DRONI: ENAC pubblica un manuale per i buffer delle operazioni critiche e a sorpresa torna il cavo di vincolo

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Enac ha pubblicato un chiaro manualetto in pdf per il calcolo del buffer e del cavo di vincolo per le operazioni specializzate critiche.

Ricordiamo che per i SAPR impegnati in operazioni critiche, in sostanza quando si vola sulla gente, (SAPR, quindi droni che lavorano, non aeroodelli, sia ben chiaro) è obbligatorio calcolare un aera di buffer, quindi un’area di sicurezza dove far cadere il drone attraverso un terminatore, che è un pulsante di estrema emergenza che quando tutto fallisce viene premuto dal pilota o da un suo assistente per fare cadere la macchina fuori controllo lì dove si trova. Per legge, il terminatore deve funzionare su una frequenza diversa da quella del radiocomando principale, in modo che se è la radio ad andare in panne, almeno il terminatore funziona di sicuro.

Cavo di vincolo: perché no?

Volendo si può anche sostituire il terminatore digitale con un buon vecchio cavo di vincolo, che tiene il drone al guinzaglio ed evita che possa andare a far danni chissà dove. Una soluzione che fa storcere il naso a molti, ma ha tre pregi notevoli: è pratico, è sicuro, costa molto poco. Ma è poco usato ed è anche uscito dal regolamento di luglio, che non ne fa più cenno.

Se l’area di buffer è calcolata con criterio, il drone dopo il colpo di terminatore o l’intervento del cavo cade in una zona dove per definizione non ci sono persone estranee alle operazioni, e soprattutto non può andare a spasso nel cielo per far danni a caso dove non dovrebbe.

Il problema è proprio che l’area sia calcolata con criterio, quindi ENAC entra nei dettagli di come deve essere fatto il calcolo, in base alla massa della macchina, alla quota operativa dell’APR, alla velocità del vento e a quella massima della macchina (che deve essere riportata sul manuale delle operazioni e nell’analisi del rischio).

Il risultato sono tabelle di facile lettura, per le quali rimandiamo al documento ufficiale di ENAC. Che appunto entra anche nel merito di come deve essere fatto e ancorato il cavo di vincolo; curiosamente, se si opta per il cavo si dovrà assicurare un’area di buffer minima di 5 metri, per la dispersione eventuale dei detriti, mentre nulla è specificato per chi usa il terminatore: forse che ENAC pensa che il colpo sul pulsante disintegri all’istante la macchina senza disperdere altro che una nuvola di farfalle colorate?

Vento massimo o velocità al suolo?

Altra criticità che salta subito all’occhio è che non è chiaro il discorso del vento massimo ammesso: se un drone regge, poniamo, fino a a 11 m/s lo si deve inserire nel calcolo anche se non c’è vento? Avremmo preferito che nel calcolo suggerito ENAC indicasse non la velocità massima possibile del vento ma la velocità massima operativa rispetto al suolo, tenuta sotto controllo dalla telemetria, pianificata per la specifica missione/sessione di voli. L’impressione comunque è che sia solo una nota esplicativa senza valore giuridico.

Tutto ciò, lo ricordiamo, riguarda le operazioni specializzate critiche: quindi non è richiesto per i SAPR sotto i 3 etti e per i (futuri) SAPR inoffensivi sotto i due chili, per loro tutte le operazioni sono non critiche, in ogni scenario, città inclusa. Quindi per i micro non è obbligatorio cavo o terminatore, ma è sempre una bella sicurezza in più e andrebbe a nostro parere attentamente valutata.

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