vanno a scapito della qualità.  Soprattutto per le aziende che vogliono e pretendono di lavorare in regola. In Italia abbiamo tanto da fare: una legge dello Stato impone ogni 2 anni i rilievi fotogrammetrici dei comuni, abbiamo i tetti in Eternit da monitorare ( e con i nostri strumenti siamo in grado di irorarne le superfici con il materiale sigillante ), ci sono i grandi parchi eolici nei quali abbiamo già lavorato come partner di una grande multinazionale e per la quale abbiamo preparato i protocolli operativi e i manuli per le operazioni specifici per il tipo di attività, senza contare gli infiniti ambiti di intervento in caso di calamità naturale.

E all’estero?
In Turchia abbiamo partecipato ad una missione scientifica e siamo stati i primi a volare sulla Basilica di Santa Sofia per effettuare dei rilevamenti con il drone del complesso. Ma un occhio deve essere sempre rivolto alla sicurezza: tanti lavori ( tra cui le riprese alla Torre dell’ Unicredit ad esempio ) li abbiamo semplicemente rifiutati perché a mio dire non vi erano i requisiti minimi di sicurezza. Spinti dalla necessità ( storia vecchia per gli italiani ) abbiamo aperto il nostro know-how a mercati del nord africa e oltre oceano riscuotendo immediatamente dei grandi successi. In Canada vicino a Vancouver abbiamo lavorato per il primo produttore al mondo di mirtilli creando un sistema in grado di rallentare l’arrivo degli stormi migratori che andavano a nutrirsi dei frutti maturi creando un danno superiore al milione di euro. Dopo il nostro intervento il raccolto è aumentato di quasi il 10%. In America nello Stato di Washington abbiamo lavorato per la mappatura e la predisposizione di 20 ettari di nuovi vigneti, ad Alba e Franciacorta ci siamo occupati del monitoraggio delle filiere già esistenti, a Ferrara analizzato i campi di grano per individuare lo spreco idrico e mappare il miglioramento per le future irrigazioni. Nel Sud della Francia ci siamo occupati del controllo delle mandrie di tori che parteciperanno alla corrida. Siamo stati tra i primi ad introdurre i nostri sistemi su produzione agricola di scala industriale e dove questo è avvenuto il risultato è stato immediatamente tangibile. Per l’attività legata al mondo della sicurezza che nel 2014 abbiamo avviato la procedura per la codifica NATO dei nostri prodotti e siamo fornitori della UE-Training mission in Somalia, oltre che consulenti per alcune multinazionali che lavorano a stretto contatto con i governi che si affacciano sul mar mediterraneo ( tra cui la Libia con la quale avevamo in corso un accordo di training che è saltato a causa delle note vicende geo politiche).

Passeri e droni, un connubio strano… ma non sono gli unici volatili con i quali avete lavorato, giusto?
Con dei falconieri di Vicenza abbiamo costruito un drone per l’addestramento dei falchi che aiuti a renderli più muscolosi, e risolva il problema dei palloni ad elio.

Come vedete la professione di pilota di droni?
In questa ultima parte dell’anno abbiamo concluso una partnership con una scuola di volo di Varese per il supporto all’attività didattica nella formazione e continuo aggiornamento dei nostri piloti, e dal 2015 saremo ospiti del Parco Scientifico di Lomazzo ( Como NeXT ) all’interno del quale trasferiremo i nostri laboratori di ricerca e sviluppo. Inoltre sarebbe opportuno l’inquadramento della figura del pilota di drone tra quelle del personale che opera per aria, e una sua specifica formazione con un riconoscimento dell’addestramento , perché non bisogna dimenticare la boccata di ossigeno che ha portato questo comparto alle scuole di volo, all’ ENAC e a tutto il comparto aeronautico in genere. Il nostro augurio e quello di poter lavorare in un comparto giovane, senza che si vengano a creare figli e figliastri, anche se in qualche momento il dubbio è stato forte.

Come vedete il futuro?
La nostra attività non si limita soltanto ai multi rotori o veivoli ad ala, ma anche alla produzione di droni terrestri e marini, e da un anno circa (con vicende alterne di fortuna ) abbiamo inserito i sistemi per proteggersi dai droni, che sarà uno dei problemi più sentiti via via che i droni diventeranno comuni. Siamo la prima azienda italiana,se non addirittura la prima europea, a disporre di una tecnologia che prevenga in maniera attiva e passiva l’intrusione abusiva di sistemi per la fotografia aerea. Questi sono sistemi che per loro natura non sono disponibili alla vendita del privato, ma che riscontrano grande interesse a coloro che sono chiamati ad operare in contesti di sicurezza. Nell’ottica di fornire una produzione di qualità e conforme ai dettami della legge, abbiamo omologato i nostri veivoli CE, perché spesso si dimentica che non basta usare componentistica CE, ma che il tutto necessità di un apposita omologa che deve essere rilasciata da appositi organi certificati.

Qualcuno si chiede perché facciamo questo: perché noi crediamo nella qualità e nella validità dei nostri prodotti, il cui valore intrinseco risiede nella garanzia che quando qualcosa andrà male l’utilizzatore avrà a disposizione tutti gli strumenti per potersi difendere ( a patto che abbia lavorato all’interno dei parametri previsti dalle regolamentazioni in materia ) nelle apposite sedi.

Abbiamo dei progetti su cui pende il brevetto, tra cui il nostro pulsante alla LOST ( la serie televisiva ) per assicurarsi che il drone non esca dalla buffer area. (il sistema funziona al contrario dei comuni sistemi di terminazione del volo: non bisogna premere un pulsante per abortire il volo, ma ogni tot minuti il radiocomando beeppa e se non viene premuto il pulsante il multicottero atterra autonomamente, nrd). Dal punto di vista finanziario il 2015 per noi ci vedrà impegnati in una partnership con uno dei principali fondi di investimento internazionali che ha deciso di venirci a trovare per valutare insieme le potenzialità del mercato europeo, da un punto di vista di costruzione invece stiamo preparando un team per la costruzione di un sistema UAV che superi i 150kg per il mercato civile europeo.

Cosa chiedereste all’ENAC?
Quello che ci auguriamo (e incrociamo le dita) è che l’ ENAC si decida a fare dei controlli per regolamentare un mercato che necessita di escludere coloro che operano in nero o che non rispettano le regole a cui noi operatori ci dobbiamo attenere. Una nostra proposta in tal senso sarebbe l’obbligo di inserire il codice di autorizzazione alla fine delle riprese aeree (che potrebbe contenere la sigla dell’operatore ad esempio) per certificare la regolarità dell’operatore, e una semplificazione per la gestione dei crash perché per com’e’ fatta adesso ci sta solo da pregare che non accada mai nulla.

Sbaglio o state pensando anche a qualcosa di molto, molto divertente?
Per gli appassionati di sport e di corse il 2015 si aprirà con una grande sorpresa: abbiamo fondato la federazione per le corse con i droni ( marchio registrato e tutte le scartoffie legali ottemperate) e stiamo preparando il primo torneo europeo ospitati da uno stato che ha fatto delle gare e della velocità una sua bandiera e che ci ha accolti a braccia aperte. Gli sponsor sono già trepidanti, e noi ci stiamo organizzando per offrire anche nel settore sportivo innovazione, qualità ed emozione. Vogliamo offrire un’esperienza di gara che si avvicini ad una battaglia di Guerre Stellari (la trilogia originale per intenderci quella dove Han sparò per primo) e una corsa di macchine radiocomandate. I concorrenti potranno farsi le peggio scorrettezze, con un solo obiettivo raggiungere per primi il traguardo!

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