Gianfrancesco Tiramani, segretario di RDN (Rescue Drone Network), la prima organizzazione italiana che utilizza droni per la Protezione Civile, lancia l’allarme: “Come tutti sappiamo, dal 31 dicembre cessa la validità del Regolamento ENAC per far posto alle regole comuni EASA. Ma si apre un pericoloso vuoto normativo, in quanto il Regolamento EASA non si applica ai droni di pubblica utilità, che dovrebbero essere normati a livello nazionale. Ma di questa regolamentazione non c’è traccia, anche nel maggio scorso lo stesso Ministero dei Trasporti, che ha la vigilanza su Enac, aveva chiesto a Enac di dettagliare le norme per i droni di pubblica utilità. Ma nulla è successo, e il calendario va agli sgoccioli. E non parliamo solo dei droni operati dai volontari di Protezione Civile, ma di tutto il sistema della Protezione Civile, quindi anche Polizia Locale, 118, Agenzie regionali eccetera, strutture che non dispongono di aeromobili di Stato: in pratica tutte le strutture nella parte destra dello schema sottostante, mentre quelli nella parte sinistra rientrano tra gli aeromobili di Stato”.
Quindi a Capodanno si apre un buco normativo notevole, che lo stesso Tiramani sintetizza così: “La Protezione Civile è chiamata dalla legge a rispondere alle emergenze, è un obbligo a cui non possiamo esimerci. Ma come possiamo volare, se non esiste un quadro normativo in cui svolgere la nostra attività? Anche volendo volare con le stesse regole di chi fa le riprese dei matrimoni, attività ovviamente degna della massima considerazione ma non di interesse pubblico, il regolamento europeo non si applica ai droni che fanno ricerca persone o lotta antincendio. Quindi come possiamo essere tranquilli a fare operazioni di pubblica utilità senza avere un quadro normativo chiaro?”
E quindi cosa succede dal 1 gennaio? Tutti a terra?
“Le strade sono solo due: o ENAC risponde alla richiesta ufficiale del MIT e prepara la normativa specifica per i droni di pubblica utilità, come è suo preciso dovere – chiosa il segretario – oppure dovremo continuare a volare con i droni che abbiamo registrati come aeromobili di Stato: RDN ne ha 151, ma non tutte le organizzazioni dispongono di questo riconoscimento, che dovrebbe essere reso automatico per tutti SAPR che le autorità coinvolgono in operazioni di ricerca e soccorso e antincendio: vorrei ricordare che ogni 6 mesi in Italia si ricercano ben 7 mila cittadini dispersi, tanto per dare un’idea dell’attività di protezione civile”.
Secondo la vostra esperienza, quali dovrebbero essere le possibilità aggiuntive dei droni di pubblica utilità rispetto alle normali operazioni in scenario standard?
“Le nostre proposte, che sono da mesi in mano a ENAC – prosegue Gianfrancesco Tiramani – per interessamento dell’allora vice direttore generale Alessandro Cardi, sono sintetizzate in quello che avrebbe dovuto essere lo Scenario Standard S08, specifico per i droni di pubblica utilità.
I punti qualificanti sono essenzialmente due:
● uno, poter sorvolare le persone destinatarie degli interventi ( e viene quasi da ridere a parlarne, tanto è ovvio) e
● due, poter fare facilmente FPV, garantendo la sicurezza anche tramite osservatori a terra.
La cosa più importante comunque è che il riconoscimento dello scenario specifico sia automatico, una volta che il drone viene inserito in una operazione di pubblica utilità dell’autorità competente, non si può pensare di chiedere autorizzazioni preventive per emergenze che per loro natura non danno alcun preavviso”.





