Droni per ispezioni di navi e monitoraggio del porto di Rotterdam

Quello di Rotterdam è uno dei porti più trafficati del mondo, ma anche uno dei più moderni, e proprio per questo ha scelto di scommettere sui droni già da diverso tempo. Due anni fa, ad esempio, ne parlammo perché l’Autorità del porto fu la prima in Europa a testare i droni per la consegna di pacchi a bordo di una nave da carico, offrendo informazioni utili e spunti di riflessione su come i droni potessero migliorare l’efficienza nelle operazioni di gestione dei carichi all’interno dell’area portuale.

E il porto di Rotterdam continua su questa strada, confermandosi all’avanguardia nella considerazione dei droni anche per altre attività che si svolgono all’interno dell’area del porto. Notizia di questi giorni, infatti, è che nei prossimi mesi avrà luogo anche una serie di test che coinvolgeranno i droni nelle operazioni di ispezione e monitoraggio. In particolare, questa sperimentazione avrà lo scopo di supportare gli ispettori e i comandanti delle spedizioni nel loro lavoro, e i droni si occuperanno di ispezioni di navigazione marittima e interna da parte della Capitaneria di porto in materia di bunkeraggio, inquinamento idrico, trasferimento nave-nave, zonazione per sostanze pericolose, trasferimento terra-nave, inquinamento atmosferico (fumo o fuliggine) e riparazioni a bordo delle navi.

I droni che verranno impiegati sono del modello Aera 3, prodotto dall’azienda olandese Avy, un velivolo ibrido ala fissa-VTOL che sfiora i 20 kg di peso e ha dimensioni di 150 x 240 x 30 cm (L x W x H). Può trasportare un payload massimo di 3kg e viaggiare a una velocità di crociera di 90km/h, se a pieno carico con un’autonomia di volo di circa 1 ora e un raggio massimo di 80 km.

drone ibrido ala fissa evtol aera avy

Secondo l’Autorità portuale saranno sufficienti 2 o 3 droni per coprire comodamente l’intera area destinata ai test. I droni decolleranno autonomamente da una docking station situata nel porto e, nell’area della sperimentazione, condivideranno lo spazio aereo con gli elicotteri (ferma restando la precedenza assoluta di questi ultimi specie nelle missioni di ricerca e soccorso), una sfida delicata che richiederà precise regole di gestione.

I principali impieghi dei droni citati dall’Autorità portuale di Rotterdam sono il monitoraggio delle attività portuali, ad esempio se il drone dovesse scoprire un serbatoio col tappo rimasto aperto, ciò potrebbe indicare un degassamento illegale da parte della nave e il velivolo potrebbe seguire l’imbarcazione per assicurarsi che stia seguendo la normativa, ma anche il monitoraggio in caso di incidente, in cui il drone raggiungerebbe l’area in pochissimo tempo offrendo un controllo in tempo reale sulle operazioni di intervento.

Parlando dell’utilità dei droni nei porti, non dimentichiamo che, se equipaggiati con payload specifici, potrebbero anche essere utilizzati per:

  • controllare le emissioni delle navi in transito, come ha scelto di fare l’EMSA nel mar Baltico (qui l’articolo)
  • monitorare la presenza in acqua di detriti pericolosi per la sicurezza o l’efficienza delle imbarcazioni
  • ispezione di infrastrutture (ad esempio gru)
  • controllo perdite di petrolio

e altre applicazioni, senza dimenticare l’ormai consolidato contributo nel campo della sorveglianza.

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