Dronica, la startup che cura l’arte con i droni

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Da qualche mese è un luogo in cui arte, storia e ambiente si fondono, in un complesso in cui organizzare mostre, visite scolastiche e passeggiate verso Città Alta. Ma oggi il Monastero di Astino è diventato il luogo in cui convogliare giornalisti, imprese e amministratori locali per spiegare le potenzialità dei droni in ambito professionale.

All’interno di questo complesso cinquecentesco da poco ristrutturato, la startup bergamasca Dronica, nata in collaborazione con Patronato HUB e 035investimenti, ha portato avanti un progetto in cui gli Apr hanno mostrato le loro qualità in ambito fotogrammetrico (con le rilevazioni della strutture), agricolo (con la gestione dell’orto della biodiversità) e di ispezione di volte, tetti e vetrate.

monastero astino“Grazie alla concessione della Fondazione MIA – Misericordia Maggiore abbiamo potuto operare all’interno di questa struttura, mettendo in luce le potenzialità dei droni”, ha detto il cofondatore di Dronica Luca Rettore, che ha spiegato come da un gruppo di appassionati aeromodellisti, si sia arrivati a una realtà che vende prodotti, eroga servizi e somministra formazione. “Merito di una serie di professionalità che ci permette di portare avanti tutti e tre questi comparti, di cui la vendita di prodotti resta il nostro core business”, afferma Rettore.

Non è un caso, che all’ingresso della sala conferenze fossero posizionati i Sapr dell’azienda orobica, tra cui il Green Bat, un velivolo ad ala fissa che, per peso, materiali e caratteristiche di inoffensività, potrebbe essere certificato da Enac per le operazioni in area critica.

Bat Dronica“E’ il nostro pezzo forte”, conferma l’ingegnere Giacomo Parlanti, l’altro cofondatore di Dronica. “Grazie a questa macchina speriamo di avere l’opportunità di realizzare tutta una serie di lavori in città, con particolare attenzione alle ispezioni, al rilevamento fotogrammetrico e alla valorizzazione del patrimonio ambientale e paesaggistico”.

In origine il Green Bat era pensato per l’agricoltura, settore che però Parlanti ridimensiona. “In Italia siamo il fanalino di coda, anche perché gli agronomi non sembrano interessati ad avere dati in mano: visti i piccoli appezzamenti che gestiscono, pensano di poter fare da sé. Ed è un peccato”.

Ciò nonostante le applicazioni dei droni sono infinite, come hanno testimoniato il professore della Facoltà di ingegneria di Bergamo Alessio Cardaci e il fotografo Mario Donadoni.

Interessante il racconto di quest’ultimo, che usando i droni, prima ancora che uscisse il primo regolamento Enac, ha realizzato video indoor e outdoor delle ville storiche di Vaprio d’Adda e del Parco Adda Nord, impacchettandole in una app (addentrarsi) che presto sarà disponibile su google.store: “Il risultato è un prezioso materiale culturale che può rilanciare il turismo in questa parte un po’ trascurata tra le province di Bergamo e Milano”, conferma Donadoni. “Abbiamo portato l’occhio elettronico in ville, chiese e cappelle che erano chiuse al pubblico, abbiamo fotografato dall’alto le bellezze del parco e dei giardini. E di esperimenti simili sono stati fatti anche in occasione della riapertura della Villa Reale del parco di Monza, che ha al suo interno un tesoro segreto che merita di essere portato allo scoperto”.

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