Il fail safe del Phantom è sufficiente per considerarlo inoffensivo?

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1383616_10202445466883799_1548071800_nIn collaborazione con Alpha Lima Aviation, OC riconosciuta ENAC, DronEzine offre ai soci il servizio Il Consulente ENAC risponde. Le risposte alle domande che riguardano i dubbi sull’applicazione del regolamento ENAC sono fornite da Paolo Omodei Zorini di AlphaLima, pilota di jet commerciali e istruttore di volo anche per SAPR. La domanda di oggi riguarda come comportarsi dopo aver frequentato la scuola di volo: quali altri adempimenti servono per poter lavorare con i droni?

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Nella nuova bozza di regolamento ENAC per le operazioni degli APR con peso inferiore ai 2 kg si parla di “caratteristiche di inoffensività”.
A vostro parere le proprietà “fail safe” del DJI Phantom 3 possono essere considerate sufficienti per poter definire detto APR inoffensivo?

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Risponde Paolo Omodei Zorini:
Non è facile prevedere come si evolverà la bozza a suo tempo pubblicata e pertanto ogni considerazione in merito risulta, rebus sic stantibus, di esclusiva competenza dell’Autorità Aeronautica.
In ogni caso, per quanto riguarda i criteri di inoffensività richiesti ai SAPR costituiti da APR di MTOM < 2kg è opportuno un discorso più particolareggiato: iniziamo con un po’ di etimologia perchè non bisogna mai sottovalutare l’importanza delle parole. In Latino il verbo offendere (tr. e intr., III coniugazione), specialmente nella sua forma passiva, ci ricorda come l'”offesa” non sia una mera questione morale: spesso è qualcosa di assimilabile ad un danneggiamento fisico.
 Questa è l’accezione del termine in campo antinfortunistico: i criteri di inoffensività vanno quindi ricercati mediante strategie e considerazioni operativo-progettuali tali da minimizzare le energie cinetiche all’impatto ed a massimizzare le superfici di contatto tra oggetto (drone) ed eventuali oggetti (o soggetti) estranei al fine di ridurre le pressioni scaturite dagli impulsi (impatti) ed i danneggiamenti o le lesioni risultanti.
In pratica un APR inoffensivo avrà basse masse, volerà in modo da avere, anche in caso di emergenza, basse energie cinetiche e sarà quindi costruito senza parti taglienti o potenzialmente pericolose, eventualmente in materiali capaci di assorbire gli urti.
Il semplice sistema di terminazione automatica a volte denominato in diversi modi (failsafe, return to home etc…) non costituisce quindi protezione alcuna da eventuali impatti e non si ritiene soluzione adeguata per esprimere apertis verbis l’inoffensività di un sistema.
 Ipotesi e progetti per APR inoffensivi sono di facile realizzazione: meno semplice però risulta il contenimento delle energie in caso di caduta o di perdita di controllo. Questa è una delle tante sfide da risolvere per poter far progredire, in sicurezza, il settore anche per quanto riguarda le operazioni in aree non remote.
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