Sardegna: spunta l’ipotesi Droni contro le cavallette nell’entroterra

È da anni che l’entroterra sardo è costretto a fare i conti con l’emergenza cavallette (o più precisamente locuste del genere Dociostaurus maroccanus) che danneggiano i raccolti nelle aree tra la provincia di Nuoro e quella di Oristano, per un totale di almeno 18 mila ettari maggiormente colpiti (ma l’area di crisi ha un’estensione che ammonta a circa il doppio di questo valore). Come riporta il sito linkoristano.it, i sindaci dei paesi colpiti da questa vera e propria piaga si sono già rivolti lo scorso novembre al Ministero dell’Interno, auspicando anche il supporto dell’esercito, ma all’epoca la risposta fu che non c’era la dotazione organica per un intervento diretto contro le cavallette.

Più di recente si è allora fatta largo l’ipotesi di un intervento di contrasto mirato e tecnologico, utilizzando i droni sia per il monitoraggio delle aree a rischio allo scopo di avvistare precocemente la comparsa delle neanidi, sia per le successive operazioni di disinfestazione. Certamente i droni hanno già ampiamente dimostrato la loro efficacia in compiti del genere, e in questo caso potrebbero rivelarsi mezzi ancora più appropriati per via della loro capacità di coprire e controllare ampie porzioni di territorio a costi molto più contenuti rispetto alle tecniche di individuazione tradizionali e in tempi molto più brevi, un aspetto che può diventare davvero determinante, visto che il periodo della comparsa delle neanidi è indicativamente tra la fine di marzo e l’inizio di aprile e perciò il tempo stringe.

Per questo motivo “In questa fase è centrale sapere a che punto sia la macchina organizzativa”, spiega Salvatore Pes, sindaco di Sedilo, che insieme ai sindaci degli altri paesi sotto emergenza si confronterà presto con l’assessora regionale dell’Agricoltura, Valeria Satta, nella speranza di ricevere aggiornamenti incoraggianti sulla questione.

E nella speranza di riuscire alla fine a ottenere l’aiuto dell’esercito, con i militari che secondo Pes “Potrebbero essere un importante supporto per gli avvistamenti in un’area molto estesa”, Sedilo punterà anche sulla collaborazione del gruppo comunale di Protezione civile. “Gli operatori che saranno impegnati nel monitoraggio avranno con loro un telefonino. Individuate le neanidi, dovranno scattare una foto e caricarla su un’app messa a punto da Laore già lo scorso anno. Insieme all’immagine saranno caricate in automatico anche le coordinate del punto di rilevazione, che permetteranno poi di intervenire in modo preciso con la disinfestazione”, ha spiegato il sindaco.

Le operazioni di disinfestazione poggeranno – come sempre – soprattutto sui mezzi meccanici, ma il contributo complementare dei droni dall’alto potrebbe davvero fare la differenza. Pes ha infatti detto che “Sarebbe fondamentale sfruttare una risorsa così in questa fase, perché permettono di coprire in una giornata un’area venti volte superiore rispetto ai mezzi meccanici. Inoltre, possono essere utilizzati anche la notte, quando il prodotto per il trattamento è più efficace, perché le temperature sono più basse. I droni vengono già impiegati in agricoltura, ad esempio nelle vigne. In una prima fase si potrebbe procedere con qualche prova”.

Immagine di copertina: Anacridium aegyptium (locusta egiziana), parente della Dociostaurus maroccanus che minaccia i raccolti in Sardegna. (Foto di Siala da Pixabay)