Di Sergio Barlocchetti
Rilassatevi, se non vi chiamano è perché non hanno bisogno di voi. In caso contrario sanno perfettamente che ci siete e che non vedete l’ora di rendervi utili, gesto peraltro nobile. Però rode, a parecchi, che pochi, forse qualcuno, abbiano avuto la possibilità di volare durante l’emergenza covid-19. So che mi farò dei nemici (fosse la prima volta…), ma mi viene spontaneo chiedermi se costoro per il fatto di essere stati incaricati di pattugliare qualche angolo di città col loro dronetto si siano sentiti immuni al virus.
Nel caso destatevi, sicuramente avete contribuito al nascere di qualche notizia giornalistica acchiappa click, nulla più. Forse vi basta, forse no, ma sappiate che per quanto avete fatto il comparto unmanned italiano non ha affatto dimostrato qualcosa. Un’ora dopo quel click si ritorna nel brodo digitale della rete, nell’archivio degli indici di Google, buoni perché accanto si accenda il banner di un negozio online di accessori per aeromodellismo. Ma nessuna amministrazione pubblica correrà ad arruolare altri operatori per scovare adunate sediziose o stormi di runner che sfidano i provvedimenti governativi.
Invece c’è la certezza che proprio voi avete contribuito a aumentare il numero della gente in giro, non avete salvato chicchessia, avete al contrario nutrito il club di chi soffre di eccessivo protagonismo. Perché è più che evidente che i dronetti, in questa emergenza, o meglio in questa fase dell’emergenza, servano a poco o niente. Datemi retta, state a casa, usate il tempo per controllare i vostri mezzi e per fare l’attestato online, per studiare, per ideare qualcosa di nuovo che permetterà la ripresa, fosse anche una app per allacciarsi le scarpe.
Non è questione di trasportare provette, non di andare a spaventare da 45 metri di quota due persone che portano i cani al parchetto sotto casa e per questo si fermano a parlare. E’ invece questione di serietà, di non sputtanare oltre un settore già martoriato dai furbetti e dalla variabilità normativa che lo caratterizzato negli ultimi due anni.
Lasciate stare quanto avete visto su internet, di droni cinesi che irroravano disinfettante, perché lo hanno fatto anche con i mini carri armati ma non è servito a nulla se non a far cliccare, a far vedere che facevano qualcosa. Un quadricottero con due chili di carico utile trasporterebbe al massimo 2,2 litri di liquido, e non volerebbe abbastanza per disinfettare un vicolo del centro storico, figuriamoci viali e piazze.
Esistono flotte di aeroclub che si potrebbero usare per trasferire medici e materiali sanitari nell’ordine di 200-300 kg a volo, anche se c’è vento e se piove. Ma credete veramente di poter dare un fattivo contributo oppure vi illudete di non diventare parte del problema? Il protagonismo, l’esaltazione, la necessità di dimostrazione sono le caratteristiche del dilettante e non le prerogative del professionista.
Al mondo degli Apr non occorre continuare a dimostrare di poter fare eventualmente, serve la possibilità di sperimentare missioni via via più complesse, ma durante un’emergenza sperimentare significa aggiungere una variabile a un’altra variabile, correndo il rischio di fare una figura di palta oppure, nella migliore delle ipotesi, di mostrare tutti i limiti di un piccolo quadricottero.
Siamo seri, stiamo a casa. Prima lo capiamo, prima torniamo a svolazzare.
Mentre scrivo su Milano volteggia un AB412 della Guardia di Finanza. Sorvola i viali e si sofferma sui parchi cittadini. A bordo ci sono cinque persone, due piloti, un dirigente, un osservatore con tanto di gimbal stabilizzata e zoom mille, e un operatore radio, forse anche un imbucato all’italica maniera. Vola da quaranta minuti buoni e a parte il carburante e le indennità di volo gli altri costi ci sarebbero comunque, ma così c’è vantaggio che i piloti restano in esercizio. Tali mezzi li hanno l’Aeronautica, l’Esercito, la Polizia, i Carabinieri, le flotte regionali dell’Hems, gli operatori privati. Per seguire qualche scemo che si aggrega ci pare già abbastanza.