I motori Rotax rubati finiscono nei droni iraniani che devastano l’Ucraina?

Imbarazzo per il notissimo (nell’ambiente aeronautico) produttore austriaco di motori per droni e ultraleggeri: una serie di furti in tutta Europa, Italia compresa, potrebbe rifornire l’Iran e di conseguenza la Federazione Russa dei preziosissimi motori montati sui droni da guerra

Con 90 milioni di ore volate, la flotta di motori a 4 tempi Rotax è la più grande del mondo per gli ultraleggeri. Il “guaio” è che i motori austriaci sono perfetti anche per i droni da guerra, per esempio equipaggiano anche i droni americani Predator, più precisamente con il modello Rotax 914 da 85 cavalli che per altro è anche uno dei motori più usati per le motoslitte.  E sì, anche per i droni israeliani Heron.

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Il drone americano Predator, equipaggiato con motore Rotax

 

Il sospetto che i droni iraniani  Mohajer 6 fossero propulsi dai Rotax, in barba alle sanzioni, è stato confermato dall’esame del relitto di un esemplare precipitato in mare a Odessa, che era equipaggiato da un Rotax 912.

 

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Il drone iraniano recuperato a Odessa equipaggiato con un motore Rotax

 

Come ci è finito un motore austriaco su un drone degli Ayatollah? Naturalmente Rotax nega di averglielo venduto, e ha anche aperto una indagine interna per far luce sull’imbarazzante reperto. Ma è possibile che i motori siano arrivati a Teheran (o a Mosca) tramite una ben organizzata rete di ladri su commissione, che si intrufolano negli hangar, segano il castello motore e portano via il prezioso carico, nonostante il peso non indifferente (per il Rotax 912 parliamo di 55 chili, non proibitivo ma comunque poco maneggevole). Ne sanno qualcosa i 27 proprietari italiani che si sono visti soffiare il prezioso propulsore direttamente dall’hangar, ma l’epidemia di furti è globale: si parla di almeno 130 motori rubati, per lo più in Europa, e il triste record spetta al Regno Unito con 36 motori spariti.

Numeri notevoli per una comunità tutto sommato piccola come quella del volo da diporto sportivo. Il Rotax è un oggetto costoso (circa 40 mila euro) e anche per motivi di certificazione della manutenzione ogni esemplare è tracciato; rubare per uso personale un motore aeronautico è complicato, senza contare che recentemente Rotax ha potenziato il suo sistema di registrazione dei motori. Ma anche se Il fenomeno dei furti non è certo nuovo, i recenti eventi hanno fatto suonare un campanello d’allarme nei Servizi inglesi: secondo quanto riferisce la British Microlight Aircraft Association (BMAA), per indagare sui furti dei motori sarebbe partita una operazione segreta, denominata Opal, a cura di una task force britannica focalizzata sul contrasto al crimine organizzato.

 

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Rotax 912 montato su un aereo

 

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Un aereo a cui è stato sottratto il motore. Il furto è avvenuto in Inghilterra parecchi anni prima della guerra in Ucraina, a dimostrazione che il fenomeno non è strettamente legato agli eventi bellici
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