Robert Young: “Il problema non è integrare i droni nello spazio aereo degli aerei, è integrare gli aerei in quello dei droni”

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Robert Young, CEO di PrecisionHawk

Interessante provocazione di Robert Young, ceo di PrecisionHawk, nel corso della prima riunione del DAC (che sarebbe il Drone Advisorey Comittee, il comitato della FAA, l’ENAC americana, che si occupa appunto di droni) il 16 settembre scorso: “Ormai viviamo nel mondo dei robot volanti” ha detto. “La FAA già si prepara a milioni di droni che entreranno nello spazio aereo nei prossimi anni. il problema non sarà integrare i droni nello spazio aereo degli aeroplani, ma come possiamo integrare lo spazio aereo nazionale in quello dei robot volanti. Avete considerato la questione sotto questo punto di vista?” ha chiesto all’attonita platea del meeting inaugurale del DAC a Washington.

I lavori del DAC

I lavori del DAC

L’idea stessa che il problema possa essere rovesciato, e che il cielo nel prossimo futuro sarà innanzitutto dei droni e in seconda battuta degli aeroplani, ha fatto storcere il naso a molti delegati, ma la posizione di Young è supportata dai numeri, e ha trovato una inaspettata sponda proprio nella FAA: Earl Lawrence, direttore dell’Ufficio Integrazione dei droni nello spazio aereo della FAA, ha detto che il numero di nuove registrazioni depositate per attività ricreative e commerciali di piccoli droni è stata senza precedenti nell’esperienza dell’Agenzia. In nove mesi di registrazioni obbligatorie,  sono oltre mezzo milione (per la precisione 550,748) gli aeromodellisti e hobbysti registrati, un numero più che doppio rispetto ai  260.165 aeromobili con equipaggio registrati in tutti gli Stati Uniti.

Il regolamento americano per l’uso dei droni commerciali (l’equivalente dei nostri SAPR) ha solo tre settimane di vita, ma già 13.710 hanno cominciato le scuole per pilotaggio a distanza e 5.080 hanno superato il test che certifica le necessarie conoscenze aeronautiche. Al ritmo in cui gli attestati vengono rilasciati, la FAA prevede che il numero di certificati supererà ogni revisione e a fine anno si assesterà su 16 mila piloti, con una proiezione che vede la flotta di droni commerciali negli USA in una forbice tra 33.000 e 617.000 unità. una marea montante che secondo la FAA porterà il numero di piloti di droni certificati verso 1,3 milioni entro il 2020.
“I piloti di droni saranno molto più numerosi di quelli dell’aviazione tradizionale“, ha ammesso Lawrence. “Una comunità è molto più grande e più diversificata. La cosa veramente unica è l’enorme volume delle operazioni e il loro carattere spesso individuale piuttosto che aziendale”. Anche perché il 90% di questi piloti di droni erano già piloti di aeroplano, visto che fino alla rivoluzione dell’agosto scorso solo chi aveva un brevetto di pilotaggio poteva pilotare droni commerciali negli USA. Ora l porte si sono aperte a tutti basta la scuola di volo per droni, come in Italia, e quindi sono molti, molti di più i nuovi piloti remoti che entrano nel mondo del lavoro aereo. “E’ quasi come se ogni persona avesse improvvisamente accesso a un aereo” ha detto Brad Hayden, di Robotic Skyes commentando l’enorme esplosione di aziende grand, piccole e anche unipersonali che stanno attrezzandosi per integrare i droni nel loro business. “Il nostro dovere sarà aiutare le persone a sviluppare la potenza dell’aviazione personale nel loro lavoro”.

 

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