Procede spedita l’inclusione anche formale dei droni nello spazio aereo europeo, senza dimenticare che questa operazione deve necessariamente contenere anche tutti quei provvedimenti e quei consigli su come procedere nei casi in cui i droni non dovrebbero esserci ma potrebbero comparire, come ad esempio sopra gli aeroporti o nei loro pressi. È in quest’ottica che EASA nei giorni scorsi ha rilasciato le linee guida per la gestione degli incidenti coi droni negli aeroporti.
Come afferma il direttore esecutivo EASA Patrick Ky, il documento, intitolato “Drone incident management at aerodromes“, mira ad “Offrire una guida e consigli sulle migliori pratiche per aiutare gli operatori a prepararsi a questo tipo di incidenti e adottare le soluzioni corrette quando questi si verificano, così come anche a ridurre al minimo l’entità dell’interruzione garantendo nel contempo che le operazioni di trasporto aereo rimangano sicure“.
Le raccomandazioni sono rivolte a tutti gli aeroporti che rientrano nel campo di applicazione del sistema aereo europeo (al momento oltre 500 entità), operatori aerei e di controllo del traffico aereo. In sostanza, le linee guida EASA vogliono essere un riferimento user-friendly adatto anche ai piccoli aerodromi, che in diversi casi non possiedono le risorse per sviluppare i sistemi avanzati di riconoscimento droni che da qualche tempo vengono testati ed utilizzati da alcuni grandi aeroporti.
Il problema dei droni che volano nei pressi degli aeroporti è tutt’altro che marginale, se si pensa che, sebbene gli incidenti veri e propri siano stati per fortuna molto pochi, anche solo l’avvistamento di un drone all’interno può essere sufficiente a determinare la sospensione delle attività aeroportuali, con enormi perdite che, nei dieci scali europei più trafficati, vanno dai 325 mila ai 514 mila euro per ogni mezz’ora in cui le piste restano chiuse.
Il caso più eclatante degli ultimi anni è stato quello che nel 2018, sotto Natale, coinvolse l’aeroporto inglese di Gatwick, con un danno complessivo stimato di 64 milioni di euro tra ritardi e cancellazioni, anche se poi i presunti droni non sono nemmeno mai stati trovati. Un caso estremo ma non isolato, visto che negli anni problemi simili hanno coinvolto anche molti altri aeroporti europei (Madrid e Francoforte per citarne alcuni), sulla scia di un trend che, alla luce della costante diffusione dei droni, ha continuato a crescere.
Negli anni, infatti, gli “avvistamenti”, dei droni negli aeroporti, ossia gli eventi collegati alla sicurezza che direttamente o indirettamente hanno o avrebbero potuto mettere in pericolo degli aerei, i loro passeggeri o qualunque altra persona coinvolta, sono aumentate a ritmo sostenuto, quadruplicandosi dal 2015 al 2019 salvo diminuire eccezionalmente nel 2020, in concomitanza con la pandemia che ha ridotto drasticamente il traffico aereo e di conseguenza anche gli avvistamenti.

Il documento è diviso in 3 parti, di cui la prima è visibile a tutti direttamente su questa pagina del sito EASA, mentre le altre due parti, che trattano anche procedimenti operativi, sono riservate espressamente alle entità coinvolte nella gestione di questo genere di incidenti.




